25/06/2024

In Friuli Venezia Giulia due punti “fortemente inquinati” su dieci campionati. I dati sui rifiuti in  spiaggia, l’erosione costiera e le premiazioni “Onde azzurre” e “Onda nera”

  Dei dieci punti monitorati sulla costa, due risultano oltre i limiti di legge, giudicati “fortemente  inquinati”. Nel mirino ci sono sempre canali e foci, i principali veicoli con cui l’inquinamento  microbiologico, causato da cattiva depurazione o scarichi illegali, arriva in mare.

È questa in sintesi la fotografia scattata lungo le coste del Friuli Venezia Giulia da un team di  tecnici e volontari di Goletta Verde, la storica campagna di Legambiente dedicata al monitoraggio  ed all’informazione sullo stato di salute delle coste e delle acque italiane. A parlarne, nel corso di  una conferenza stampa tenuta   a Trieste, sono stati Andrea Minutolo, responsabile scientifico  nazionale di Legambiente, Sandro Cargnelutti, presidente di Legambiente Friuli Venezia Giulia e  Andrea Wehrenfennig, presidente del circolo di Legambiente “Verdeazzurro” di Trieste.

Per la prima volta quest’anno la campagna ambientalista non segue il classico itinerario coast to  coast a bordo dell’imbarcazione, che si prende una piccola pausa nel rispetto delle restrizioni per il  distanziamento fisico imposte dalla pandemia. Il viaggio ideale lungo la Penisola vive infatti di una  formula inedita, che ugualmente punta a non abbassare la guardia sulla qualità delle acque e sugli  abusi che minacciano le coste italiane.

La 34esima edizione di Goletta Verde vede come partner principali CONOU, Consorzio Nazionale  per la Gestione, Raccolta e Trattamento degli Oli Minerali Usati, e Novamont, azienda leader a  livello internazionale nel settore delle bioplastiche e dei biochemicals. Partner sostenitore è invece  Ricrea, Consorzio nazionale per il riciclo e il recupero degli imballaggi in acciaio. La campagna  2020 è inoltre realizzata con il contributo di Fastweb. Media partner è la Nuova Ecologia.

Il dettaglio delle analisi di Goletta Verde

 Il  monitoraggio di Legambiente non vuole sostituirsi ai controlli ufficiali, ma punta a scovare le  criticità ancora presenti nei sistemi depurativi per porre rimedio all’inquinamento dei nostri mari,  prendendo prevalentemente in considerazione i punti scelti in base al “maggior rischio” presunto  di inquinamento, individuati dalle segnalazioni dei circoli di Legambiente e degli stessi cittadini  attraverso il servizio SOS Goletta.   Il monitoraggio delle acque in Friuli Venezia Giulia è stato  eseguito lo scorso 30 giugno dai volontari dell’associazione.

I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono  considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite  previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto  attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per  più del doppio del valore normativo.

In Friuli Venezia Giulia sono stati tre i punti campionati in provincia di Trieste, È risultato  “fortemente inquinato” il punto sulla foce del Rio Canale Fugnan, tra via Battisti e largo Caduti  della Libertà a Muggia. Entro i limiti i punti sulla spiaggia nei pressi di viale Miramare in località  Barcola a Trieste, e sulla spiaggia di Sistiana a Duino Aurisina.

In provincia di Gorizia tutto nella norma nei tre punti analizzati: la spiaggia libera di Marina Julia a  Monfalcone, la sponda destra del fiume Isonzo – Caneo in località Fossalon a Grado, e la spiaggia  in località Città Giardino, sempre a Grado.

Quattro i punti in provincia di Udine, di cui uno giudicato “fortemente inquinato”, sulla foce del  fiume Stella a Precenicco. Entro i limiti i tre punti campionati nel territorio comunale di Lignano  Sabbiadoro, rispettivamente nei pressi dello scarico del depuratore, su spiaggia viCino il  lungomare Trieste e sulla foce del Tagliamento.

“La situazione delle acque costiere, tutto sommato discreta, non deve farci abbassare la guardia –  ha dichiarato Sandro Cargnelutti, Presidente di Legambiente FVG – il grave inquinamento  riscontrato alle foci dello Stella è sintomo di una rete di depurazione largamente incompleta della  Bassa friulana, che è necessario realizzare con la massima priorità. Inoltre, come si è potuto  riscontrare nel corso del Clean Beach Tour con Piero Pelù al Lido di Staranzano, le nostre coste  continuano ad essere invase da rifiuti, soprattutto plastiche di ogni tipo; istituzioni, imprese e  cittadini devono fare la propria parte, senza ostacolare la messa al bando delle plastiche monouso  che, come dimostrano i dati del beach litter, sono una costante presenza invasiva delle nostre  spiagge”.

