02/12/2022

Il giorno del Ricordo delle vittime delle fobie e dell’esodo giuliano-dalmata, istituito per legge in Italaia nel 2004,è stato celebrato nei pressi del monumento sulla la Foiba di Basovizza, alla presenza di autorità civili, militari e religiose e con una folta rappresentanza di parlamentari, consiglieri regionali e cariche istituzionali. La foiba di Basovizza è una delle centinania di cavità carsiche a pozzo che vennero utilizzate per uccidere civili e militari anche se la magioranza delle vittime si ebbero nei campi di prigionia jugoslavi o durante la deportazione verso di essi.

Roberto Dipiazza (Sindaco Trieste), Debora Serracchiani (Presidente Regione Friuli Venezia Giulia) e Annapaola Porzio (Commissario di Governo in FVG e prefetto Trieste) alle celebrazioni del Giorno del Ricordo al Monumento nazionale della Foiba - Basovizza 10/02/2017

Roberto Dipiazza (Sindaco Trieste), Debora Serracchiani (Presidente Regione Friuli Venezia Giulia) e Annapaola Porzio (Commissario di Governo in FVG e prefetto Trieste) alle celebrazioni del Giorno del Ricordo al Monumento nazionale della Foiba – Basovizza 10/02/2017

La presidente del Frliuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, ha detto che il modo migliore per ricordare i mordi è farlo in silenzio e con la preghiera. “Io vengo qui da tanti anni, non è questo il mio primo anno, a differenza di qualcuno. Quindi ho già scelto da che parte stare, so già qual è la verità”, ha affermato Serracchiani al termine della cerimonia Il Governo era rappresentato dal sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova, che, secondo il protocollo, ha preso la parola dopo il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza e il presidente del Comitato martiri delle foibe e della Lega Nazionale Paolo Sardos Albertini. Con la presidente Serracchiani era presente l’assessore regionale alla Cultura Gianni Torrenti.

Il sottosegretario Della Vedova ha anche stigmatizzato “il silenzio insopportabile calato in Italia su questa vicenda” per decenni. “Una memoria a lungo negata”, ha detto il sottosegretario, mentre

l’importanza della giornata di oggi “è quella di ricordare che queste cose sono accadute, potrebbe accadere e dobbiamo lavorare insieme perché non accadano mai più. E in questo l’Unione europea, che ha stemperato i confini e abbattuto i recinti e i muri, è una garanzia”.

Il presidente della Lega Nazionale Paolo Sardos Albertini, dopo aver rievocato il primo omaggio dello Stato italiano alla Foiba di Basovizza, nel 1991 con il Presidente della Repubblica Francesco Cossiga, ha ricordato che “da quel momento tante cose sono cambiate, di strada se n’è fatta. Ciò non toglie – ha aggiunto – che tanta c’è da fare”. In particolare Sardos si è detto pronto ad adoperarsi nei prossimi anni per il coinvolgimento delle vittime slovene e croate del regime di Tito quale “contributo per costruire un futuro di pacificazione”.

il sindaco Dipiazza ha evocato “la lunga scia di sangue tracciata dai partigiani di Tito con un eccidio di massa”, ricordando alcune figure emblematiche che hanno patito il martirio, come la giovane Norma Cossetto e don Bonifacio. In precedenza, l’arcivescovo di Trieste mons. Giampaolo Crepaldi aveva officiato una messa nella cui omelia aveva giudicato “sconfortante e sconcertante che qualcuno coltivi l’ideologia balzana e balorda nel negazionismo” sulla verità storica delle foibe.

“Fare opera di memoria, verità e rispetto”. È l’invito dell’assessore regionale alla cultura, sport e solidarietà Gianni Torrenti, presente alla cerimonia che si è svolta oggi alla Foiba di Basovizza sull’Altopiano carsico.

“La tragedia dell’Esodo e delle Foibe – ha affermato l’assessore – appartiene a un passato ancora recente e permea fortemente il nostro tessuto socio culturale. È perciò inaccettabile che la natura di quel misfatto sia messa in dubbio o, peggio, usata in modo strumentale”.

Torrenti ha anche precisato che “prese di posizione come quella dell’onorevole Serena Pellegrino rese in ambito istituzionale umiliano le sofferenze degli Esuli, minano gli sforzi di riconciliazione e facilitano la riemersione di un negazionismo subdolo”.

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