26/09/2021

Sei persone sono indagate per un crac da sei milioni di euro provocato da un’azienda di famiglia operante nel monfalconese nel settore delle escavazioni e movimento terra. Dalle complesse indagini condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria di Gorizia, coordinate dalla Procura della Repubblica del capoluogo isontino, è emerso che gli indagati, tra cui 5 familiari, avevano preordinatamente condotto al dissesto ed all’insolvenza la loro Società a discapito dell’Erario, di banche e di diversi creditori, attraverso la distrazione di “”assets””, del valore complessivo di circa 32 milioni di euro (macchinari, automezzi, importanti contratti d’appalto in corso d’opera), ceduti, senza corrispettivo e senza valida giustificazione economica, ad una impresa estera di diritto sud americana riconducibile alla stessa famiglia.In particolare, è stato accertato, tra l’altro, che tra questi beni trasferiti all’estero vi erano anche alcuni costosi macchinari acquistati con le agevolazioni previste dalla c.d. “Legge Sabatini” – in violazione all’obbligo che impone la loro utilizzazione nella Regione Friuli Venezia Giulia. Gli illeciti contestati, sono inerenti a vari fatti aggravati che vanno dalla bancarotta fraudolenta patrimoniale, preferenziale e semplice, e al ricorso abusivo al credito.

Nell’ultima fase gestionale dell’attività, gli amministratori erano riusciti ad ottenere una moratoria al fine di posticipare il rimborso delle rate di un finanziamento che in seguito non hanno più onorato, causando un danno erariale pari a circa 130.000,00 euro.

I debiti verso l’erario, nel complesso, sono riferibili all’attività gestionale dell’impresa così come accertato al termine di una parallela verifica fiscale eseguita dai finanzieri, che hanno constatato costi non deducibili per quasi 5 milioni di euro e omessi versamenti di imposte (tra imposte dirette, ritenute ed I.V.A.) per complessivi circa 560.000,00 euro.

Nei confronti di uno degli amministratori della società – che si era “anagraficamente” trasferito in sud America, dopo la raccolta delle prove della sua effettiva residenza nella provincia isontina, è stata accertata un’evasione fiscale di circa 600.000,00 euro non dichiarati al Fisco, in buona parte detenuti su conti in Paesi off shore.

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