“Un tema di estrema rilevanza – ha evidenziato Cargnelutti nel corso dell’incontro con la stampa –  è rappresentato dal dibattito sulla riconversione della centrale a carbone di Monfalcone: come  testimoniato dal flash mob contro la trasformazione a gas naturale dell’impianto, Legambiente  ritiene che questa sia la strada sbagliata e in controtendenza rispetto alle abusate dichiarazioni di  avviare una rapida decarbonizzazione della produzione elettrica e, nel contempo chiede il  ripristino del tavolo regionale, creato dalla precedente amministrazione regionale e poi  abbandonato, per affrontare una riconversione al’’insegna della sostenibilità ambientale”.

“La mancata depurazione si conferma la grande opera incompiuta del nostro Paese e su questo  tema non possiamo abbassare la guardia – ha affermato Andrea Minutolo, responsabile scientifico  nazionale di Legambiente – infatti, secondo i dati Istat, poco più del 44% dei Comuni italiani è  dotato di impianti di depurazione adeguati agli standard Ue. Una percentuale troppo bassa che,  non a caso, ci costa decine di milioni di euro all’anno per far fronte alle multe commiate al nostro  Paese a seguito delle procedure di infrazione rilevate dall’Europa”.

“La situazione cronica rilevata a Muggia, che da anni denunciamo con la Goletta Verde, è l’esempio  di come nonostante gli sforzi fatti dall’amministrazione e dal gestore del servizio idrico integrato  negli ultimi anni, qualcosa ancora sfugge al collettamento e per questo chiediamo un ulteriore  sforzo per risolvere definitivamente questa criticità”, ha concluso Minutolo.

Il monitoraggio scientifico

I prelievi e le analisi di Goletta Verde vengono eseguiti da tecnici e volontari di Legambiente.  L’ufficio scientifico dell’associazione si è occupato della loro formazione e del loro coordinamento,  individuando laboratori certificati sul territorio.  

Permangono le criticità sulla cartellonistica informativa rivolta ai cittadini che, nonostante sia  obbligatoria ormai da anni per i Comuni, non viene ancora rispettata.   Il cartello informativo sulla  qualità delle acque, obbligatorio per legge, è assente su 2 delle 5 spiagge monitorate in Friuli  Venezia Giulia, mentre il cartello che indica il divieto di balneazione è assente in 4 delle 5 foci  monitorate in regione.

Anche per l’edizione 2020 il CONOU, Consorzio Nazionale per la Gestione, Raccolta e Trattamento  degli Oli Minerali Usati, affianca, in qualità di partner principale, le campagne estive di  Legambiente, Goletta Verde e di Goletta dei Laghi. Nel 2019 il CONOU ha provveduto in Friuli  Venezia Giulia alla raccolta di 4.869 tonnellate di olio lubrificante usato, un dato in crescita  rispetto all’anno precedente. L’olio minerale usato è un rifiuto pericoloso che, se smaltito impropriamente, può determinare gravi effetti inquinanti. Se gestito e rigenerato correttamente,  può divenire una risorsa preziosa.

“ Il Consorzio ha salvato dall’inquinamento una superficie grande due volte il mar Mediterraneo”,  afferma Paolo Tomasi, Presidente del CONOU.

I rifiuti sulle spiagge in Friuli Venezia Giulia

I volontari e le volontarie di Legambiente hanno inoltre monitorato la presenza di rifiuti su due  spiagge della regione: Canovelle de’ Zoppoli, a Duino Aurisina (Trieste) e Lido di Staranzano,  nell’omonima località in provincia di Gorizia.

Sono stati raccolti 1008 rifiuti su un’area totale di 1900 mq, con una media di 504 rifiuti ogni cento  metri lineari di spiaggia. La plastica è di gran lunga il materiale più frequente, pari al 94,7% del  totale dei rifiuti rinvenuti, seguita da vetro/ceramica (1,2%), metallo (1,1%) e carta/cartone  (1%). Circa due terzi del materiale raccolto (il 66,8%) è rappresentato dalle seguenti categorie:  pezzi di polistirolo (29,2% del totale), pezzi di plastica (22,8%), reti, calze o sacchi per mitili o  ostriche (14,8%).

“ Per incidere seriamente sul problema dei rifiuti provenienti da pesca e acquacoltura siamo in  attesa di un’apposita normativa nazionale, che coinvolga i pescatori nella prevenzione e pulizia del  mare”, ha evidenziato Cargnelutti.

I riconoscimenti “Onde azzurre” e “Onda nera” di Legambiente FVG

Nel corso della conferenza stampa di s  a Trieste, Legambiente Friuli Venezia Giulia ha premiato  con le “Onde azzurre” tre buone pratiche del territorio costiero in regione, a sostegno e incentivo  alla difficile ripresa del comparto del turismo sostenibile nel corso della pandemia da Covid. Al  tempo stesso è stata riconosciuta anche una “Onda nera” come pratica negativa sul territorio  costiero in Friuli Venezia Giulia.

