20/04/2024

Il best seller di Umberto Eco in scena nel primo adattamento teatrale in lingua italiana firmato da Stefano Massini, tra i drammaturghi più apprezzati in Italia e all’estero. Leo Muscato dirige un cast di grandi interpreti in un crossover generazionale che non mancherà di animare un testo scritto per la scena ma all’altezza del grande romanzo.

IL-NOME-DELLA-ROSA_muscato-690x460Il nome della rosa di Umberto Eco è uno dei romanzi più letti del secondo Novecento. Parlarne significa elencare performance da record: premio Strega nel 1981, classificato da Le Monde fra i cento libri del secolo, tradotto in 47 lingue, venduto in oltre 30 milioni di copie. Il cinema ce ne ha restituito un celebre adattamento nel 1986, con la regia di Jean-Jacques Annaud e Sean Connery nelle vesti del protagonista, un perfetto Sherlock Holmes ante litteram. Ora, questo strepitoso best seller giunge finalmente anche a teatro nel primo adattamento italiano a firma di Stefano Massini, tra i drammaturghi più apprezzati in Italia e all’estero, e sarà in scena al Teatro Nuovo Giovanni da Udine da martedì 27 febbraio a giovedì 1 marzo, con inizio sempre alle 20.45.

Lo spettacolo, prodotto da Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, Teatro Stabile di Genova e Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale, ha debuttato con grande successo lo scorso maggio al Teatro Carignano di Torino in un sontuoso allestimento con scene e costumi di forte impatto scenico e un cast di grandi interpreti, guidato dall’estro creativo del regista Leo Muscato, fra i quali Luca Lazzareschi, Luigi Diberti, Bob Marchese, Eugenio Allegri e Giovanni Anzaldo.

Le scene sono di Margherita Palli, i costumi di Silvia Aymonino, le luci di Alessandro Verazzi, le musiche di Daniele D’Angelo, i video di Fabio Massimo Iaquone e Luca Attilii.

Mercoledì 28 febbraio alle 17.30 la Compagnia dello spettacolo incontrerà il pubblico nel foyer del Giovanni da Udine per un Teatro Nuovo Giovanni da Udine-3nuovo appuntamento di Casa Teatro. Ospite Mario Turello, saggista e critico letterario. Conducono l’incontro Gianni Cianchi e Paola Colombo.

Ambientato in un Medioevo prossimo alla fine, Il nome della rosa si svolge nell’arco di sette giorni in un monastero benedettino. Nell’edificio si susseguono diverse morti inspiegabili scandite dal ritmo del tempo, che sembrano tutte ruotare intorno all’immensa biblioteca e a un misterioso manoscritto. Un enigma fittissimo sul quale sono chiamati a far luce il frate francescano Guglielmo da Baskerville e il novizio benedettino Adso da Melk.

Perfetta opera-thriller che tutto condensa – mistero, suspense, ironia – Il nome della rosa ha rappresentato per Leo Muscato una sfida appassionante: «Dietro ad un racconto avvincente e trascinante, il romanzo di Umberto Eco nasconde una storia dagli infiniti livelli di lettura; un incrocio di segni dove ognuno ne nasconde un altro. La struttura stessa del romanzo è di forte matrice teatrale.

Vi è un prologo, una scansione temporale in sette giorni, e la suddivisione di ogni singola giornata in otto capitoli, che corrispondono alle ore liturgiche del convento (Mattutino, Laudi, Prima, Terza, Sesta, Nona, Vespri, Compieta). Ogni capitolo è introdotto da un sottotitolo utile a orientare il lettore, che in questo modo sa già cosa accade prima ancora di leggerlo; quindi la sua attenzione non è focalizzata da cosa accadrà, ma dal come.

Questa modalità, a noi teatranti ricorda i cartelli di brechtiana memoria e lo straniamento che ha caratterizzato la sua drammaturgia. La scena si apre sul finire del XIV secolo. Un vecchio frate benedettino, Adso da Melk, è intento a scrivere delle memorie in cui narra alcuni terribili avvenimenti di cui è stato testimone in gioventù.

Nel nostro spettacolo, questo io narrante diventa una figura quasi kantoriana, sempre presente in scena, in stretta relazione con i fatti che lui stesso racconta, accaduti molti anni prima in un’abbazia dell’Italia settentrionale. Sotto i suoi (e i nostri) occhi si il-nome-della-rosamaterializza un se stesso giovane, poco più che adolescente, intento a seguire gli insegnamenti di un dotto frate francescano, che nel passato era stato anche inquisitore: Guglielmo da Baskerville.

Siamo nel momento culminante della lotta tra Chiesa e Impero, che travaglia l’Europa da diversi secoli e Guglielmo da Baskerville è stato chiamato per compiere una missione, il cui fine ultimo sembra ignoto anche a lui. Su uno sfondo storico-politico-teologico, si dipana un racconto dal ritmo serrato in cui l’azione principale sembra essere la risoluzione di un giallo (…)

Abbiamo immaginato uno spettacolo in cui la dimensione del ricordo del vecchio Adso, potesse diventare la struttura portante dell’intero impianto scenico. Questo è concepito come una scatola magica in continua trasformazione che possa evocare i diversi luoghi dell’azione: una biblioteca, una cappella, una cella, una cucina, un ossario, una mensa, ecc.

Delle musiche originali, frammiste a canti gregoriani eseguiti a cappella dagli stessi interpreti, contribuiranno a creare dei luoghi di astrazione in cui la parola possa farsi materia per una fruizione antinaturalistica della vicenda narrata, e alimentare nello spettatore una dimensione percettiva che lo porti a dimenticarsi, per un paio d’ore, il meraviglioso film di Jean-Jacques Annaud.

Se è vero che al centro dell’opera di Eco vi è la feroce lotta fra chi si crede in possesso della verità e agisce con tutti i mezzi per difenderla, e chi al contrario concepisce la verità come la libera conquista dell’intelletto umano, è altrettanto vero che non è la fede a essere messa in discussione, ma due modi di viverla differenti. Uno guarda all’esterno, l’altro all’interno; uno è serioso, l’altro fortemente ironico. Anche per questo, se ne saremo capaci, proveremo a raccontare questa storia con una lieve leggerezza che possa qua e là sollecitare il riso, con buona pace del vecchio frate Jorge».

Share Button

Comments are closed.