11/06/2024

La Pneumologia di Trieste, diretta dal prof. Marco Confalonieri, presenterà a Esof 2020  sabato 5 settembre uno studio multicentrico sul trattamento con Metilprednisolone a  basso dosaggio prolungato in pazienti con polmonite COVID-19 grave. Il protocollo di  trattamento è stato ideato e attuato dalla struttura di ASUGI, con la partecipazione di 14  studi italiani e seguito successivamente dallo studio britannico del Recovery Trial sul  cortisone che ha coinvolto 176 ospedali del Regno Unito, confermandone la validità.

“Questo studio dimostra che si può fare un lavoro di squadra rispondendo a una  emergenza nazionale con un approccio scientifico appropriato. Ringrazio tutto il team  che ha consentito di gestire al meglio i nostri pazienti. Con questo protocollo abbiamo  potuto aiutarli tempestivamente e efficacemente” ha dichiarato il Vicepresidente della  Regione Friuli Venezia Giulia Riccardo Riccardi.

Alla polmonite da COVID-19, che porta all’insufficienza respiratoria acuta con necessità  di ventilazione meccanica invasiva, è associata una significativa morbilità e mortalità a  causa di una grave infiammazione sistemica. Il protocollo di trattamento precoce e  prolungato con cortisonico a dosi fisiologiche può accelerare la risoluzione della  malattia, diminuendo la necessità di ricovero in terapia intensiva e mortalità.

Si è osservato che il trattamento è stato associato a un rischio di morte  significativamente inferiore (71%) ed è diminuita la dipendenza dal ventilatore. Il  grande studio randomizzato del Regno Unito Recovery ha confermato questi risultati.  

L’Italia è stato il primo Paese europeo travolto dalla pandemia SARS-CoV-2 a subire un  carico difficile da sostenere per il sistema sanitario. L’impatto iniziale maggiore è stato  sulle unità di terapia intensiva, poiché il 16% dei casi ospedalizzati è stato ricoverato in  terapia intensiva con grave insufficienza respiratoria e la necessità di ventilazione  meccanica protratta per settimane con alto tasso di mortalità. Lo schema di intervento  triestino, utilizzato anche nel resto della regione, ha frapposto tra i reparti infettivi e la  rianimazione le unità pneumologiche che hanno fatto da cuscinetto nei casi di polmonite  grave.

Durante questa emergenza globale senza precedenti, anche i paesi con sistemi sanitari  avanzati raggiungono rapidamente la saturazione delle terapie intensive e gli  intensivisti si sono trovati costretti a prendere decisioni etiche difficili che sono  estremamente rare al di fuori delle zone di guerra. Qualsiasi intervento diretto a  diminuire la dipendenza dai ventilatori e la mortalità nei pazienti COVID-19 è un  imperativo etico e ha un significativo impatto globale sulla salute pubblica.

Negli ultimi decenni, l’Italia ha costruito una rete diffusa di strutture pneumologiche per  la respirazione assistita che trattano anche pazienti con insufficienza respiratoria grave  da polmonite, con un monitoraggio continuo e ventilazione non invasiva. Durante la  pandemia, queste strutture sono state fondamentali nel ridurre il trasferimento in  terapia intensiva per i pazienti con progressione della malattia che richiedono  intubazione endotracheale.

Lo studio coordinato da ASUGI è stato accettato per pubblicazione sulla rivista della  Società Americana di Infettivologia.

Il prof. Confalonieri afferma che “questo protocollo ha cambiato il corso degli eventi in  molti ospedali italiani. In una eventuale recrudescenza del virus sarà però importante  anche il rapporto con i medici di medicina generale e la telemedicina connessa  all’ospedale per le persone fragili.”

Share Button

Comments are closed.