25/06/2024

Di GFB – ll caso dei dirigenti scolastici che hanno deciso di chiudere per un giorno la scuola di Pioltello in occasione della fine del Ramadan, vista la percentuale di alunni musulmani, e le invevitabili polemiche che ne sono scaturite hanno indotto alcuni esponenti della comunità musulmana in Italia a rivolgersi direttamente al presidente della Repubblica. Tra i firmatari anche la comunità musulmana di Monfalcone, che si contrappone al sindaco della città in relazione alla chiusura di due centri islamici considerati non rispondenti alle normative e al divieto di pregare provvisoriamente nella piazza principale di Monfalcone, non accettando luoghi alternativi. I firmatari della petizione definisco la decisione presa dalla scuola a Pioltello lungimirante e a favore del dialogo interculturale ma giudicata dalla Lega un arretramento culturale, una minaccia all’identità italiana e ai suoi valori. i firmatari, erigendosi a portavoce dell’intera comunita musulmana, parlano di campagna d’odio, di linguaggio insultante, offensivo, denigratorio, discriminatorio e islamofobo volto a minare la convivenza pacifica e rispettosa di una intera comunità, quella islamica, pienamente integrata e partecipe nella crescita dell’Italia. Linguaggio tanto più percioloso perché si consuma in un attacco verso i nostri bambini (musulmani) e l’ambiente scolastico nel quale dovrebbero crescere nel rispetto reciproco. I firmatari della petizione si rivolgono a Matterella per avere protezione, dicendosi stanchi degli attacchi e di chi soffia sull’odio per strumentalizzare ,ed appellandosi alle garanzie che la costituzione italiana stabilisce in materia di libertà dei culto.

Perfetto. Se non fosse che, proprio a causa dell’arretratezza ideologico religiosa che regola il rapporto tra uomo e donna ed altri aspetti di cieca sudditanza alle consuetudini islamiche, i musulmani sono primi a non cercare il dialogo e a non rispettare le leggi. Si potrebbe dire che questa mentalità appartenga a frange estreme ed integraliste ma i molti epidosi di finto moderatismo della comunità islamica, che solamente si finge dialogante, non depongono a favore.

Nella petizione si fa riferimento a quel vero “rispetto reciproco” che deve ancora essere costruito, e che oggi è solo comportamento di comodo. Ed è un peccato perchè il nostro Paese, a differenza di altri, per esempio quelli islamici, ha una costituzione illuminata che prevede la libertà e promozione di ogni forma di culto, purché non contraria ai fondamentali diritti dell’essere umano.

Sul tema riporto anche le recenti dichiarazioni del consigliere regionale FVG di Forza Italia, Roberto Novelli (quindi qui non si tratta di Lega o non Lega), che così commenta…

“Esasperano gli animi e poi fanno le vittime. Questi giochini psicologici di alcuni rappresentanti delle comunità musulmane non divertono e non incantano nessuno. A Monfalcone stiamo assistendo a una commedia che, ogni giorno, regala una nuova puntata. A Milano siamo arrivati al paradosso di cambiare il calendario scolastico per consentire ai musulmani di festeggiare il Ramadan. Basta così. Non accettiamo più ricatti mascherati da appelli”.

Roberto Novelli, consigliere regionale di Forza Italia, che invita “la parte responsabile e dialogante delle comunità musulmane a prendere le distanze dalle provocazioni quotidiane che arrivano dalle frange più estreme dell’Islam. L’articolo 19 della nostra Costituzione sancisce che tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume. Ma questo non significa che la religione possa sovrastare le leggi o soffocare i diritti delle persone”.

“L’Occidente e l’Italia – continua il consigliere di Maggioranza – sono accoglienti ma ci sono regole basilari che si rispettano: spetta a noi farle rispettare, naturalmente. Troppo spesso, tuttavia, sembra che per alcuni le discussioni sulla parità di genere rispetto a diritti, libertà e sicurezza personale svaniscano quando si maneggia il tema dell’Islam”. Novelli chiude: “Forza Italia è un partito moderato, poco avvezzo a ricorrere a toni populistici. Siamo moderati nella proposta ma altrettanto refrattari a subire ricatti. Chi arriva e si integra è ben accetto. Chi pensa di imporre le proprie regole troverà la ferma opposizione di chi è consapevole delle proprie leggi e delle proprie radici culturali e storiche, che non sono un fastidioso orpello occidentale”.

E intanto giunge notiziaa che il Consiglio di Stato a seguito dell’udienza (Camera di Consiglio) celebrata martedì scorso 19 marzo dà ragione su tutta la linea al Comune di Monfalcone. Nei centri islamici non si può pregare.

La decisione del Consiglio di Stato conferma – su tutta la linea – le ragioni dell’Amministrazione comunale di Monfalcone che hanno motivato i provvedimenti sui due centri islamici e – come rileva il sindaco Anna Maria Cisint – chiarisce in maniera indiscutibile che essi non possono essere utilizzati come luoghi di preghiera, ribadendo la fondatezza delle motivazioni del Comune.

