25/06/2024

di GFB

Se c’era bisogno di ulteriori riprove sulla potenziale pericolosità delle frange dell’islamismo ideologico estremo, molto spesso condiviso silenziosamente dal presunto moderatismo delle comunità islamiche, basta prendere atto delle minacce di morte arrivate all’indirizzo del sindaco di Monfalcone, Anna Maria Cisint, ritenute attendibili in relazione al contesto in cui sono maturate. Sindaco colpevole di aver sospeso le attività di due moschee, che operavano al di fuori della normativa sulla sicurezza e la legalità. Offrono poco margine di interpretazione le frasi giunte direttamente nel cellulare della Cisint, accompagnate da immagini di violenza, che così

recitano “Allah, l’unico e solo Dio. Buono o cattivo, giusto o sbagliato. Allah sceglierà la giusta punizione per la persona responsabile.

Allah si arrabbierà con te. Oggi o domani? Morte? Si, l’angelo della morte riporta l’anima ad Allah”. I messaggi sono anche stati diffusi nelle reti web delle comunità islamiche, raggiungendo migliaia di utenti e seguaci. Nell’esprimere solidarietà al sindaco, va anche detto che diventa necessario affrontare lucidamente la questione islamica monfalconese, altrimenti la deriva della contrapposizione,

anche violenta, sarà una strada in discesa. Siccome non è pensabile ipotizzare il coprifuoco ad una città che, proprio grazie all’attuale amministrazione, cerca di ritagliarsi una crescita basata sulla valorizzazione dei luoghi e quindi sul turismo, ovvero un’immagine che non sia solo quella di città dormitorio, occore una via d’uscita ad una prevedibile deriva sociale, innescata dalla massiccia presenza di una comunità musulmana,che per religione e costumi, modifica precedenti equilibrie pare poco non incline al dialogo e a non rpendere posizione rispetto alle frange estreme, che hanno interesse alla contrapposizione e, forse, alla colonizzazione etnico-religiosa. ( Rimane sempre il dubbo se questo atteggiamento non sia trasversale e più radicato di quel si voglia far sembrare).

E questo potrebbe essere il problema che rende ardua la creazione di un contesto improntato alla reciprocità di conoscenza, comprensione, accettazione e rispetto. Però Il punto obbligatorio dal quale partire con il dialogo è sempre il rispetto delle regole del paese ospitante. Poi dialogare, nel caso specifico di Monfalcone, potrebbe consistere nel verificare se ci sono le condizioni per restituire alla comunità musulmana un luogo in cui pregare, che sia conforme alle regole che tutti sono chiamati a rispettare. Le manifestazioni di piazza pilotate e cavalcate contro la chiusura delle moschee, inaccettabili in quanto a sostegno dell’illegalità, sono servite ad esacerbare il clima e ad attivare il fanatismo più pericoloso con il conseguente innalzamento della preoccupazione ma “il sindaco sotto scorta” non è la soluzione.

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