Alzato il sipario sull’esposizione “Pittori del Settecento tra Venezia e Impero. Arte attraverso i territori del Friuli Venezia Giulia”, grazie a 130 tra opere e documenti, la mostra che ripercorre la produzione artistica che ha caratterizzato il nostro territorio nel ‘700. Realizzata dai Musei Civici di Udine in collaborazione con i Musei Provinciali di Gorizia, sarà aperta al pubblico nelle sale del Castello sino al 7 di aprile 2024 e a partire dal 14 dicembre sarà visitabile anche a Palazzo Attems Petzenstein, relativamente all’area isontina.
La cultura è più forte di qualsiasi divisione amministrativa o statale, ha commentato l’Assessore alla Cultura e Istruzione Federico Pirone. Con questa mostra, oltre a fare il punto sul periodo del ‘700 tra la realtà patriarcale di Venezia e la realtà asburgica, vogliamo ribadire come la cultura sia più forte delle contingenze della storia e rappresenti il seme di innumerevoli iniziative sociali e civili che abbattono i confini, in un mondo che invece li ristabilisce, rimarcando le differenze. Un messaggio di grande attualità: la bellezza del nostro paese e dell’Europa insiste nella contaminazione delle differenze.
Il Friuli Venezia Giulia era territorio di confine ma anche di passaggio, contaminazioni, osmosi, incontri, perché attraversato dalla direttrice Vienna-Venezia, le capitali delle due grandi potenze europee che dominavano sulla regione e sulle città di Udine e Gorizia, ovvero l’impero Asburgico e la Serenissima Repubblica di Venezia.
Le ricerche in ambito artistico degli ultimi 30 anni hanno fatto emergere nuove pagine di quello che è stato definito “il secolo Veneziano” di Udine, con opere mai esposte al pubblico in una narrazione dedicata che finalmente le vedrà protagoniste, a testimonianza della vivacità in ambito artistico e della frequenza con cui le persone, in particolar modo gli artisti con le proprie idee e opere, si spostavano lungo la linea che univa le due capitali, lasciando la propria impronta artistica, divenuta poi eredità culturale, a Udine e nei dintorni.

Le 130 opere in due sedi vanno viste come un’unica mostra, ha spiegato Vania Gransinigh dei Civici Musei. Il filo rosso che lega le opere esposte è quello della committenza ecclesiastica e legata al patriarcato di Aquileia per Udine e legata più alla corte della Contea di Gorizia per l’Isontino. I rapporti tra gli artisti erano continuativi e lo dimostrano le opere di Gaspare Diziani, Francesco Fontebasso, Nicola Grassi e soprattutto Gianbattista e Giandomenico Tiepolo”.
Molte delle opere in mostra, infatti, provengono dalle chiese parrocchiali delle province di Udine, Pordenone e Gorizia e per la prima volta sarà possibile vederle affiancate, in una narrazione che ne favorisce senza dubbio una lettura comparativa e d’insieme. Oltre alla committenza religiosa si farà particolare riferimento alle iniziative promosse dalla famiglia Savorgnan, che la storia vuole tradizionalmente legata alla Repubblica di San Marco e al suo stile architettonico, estremamente riconoscibile tra le vie del centro storico Udinese.

Particolare attenzione anche alla storia della famiglia de Pace, caso paradigmatico nel contesto che si è qui tratteggiato. Conti dell’Impero, legati sia al contesto goriziano che a quello udinese per la residenza dei due diversi rami della famiglia, i de Pace possedevano una villa nella località di Tapogliano in territorio asburgico che abbellirono di ricchi ornamenti e di una interessante collezione di dipinti, cui appartengono anche numerosi ritratti presentati in mostra. Si tratta di opere che testimoniano, nel loro complesso, i molteplici riferimenti figurativi che i loro committenti ebbero ben presenti nel momento in cui interpellarono i pittori a cui affidare la resa delle effigi familiari.

















