01/10/2022

Presentare il proprio libro, davanti a una platea gremita, è sempre un gande piacere per gli autori. Quando però il pulpito è quello dell’aula magna di un istituto scolastico superiore, le cose cambiano notevolmente giacché di fronte hai una marea di minorenni.

Trattare con i giovani certi argomenti non è facile, soprattutto nell’ambito delle istituzioni scolastiche. Tutto è accomunato alle lezioni, mentre l’altro giorno a Codroipo, la presentazione del libro “Il partigiano Franco – ribelle per amore” con l’autrice, la giornalista del Corriere della Sera Anna Maria Catano, con il rappresentante dell’A.N.P.I. di Udine Adriano Bertolini, la Professoressa Maddalena Venzo, dirigente scolastica dell’I.I.S. “ J.Linussio ”, moderatrice Silvia Iacuzzi, giornalista e ricercatore del dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università di Udine, è stata una piacevole sorpresa.

I ragazzi del biennio del liceo scientifico e dell’istituto tecnico economico del “Linussio”, hanno assistito alla presentazione del libro “Il partigiano Franco” che in forma di romanzo, narra di un ragazzo che aveva la stessa età degli spettatori quando scelse di diventare un partigiano, piuttosto che un militare di leva nella repubblica di Salò, per andare in guerra. Una storia vera, che per appassionare il lettore, non tratta solo di crudezze belligere, ma della storia di un ragazzo, poi diventato uomo, con la sua forza e le sue debolezze, con le sofferenze e le passioni amorose. Un modo avvincente d’imparare un aspetto della storia, vissuta da una persona e coloro che lo attorniavano, senza per questo voler spiegare ragioni o torti.

Silvia Iacuzzi ha cercato di contestualizzare la presenza del rappresentante dell’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia di Udine Adriano Bertolini, chiedendogli quale significato possa avere un gruppo come il loro a oltre settant’anni dalla fine della guerra. Considerato che lui, come la stragrande maggioranza degli associati, non erano nemmeno nati nel 1945, anziché rispondere ha continuato imperterrito a raccontare la cantilena sull’importanza assunta dal ruolo dei partigiani per la liberazione dell’Italia, senza in realtà rispondere alla domanda.

Innegabile la doverosa riconoscenza nei confronti di alcuni irregolari che, durante la seconda guerra mondiale, opposero resistenza agli invasori (studiando asetticamente la storia si può dedurre solo che uccidere i propri simili non ha giustificazioni, in nessun caso). Oggi però dovremmo forse smettere di prendere per buone tutte le cose tramandate e scritte sui libri scolastici (si sa che chi vince scrive la storia), cercando di analizzare con obiettività le motivazioni che spinsero le varie parti ad azioni cruente come le stragi, giacché le conseguenze delle menzogne che ci beviamo da allora, hanno ripercussione ancor oggi.

Forse anche gli americani non erano stinchi di santo, non operavano, allora come oggi, solo per altruismo?

Una bella occasione di riflessione che dopo i saluti della dirigente, prof.ssa Maddalena Venzo, in cui si è contestualizzato il periodo storico e Anna Maria Catano ha spiegato chi era Franco e perché partì partigiano per poi morire orribilmente in giovane età. La discussione si è focalizzata sui valori della Resistenza e sugli ideali dei partigiani, sulla libertà e sulla democrazia, osservando che ancora oggi, nonostante questi siano principi fondamentali della nostra carta costituzionale, non devono essere dati per scontati tanto che non sono garantiti ovunque nel mondo.

Chi non impara dai propri errori è destinato a ripeterli.

Marco Mascioli

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