ONDE AZZURRE

Bilancia di Bepi | Palazzolo dello Stella (Udine)

La Bilancia di Bepi è una storica palafitta sul fiume Stella, situata all’interno della Riserva naturale  della Laguna di Marano e Grado, in un contesto naturalistico di rara bellezza, in cui si può vedere  in azione il “bilancione”: una grande rete appesa ai quattro angoli, azionata da un motore  elettrico, dove Daniele Ciprian pesca il pesce che poi cucina per gli ospiti o rivende. Quelli troppo  piccoli vengono gettati di nuovo in acqua. L’attività di pesca professionale fa propria tradizione e  turismo sostenibile e fa conoscere ai turisti la bellezza e la biodiversità della flora e della fauna  nella Riserva Naturale Foci della Stella. La zona è ricca di avifauna e, soprattutto nel periodo delle  migrazioni, offre la possibilità di fare birdwatching e noleggiare kayak, canoe o biciclette con cui  inoltrarsi in laguna.

Istituto nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale (OGS) | Borgo Grotta Gigante, Sgonico  (Trieste)

Negli ultimi anni alla ricerca scientifica dell’INOGS si è aggiunta l’attività di comunicazione,  divulgazione e sensibilizzazione delle scuole e dell’opinione pubblica, orientata a far comprendere  l’importanza del mare come fonte di risorse e servizi ecosistemici che permettono all’uomo e alle  specie animali e vegetali l’esistenza sulla Terra. L’istituto, grazie alla ricerca scientifica sugli  effetti del cambiamento climatico e la valutazione dell’impatto delle attività umane (tra cui la  navigazione, la pesca e l’itticoltura) sugli ecosistemi marini, permette di capire meglio il ruolo  decisivo del mare per il futuro dell’umanità e della Terra e la necessità di tutelarlo.

Bau Beach | Lignano Sabbiadoro (Udine)

Da oltre 10 anni, Sandra Mazzacan e Francesco Mastroianni si occupano del tratto di spiaggia  libera di Punta Faro che si estende da Lignano a Marano e che durante l’estate diventa la famosa  “Bau beach”. Gestiscono, a titolo completamente gratuito, questo tratto di spiaggia  trasformandolo in un piccolo paradiso per i bagnanti amanti degli amici a quattro zampe.  L’accesso all’arenile è gratuito e vengono messe a disposizione delle persone che desiderano  portare il proprio cane al mare ombrelloni ed attrezzature. In tutti questi anni, Sandra e Francesco  si sono impegnati con amore e con passione per tenere pulito, in ordine ed attrezzato questo  tratto incantevole di litorale.

ONDA NERA

Camera di Commercio Venezia Giulia

L’onda nera alla Camera di Commercio Venezia Giulia è stata assegnata per l’accanimento  terapeutico nel promuovere e mantenere in vita un progetto irrealizzabile, superato e  inaccettabile dal punto di vista ambientale, urbanistico, culturale, finanziario e sociale: il  cosiddetto “Parco del mare”, furbesca denominazione di un mega-acquario da un milione di  visitatori, in un’area urbana sul mare incompatibile e vincolata, senza un progetto visibile e un  confronto con l’opinione pubblica, per di più congelando a questo scopo il “tesoretto” di 8 milioni  di euro, accumulato durante anni di continui rinvii, di cui gli operatori economici e gli artigiani  hanno estremo bisogno di fronte alla crisi post-covid.

Lo stato dell’erosione costiera in Friuli Venezia Giulia

Le zone litoranee di Grado e Lignano Sabbiadoro sono le principali spiagge della regione e  presentano entrambe problematiche di erosione e arretramento di parte della linea di costa.

La pubblicazione sullo “Stato dei litorali italiani” edita dal Gruppo Nazionale di Ricerca sull’Ambito  Costiero (GNRAC) nel 2006, evidenziò già allora un’erosione accentuata per almeno 10 km di  litorale in regione, pari al 13% delle spiagge basse sabbiose. Nel corso di poco più di un decennio  il fenomeno erosivo risulta incrementato di circa il 10% e questo nonostante i diversi interventi di  protezione e ripascimento messi in atto. 

La cause sono diverse e partono da lontano: la grande urbanizzazione collegata allo sviluppo  turistico balneare ha portato alla distruzione degli apparati dunali un tempo presenti e del  correlato equilibrio con la spiaggia emersa-sommersa. Con le numerose opere di difesa artificiali  (parallele e trasversali) sorte negli ultimi 80 anni, sia per contenere l’erosione che per garantire  l’officiosità dei porti-canale, si è cercato di porre rimedio ad un sistema sempre più fuori controllo.

Nel 2018 sono state pubblicate le “Linee Guida per la Difesa della Costa dai fenomeni di Erosione e  dagli effetti dei Cambiamenti climatici. Versione 2018 – Documento elaborato dal Tavolo Nazionale  sull’Erosione Costiera MATTM-Regioni con il coordinamento tecnico di ISPRA”. 

Purtroppo i dati sullo stato di salute del litorale della regione Friuli Venezia Giulia non sono stati  ufficializzati dalla Regione al Ministero e quindi non vi sono dati ufficiali aggiornati, come risulta  dalla cartina di sintesi qui riportata, da dove si evince che Friuli Venezia Giulia e Sicilia sono le  uniche due regioni marittime che non hanno aggiornato i loro dati sullo stato erosivo della costa.

L’elaborazione dati è a cura del dottor Diego Paltrinieri di Corema Spiagge Srl.

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