La risoluzione nel ripercorrere i diversi passaggi della vicenda, evidenzia il valore che deve avere del rispetto delle norme e delle regole urbanistiche che sono alla base degli atti comunali e delle relative possibili conseguenze di ordine pubblico che ne possono derivare. “Ci siamo sempre mossi – il commento del sindaco Cisint – nel segno della legalità e dell’esigenza di far rispettare le regole, che devono valere per tutti i cittadini.

Il Consiglio di Stato ha colto in pieno questo presupposto che, come ho avuto modo di sottolineare, nulla ha a che vedere con gli aspetti della libertà di culto che, invece, sono stati strumentalizzati in modo violento, tanto da obbligarmi alla scorta personale per le minacce ricevute”.

Afferma infatti la decisione del Consiglio di Stato che “la libertà di culto, che è libertà individuale prima che collettiva, non sembra poter subire pregiudizi irreparabili per il caso in cui l’immobile continui ad essere utilizzato quale luogo di incontro tra gli associati, secondo la sua originaria e persistente destinazione ed in conformità ai titoli assentiti” e quindi non quale spazio di preghiera e soprattutto che “la libertà di culto, quale che sia il credo religioso in concreto implicato, integra bensì un diritto fondamentale della persona se declinata in senso assoluto, ma si atteggia a interesse legittimo fondamentale se rapportata ad altre esigenze di cui devono farsi carico i pubblici poteri nel regolamentarne l’esercizio in luoghi a ciò deputati, in modo che ne siano assicurate le condizioni di igiene, sicurezza, ordine pubblico, corretto insediamento urbanistico.

La libertà di esercizio della religione non potrebbe di per sé giustificare una destinazione urbanistica di un immobile diversa da quella impressa dai pubblici poteri – con provvedimento non impugnato – nell’esercizio dell’attività conformativa in materia urbanistico-edilizia, poiché è evidente che un immobile, in tesi carente dei requisiti strutturali o di zonizzazione, non potrebbe essere trasformato in una moschea o, allo stesso modo, in una chiesa per l’esercizio del culto religioso”.

“Si tratta, dunque, di una sentenza rilevante, una sorta di spartiacque che fa giustizia su tutte le polemiche di queste settimane – rileva il sindaco Cisint – dalla quale emerge che il Comune di Monfalcone ha agito doverosamente per ragioni di legalità relativamente alla destinazione urbanistica dell’area, alla destinazione edilizia dell’immobile in rapporto ai titoli che ne hanno conformato la destinazione d’uso, anche in relazione all’osservanza degli standard di zona e, non da ultimo, alle tematiche che possono attingere le sfere dell’ordine pubblico e della pubblica sicurezza”.

Sottolineando che il Comune ha funzioni pubbliche ben definite e che non può sostituirsi nella cure degli interessi privati, il sindaco Cisint, in merito alla disposizione del Consiglio di Stato che prevede la convocazione di un tavolo di confronto entro 7 giorni, ha confermando l’attuazione della disposizione ha rilevato che “non mi pare che da parte degli interlocutori ci sia una reale disponibilità a confrontarsi, considerato anche che non pare che in questo periodo ci sia stato un pieno rispetto delle ordinanze e delle disposizioni della magistratura che hanno inibito l’utilizzo degli spazi come luoghi di preghiera. Intendo, comunque, muovermi nel rigoroso rispetto del principio che gli interessi generali della comunità e della città, non possono essere subordinati a pretese di una minoranza e agire nei limiti e secondo le disponibilità dell’Amministrazione comunale in merito”.

Di seguito si riporta quanto deciso dai CDS.

1. Innanzitutto il CDS ha RESPINTO la richiesta di sospensiva formulata dai due Centri Islamici con riferimento alla loro possibilità di pregare presso i due locali di Via Duca d’Aosta 28 e Via Don Fanin 15/17.

E’ necessario premettere che le due Ordinanze Comunali avevano, infatti, ad oggetto il divieto di praticare l’attività di culto proprio presso i due suddetti immobili in quanto i medesimi hanno, rispettivamente, destinazione d’uso “Direzionale” e destinazione d’uso “Commerciale”.

I ricorrenti/appellanti si sono rivolti prima al TAR, dopodichè al CDS per ottenere dal Giudice Amministrativo la sospensiva, ovvero la precisa possibilità di pregare all’interno dei due edifici testè citati.

Ebbene. Prima il TAR, poi oggi il CDS hanno respinto tale richiesta di sospensiva.

Il CDS ha, affermato, a tale proposito, che non si può “utilizzare a fini di culto la sede sociale dell’Associazione”.

