19/09/2021

In Friuli Venezia Giulia la maggioranza degli elettori recatisi alle urne ha espresso voto favorevole al quesito riguardante il referendum costituzionale sul taglio dei
parlamentari. Secondo i dati forniti dal Viminale, il sì ha infatti ottenuto il 59,57 per cento delle preferenze (pari a 281mila 042 voti) mentre il no si è fermato a quota 40,43 per
cento (pari a 190mila 743 voti). Questi i dati in ogni singola area della regione: ex Provincia di Trieste: sì 53,94 per cento (43mila 148 voti), no 46,06 per cento (36mila 847 voti); ex Provincia di Udine: sì 59,49 per cento (126mila 459 voti), no 40,51 per cento (86mila 102 voti); ex Provincia di Pordenone: sì 62,48 per cento (77mila 941 voti), no 37,52 per cento (46mila 799 voti); ex provincia di Gorizia: sì 61,47 per cento (33mila 494 voti), no 38,53 per cento (20mila 995 voti).

di Gianfranco Biondi
Il referendum conferma il taglio di deputati e senatori, battaglia intrapresa dal Movimento 5 stelle della prima ora. Sarà il futuro a svelarci gli effetti di questa svolta che, se vista solamente dal punto di vista economico, ha rappresentanto ben poca cosa di risparmio quanto piuttosto una facile quanto efficace ma sterile cavalcata per la raccolta del consenso, basata soprattutto sullo sputtanamento della politica, sull’accusa di troppa spesa per i troppi politici, senza fermarsi troppo a riflettere sui eventuali danni collaterali per la rappresentatività democratica. La riduzione dei parlamentari, come anche quella, perché no, auspicabile di sindaci, presidenti di regioni e province deve essere inversamente proporzionale all’aumento della preparazione e dello spirito di servizio di coloro che accettano di condurre la cosa pubblica, di fare politica e di far funzionare le istituzioni. Cosa che oggi non è assolutamente. L’unica motivazione valida che può giustificare la riduzione dei politici è quella mediamente scarsa qualità che siamo costretti a subire tra i banchi degli emicicli, veicolata e legittimata dal voto. Il che ci fa dire…meglio pochi ma buoni che tanti, costosi ed inetti. Ma a battaglia vinta, cosa vi fa pensare che ci sia un cambio di rotta nella qualità dei politici? e non sono ridicoli quelli che, ora che la riduzione è stata operata, affermano che una nuova legge elettorale dovrà compensare il taglio, garantendo meglio la rappresentatività dei territori? piuttosto, il taglio porterà a cercare di mantenersi la poltrona a tutti i costi, sottoponendo la popolazione ad una continua campagna elettorale, ad un vacuo tormento da parte di una classe politica improvvisata che non alcuna intenzione di cedere potere e soldi o di sacrificarsi per lasciar spazio ad una nuovo corso che parta da preparazione ed onestà intellettuale.

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