03/02/2023

Trieste,  gen 23 – “L’atto di trasmettere nuove e sempre più sofisticate conoscenze a giovani e giovanissimi, attraverso la loro educazione, deve avvenire in maniera corretta. Non solo tecnicamente efficace in quanto a  modalità d’accesso e di utilizzo degli strumenti digitali, ma anche e soprattutto sotto il profilo sociale, perchè il  web è un mondo e un mezzo di comunicazione che richiede necessariamente una correttezza nell’approccio che  vada in due sensi. Verso l’altro, certo, ma esigendo altresì la medesima correttezza nei propri confronti, linguaggio compreso”.

Lo ha sottolineato, nella sala multimediale Tessitori di piazza Oberdan a Trieste, il Garante regionale dei Diritti  della persona, Paolo Pittaro, nell’indirizzo di saluto che ha preceduto l’incontro “Connessioni digitali – Per una  cittadinanza digitale attiva e consapevole”, da lui stesso organizzato in collaborazione con l’Associazione Diritti e  Storti.

L’evento  era dedicato a docenti ed educatori della scuola econdaria di primo grado. Nel corso dei lavori è stato  anche presentato il progetto “Connessioni digitali”, proposta di curriculo digitale operativo triennale (promossa da Save the Children Italia, Cooperativa sociale Edi e Cremit) sperimentata in 100 scuole nazionali (la maggior parte  al sud e il 26% al nord), allo scopo di contribuire a ridurre la Povertà educativa digitale (Ped) di bambini e ragazzi  che vivono in contesti deprivati attraverso l’acquisizione di competenze digitali di base.

Un primo bilancio annuale, pubblicato nel novembre 2022, parla di 57 città interessate in 17 regioni, più di mille  insegnanti e seimila studenti coinvolti. Il 90% dei docenti ha detto che la metodologia ha realmente motivato gli  alunni, il 95% ha rimarcato un impatto positivo e l’85% ha evidenziato il raggiungimento di una maggiore  confidenza con gli strumenti digitali.

 “Le nuove generazioni – ha detto Pittaro – nascono come nativi digitali, tuttavia, parliamo di Ped – privazione  delle opportunità di apprendere, ma anche di sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni, attraverso l’utilizzo responsabile, etico e creativo degli strumenti – e, a causa di motivazioni sociali, economiche o geografiche, non a tutti viene concesso un accesso corretto”.

  Mauro Cristoforetti (presidente della cooperativa Edi)   ha sottolineato il rilievo dato a una specifica educazione civica, attraverso la trasformazione delle aule scolastiche in autentiche redazioni  giornalistiche. Il fine? Creare una cittadinanza attiva, facendo comprendere il valore dell’esperienza, grazie a un  percorso graduale tra svago, formazione e comunicazione.

“Gli ambienti on line cambiano le dinamiche di spazio e tempo – ha spiegato la formatrice Serena Colautti – e  provocano ripercussioni sulla quotidianità, dove l’informazione ha valore solo per chi sa cosa farne e come  contrastare le tendenze negative con i giusti strumenti, facendo esprimere il proprio pensiero e la propria identità in un ambiente sicuro a un target di età tra i 12 e i 14 anni”.

Cristoforetti, dal canto suo, ha sottolineato la strategicità della pedagogia dei diritti, mentre  l’educazione civica digitale diventa una materia ponte per aiutare anche a valutare i messaggi e, in caso di condivisione o commento  successivi, ad assumersi la responsabilità nei confronti dei referenti.

Ancora Colautti, infine, ha auspicato che “la scuola non si ritrovi mai sola nel supportare pensatori creativi e multidisciplinari, davanti a un sovraccarico di informazioni sempre più precoce. E’ ormai difficile distinguere il vero  dal falso e la cittadinanza digitale passa proprio di qua: da consumatori passivi a critici e produttori responsabili di  nuovi contenuti”.

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