In buona sostanza gli appellanti si sono visti rigettare la richiesta con la quale pretendevano di pregare presso i due locali oggetto del divieto contenuto nelle Ordinanze Comunali;

2. Il CDS ha, altresì, affermato che un immobile carente dei requisiti strutturali o di zonizzazione, non può essere trasformato in una moschea o, allo stesso modo, in una chiesa per l’esercizio del culto religioso;

3. Ma non solo. I Giudici di appello hanno rilevato, diversamente da quanto affermato dagli appellanti, che “la controversia investe problematiche complesse quali la destinazione urbanistica dell’area, la destinazione edilizia dell’immobile in rapporto ai titoli che ne hanno conformato la destinazione d’uso, anche in relazione all’osservanza degli standard di zona e, non da ultimo, tematiche che possono attingere le sfere dell’ordine pubblico e della pubblica sicurezza”;

4. il CDS, ritenendo, appunto, che la questione riguardi il merito (vale a dire tutti i profili sollevati dal Comune relativi alla destinazione d’uso degli immobili, alla zonizzazione, agli standars urbanistici, alla pubblica sicurezza e all’ordine pubblico) ha disposto la sollecita fissazione dell’udienza di merito da parte del TAR invitando, altresì, le parti ad individuare provvisoriamente dei “siti alternativi” presso i quali praticare la preghiera collettiva (che non sono appunto i due locali oggetto dell’Ordinanza Comunale e oggetto della richiesta di sospensiva degli appellanti).

Ne discende – sotto il profilo giuridico e ai sensi dell’articolo 55, comma 10, del codice del processo amministrativo – che solo entro questo delimitato ed esclusivo senso e perimetro che si è pronunciato il CDS. Infatti, come sopra evidenziato il CDS ha RESPONTO la domanda cautelare avente ad oggetto la possibilità di preghiera presso i due edifici, mantenendo, per l’effetto, invariate le Ordinanze del TAR con le quali, anche quest’ultimo, ha rigettato l’istanza di sospensiva.

Diamo anche conto di due commenti diramati da consiglieri regionali che siedono sui banchi regionali dell’ooposizione , Furio Honsell di Open sinistra FVG e la pentastellata Rosaria Capozzi perché è corretto che lettori e lettrici si rendano conto dei “punti di vista” aggiustati per colpire il nemico politico. Sono due punti di vista che non tengono minimamente conto della legittimità dell’operato

della sindaca di Monfalcone, che ha agito da xenofoba e non per censurare la libertà di culto in quanto diritto sancito costituzionalmente ma per lanciare un segnale forte e chiaro sul rispetto delle regole, che vale per tutti. Nessun riferimento anche al fatto che il COnsiglio di Stato ha confermato che i centri islamici di Monfalcone oggetto dei provvedimemni non possono essere trasformati in moschea. Honsell si limita a considerare che a Monfalcone è stato calpestato un diritto civile, negando la possibilità alla comunità musulmana di riunirsi per pregare e plaude alla richiesta del Consiglio di Stato di obbligare il comune di Monfalcone di trovare entro 7 giorni siti alternativi per la preghiera, attraverso un tavolo di confronto, quando in realtà i siti erano già stati individuati. Per Honsell una lezione di civiltà che “argina la cultura xenofoba che purtroppo stava crescendo a Monfalcone, penalizzando tanti lavoratori stranieri a cui dobbiamo essere, invece, riconoscenti”.

Dello stesso tenore la nota diramata dalla consigliera pentastellata, Rosaria Capozzi “La sentenza del Consiglio di Stato che invita l’amministrazione a individuare luoghi alternativi e dignitosi per consentire ai credenti l’esercizio della preghiera” riporta un po’ di razionalità rispetto a dinamiche controverse che hanno caratterizzato le vicende a Monfalcone”. “La sindaca Cisint – sostiene la portavoce M5S – dovrebbe spendersi per predisporre condizioni inclusive per tutti i suoi cittadini, tutelando le loro prerogative e non alimentare sempre contrapposizioni, iniziando dalla convocazione del tavolo di confronto entro i sette giorni previsti dal Consiglio. Le ultime scelte invece hanno acuito la diffidenza e l’intolleranza nei confronti anche di quella parte di musulmani che vivono nel nostro Paese e sono ben integrati con il tessuto sociale ed economico”.

Intervengono sull’argomento anche i consiglieri regionali Enrico Bullian (Patto per l’Autonomia-Civica Fvg) e Diego Moretti (Pd).

“Crediamo sia indispensabile evitare l’estremizzazione delle posizioni e riteniamo necessario favorire la convivenza pacifica e rispettosa di tutte le appartenenze culturali, religiose e linguistiche che vivono e lavorano a Monfalcone”.

” Tutti utilizzino parole e toni conciliabili con la volontà e il dovere di pacificare la situazione, dal momento che ora il Consiglio di Stato e dunque il diritto, tracciano il percorso da seguire garantendo il diritto costituzionale della libertà di preghiera anche collettiva”.

“In attesa delle valutazioni di merito del Tar sull’uso dei centri culturali islamici – evidenziano i due consiglieri di opposizione – ad oggi questo è quanto va rispettato”. I due consiglieri ritengono che la sindaca, distocendo il senso di legalità per motivi elettorali, abbia dipinto fino ad oggi , una situazione a Monfalcone ben diversa da quello che è e la invitano ad invertire la rotta.

“Dobbiamo essere tutti consapevoli che la convivenza fra etnie, religioni e culture diverse è l’unica strada percorribile, partendo dal riconoscimento di un diritto molto sentito anche nella comunità musulmana: quello di culto”.

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