14/05/2024

Udine, 28 agosto 2023 – Valutare, a livello europeo, l’impatto della rinaturalizzazione di aree montane e marginali sulla biodiversità e  sul sequestro del carbonio. È l’obiettivo del progetto europeo quadriennale “Wildcard”, guidato dall’Università di Udine, del valore di  oltre 10 milioni di euro, che partirà a gennaio 2024. Il progetto, interdisciplinare, coinvolge 16 partner di nove Paesi (Belgio, Bulgaria,  Finlandia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Repubblica Ceca, Romania, Svizzera). Wildcard è finanziato con quasi 9 milioni di euro dalla  Commissione europea, nell’ambito del programma Horizon, e con 1.2 milioni di euro dalla Svizzera. Il coordinatore è Giorgio Alberti,  professore di selvicoltura e assestamento forestale del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali dell’Ateneo  friulano.  

Il progetto dovrà valutare l’impatto di due fenomeni naturali sul sequestro del carbonio e sulla biodiversità: l’espansione naturale del  bosco su terreni agricoli abbandonati e la libera evoluzione degli ecosistemi forestali una volta cessata la gestione forestale. Il lavoro  di ricerca combinerà misurazioni in campo, osservazioni da remoto, modelli sulle dinamiche della vegetazione con analisi economiche,  politiche e sociali a diverse scale spaziali e temporali.

In Friuli Venezia Giulia  le ricerche si concentreranno, in particolare, nei boschi vetusti di Ampezzo e nelle zone di espansione del  bosco, come le valli del Torre e del Natisone. Il gruppo di ricerca del Dipartimento di Scienze agroalimentari, ambientali e animali  dell’Ateneo friulano, che coordinerà l’intero progetto, sarà anche impegnato in una serie di misurazioni in campo e da remoto volte  alla comprensione delle dinamiche legate all’espansione del bosco.

 I risultati potranno essere di supporto ai responsabili istituzionali nazionali ed europei per identificare quali meccanismi di  innovazione sociale e quali modelli e incentivi possano supportare azioni basate sulla natura per favorire la mitigazione del  cambiamento climatico in atto.

 «Si tratta – sottolinea il rettore Roberto Pinton – di un finanziamento importante che riconosce l’impegno dell’Ateneo nella ricerca in  campo ambientale e della sostenibilità e che si affianca ai numerosi progetti nazionali ed internazionali di cui la nostra università è  partner come, per esempio, il Centro nazionale per la biodiversità finanziato dal Piano nazionale di resistenza e resilienza con cui  saranno numerose le sinergie e le attività comuni».

La situazione

Due delle principali sfide che l’umanità sta affrontando riguardano la mitigazione e l’adattamento ai cambiamenti climatici in atto e la  prevenzione della perdita di biodiversità su scala globale. Il raggiungimento degli obiettivi degli accordi di Parigi per limitare il  riscaldamento globale a 1,5 gradi richiede una forte riduzione nell’uso di combustibili fossili e nelle emissioni di gas serra. Ma anche  azioni volte a catturare e stoccare l’anidride carbonica (CO2) in modo da ridurne la concentrazione atmosferica, alcune delle quali  basate sugli ecosistemi terrestri. Per questo, l’Unione Europea ha recentemente stabilito che entro il 2030 dovranno essere adottate  misure per il ripristino della natura che coinvolgano almeno il 20 per cento delle aree terrestri e marine all’interno dell’Unione.

«Tuttavia – spiega Giorgio Alberti –, c’è ancora un certo grado di incertezza sul potenziale impatto che tali misure di  rinaturalizzazione potranno avere sul sequestro della CO2 atmosferica. E quindi sul possibile contributo alle azioni di mitigazione del  cambiamento climatico, nonché sulle possibili conseguenze sulla biodiversità e sui diversi servizi ecosistemici. Inoltre – aggiunge il  coordinatore del progetto –, il dibattito in ambito scientifico e tecnico circa l’opportunità di lasciare ampie aree forestali senza alcuna  gestione da parte dell’uomo è piuttosto acceso e attuale e la raccolta di dati confrontando foreste gestite e non sarà particolarmente  utile per la comunità scientifica».

Chi partecipa al progetto

I partner dei nove Paesi partecipanti al progetto sono: per l’Italia, le università di Udine, di Padova e di Torino; per il Belgio, il Prospex  Institute e il Research Institute for Nature and Forest, entrambi con sede a Bruxelles; per la Bulgaria, l‘Institute of Biodiversity and  Ecosystem Research at the Bulgarian Academy of Sciences di Sofia; per la Finlandia, lo European Forest Institute di Joensuu; per la  Germania, la Technische Universitaet (Tum) di Monaco di Baviera, il Forest Research Institute del Baden-Württemberg Baden  Wuttenberg di Friburgo e l’Istituto di ricerca forestale della Germania nordoccidentale di Gottinga; per i Paesi Bassi, la Stichting VU di  Amsterdam e la Stichting Wageningen Research di Wageningen; per la Repubblica Ceca, la University of South Bohemia di České  Budějovice e l’Istituto di ricerca ‘Silva Taroucy’ per il paesaggio e il giardinaggio ornamentale di Průhonice; per la Romania, la ‚Stefan  cel Mare‘ University di Suceava; per la Svizzera, il Politecnico federale (ETH) di Zurigo.

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