23/02/2024

Di Marco Mascioli

In pochi la conoscono bene e molti credono in quelle che oggi si definiscono “fake news”. Poco si studia a scuola, non quanto sarebbe opportuno, ne dal punto di vista storico, ne geografico. Gorizia e i suoi passaggi di nazionalità potrebbero essere davvero affascinanti e se tutti la vollero, ci sarà un motivo? 

Città definita spesso mitteleuropea, presenta testimonianze delle diverse culture e architetture tipiche del periodo romano, veneto, francese e austriaco. Nelle pagine della sua storia ci sono tanti morti nelle guerre con bandiere differenti, ma i medesimi tratti somatici. Tante battaglie e stermini, in ogni epoca, ma la disfatta più dolorosa fu dopo la seconda guerra mondiale, per la burocrazia imposta dal trattato di pace di Parigi (1947), con l’assegnazione alla Iugoslavia dell’83,4% della provincia di Gorizia, mentre all’Italia rimase solo l’area urbana della città; da allora si è andato formando il centro di Nova Gorica nella periferia, separata dal “muro di Gorizia”. Poi fu il tempo della cortina di ferro, della guerra fredda, con Gorizia ricca d’insediamenti militari, ben tredici caserme solo in città, con migliaia di militari operativi di diversi Corpi, comprese scuole e centri d’addestramento, che durante la “libera uscita” contribuirono all’arricchimento dell’economia locale. Solo nel 2007, con l’ingresso della Slovenia nell’Unione Europea, è stato abbattuto il muro e la rete di confine che divideva la città in due parti. 

Negli ultimi trent’anni lo svuotamento inesorabile della città con quasi 10.000 residenti in meno (principalmente militari), ha comportato una decadenza che solo di recente ha consentito una ripresa delle attività culturali e ludiche progettate per i residenti che oggi sono quasi 35.000. Teatro, concerti, spettacoli e manifestazioni che stavano riportando la città di Gorizia al livello che merita, ora ferma causa DPCM Covid. Prima che l’ultimo decreto del presidente del consiglio dei ministri Conte, bloccasse qualsiasi attività artistica, Gorizia ha ospitato il Dance Festival Transfrontaliero con le novità più interessanti della danza contemporanea, coinvolgendo la popolazione anche di Nova Gorica. Il festival si è svolto al Kulturni Dom e al Teatro Verdi di Gorizia, mentre la conclusione, domenica 25, proprio nel punto più caratteristico della città: “Visavì” è terminato con una performance assolutamente originale nella piazza Transalpina. 

L’assessore alla cultura di Gorizia, Fabrizio Oreti, con il cassetto pieno di progetti culturali bloccati dai provvedimenti anti-Covid, ha ricordato nell’intervista che in città, negli ultimi anni, si svolgevano mediamente quattro eventi culturali al giorno. Positivo e propositivo, l’assessore Oreti ci ha descritto le intenzioni di ripartire appena possibile, perché l’arte e la cultura in generale sono il solo vero scopo dell’essere umano. 

Poi c’è l’orgoglio per la vittoria di “Walk of Peace” quale miglior progetto Interreg d’Europa 2020 e l’impegno, assieme a Nova Gorica, per la finale della capitale europea della cultura 2025 che ormai è imminente. 

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