19/04/2024

Una bella notizia avremmo potuto leggere sul giornale. Il WWF, un club velico e un gruppo di cittadini avevano adottato un albero che era parte della memoria collettiva. Il WWF aveva offerto un progetto per la realizzazione del tutore, i costi di realizzazione sarebbero stati sostenuti dai cittadini e Il Pino storto, ovvero il Pino d’Aleppo di Barcola si sarebbe  salvato. Ancora per alcuni anni, forse per un decennio o anche di più, quell’albero avrebbe potuto continuare a impreziosire un angolo della città.

Questa era la soluzione che si stava profilando , dopo una serena riunione tra l’assessore Elisa Lodi, i dirigenti del Comune di Trieste e il presidente del WWF, Alessandro Giadrossi. A loro era corso in aiuto il presidente della Barcola Grignano, Mitja Gialuz, che si era subito offerto a raccogliere la somma per realizzare un bel supporto per ancorare l’albero al suolo.

L’albero, invece,  è stato tagliato, in fretta e furia, per decisione del Sindaco, Roberto Di Piazza, dopo un suo sopralluogo. Irremovibile, non ha voluto prendere in considerazione gli appelli a una riflessione per un confronto volto a consentire una meditata decisione.

Una decisione incomprensibile del primo cittadino che dobbiamo censurare. Non ci si venga a dire che c’erano ragioni di pubblica sicurezza o urgenza tali da non poter procrastinare l’abbattimento del bell’albero. Nella peggiore delle ipotesi sarebbe caduto su una aiuola e un semplice transennamento o il sacrificio di un parcheggio avrebbero consentito, per un breve periodo, di evitare anche eventuali danni materiali.

Peccato, sarebbe stato un bell’esempio di gestione partecipata del verde pubblico, una dimostrazione ai cittadini come alla fobia dell’albero killer si possa porre rimedio con soluzioni tecniche moderne che non siano quelle del sacrificio di alberature storiche.

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