25/02/2024

Nonostante il timore di essere scoperti,  alcune decine di  rider   hanno bussato alla porta della Fit Cisl, per chiedere informazioni sui propri diritti. L’open day a Udine e Trieste promosso dalla categoria dei trasporti raccoglie, dunque, un attimo risultato,  se si considera che la frequentazione di una sede sindacale è motivo sufficiente perché l’algoritmo che governa le chiamate e il lavoro dei rider metta una nota negativa sul lavoratore, compromettendone la capacità di guadagnare.

Un guadagno – racconta il segretario della Fit Cisl Fvg, Antonio Pittelli – che  va a discapito, però, dei diritti. Siamo comunque di fronte a persone bisognose di lavorare per mantenere la propria famiglia o quella nel paese di origine”.  Le problematiche rilevate – si legge in una nota della categoria cislina – sono davvero tante. “Parliamo innanzitutto – spiega Pittelli – della precarietà e pericolosità del lavoro che pesa unicamente sulle spalle del lavoratore, che a tutti gli effetti viene trattato come lavoratore autonomo senza però averne i diritti. Quello che poi non si sa è che, ad esempio, il cubo che viene portato sulla bicicletta deve essere pagato dal lavoratore. Anche se sopra vi è il marchio della società per la quale lavora. Come anche non si sa, che a chi fa consegne col proprio scooter o con la propria macchina, perché per le distanze maggiori è previsto, non viene rimborsato il prezzo della benzina”.

Parliamo poi – aggiunge la nota della Fit Cisl – di compensi  che vengono pagati in base al numero di consegne fatte. E quante ne possono essere fatte lo decide un algoritmo segreto, che non si sa come sia costruito, e che è implementato anche da un punteggio legato alla qualità del lavoro svolto dal rider. “Quello che è certo è che i lavoratori si sentono altamente in soggezione nei confronti della app con la quale prendono le ordinazioni da consegnare e dell’algoritmo che la gestisce”.  “Dagli incontri che stiamo avendo – conclude Pittelli – si intuisce facilmente che questi lavoratori chiedono una umanizzazioni nei rapporti con quelli che a tutti gli effetti sono i loro datori di lavoro. Dalla firma del contratto in poi, il loro unico rapporto è con la app dello smartphone, avendo come spada di Damocle i tempi e il numero delle consegne. È ora che anche a loro, che sono i sommersi di questa nuova economia digitale, venga dato un contratto di riferimento. Che non può essere altro che quello della logistica-trasporti e merci”. 

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