La vicenda italiana delle quote latte ha fortemente danneggiato gli allevatori e l’agricoltura. Un problema che ha colpito tutta la zootecnia con allevatori perseguitati da Equitalia e AGEA per i debiti contratti per milioni di euro a causa delle multe. C’è chi è sceso in trincea opponendosi al pagamento delle quote, contestando fin dall’inizio gli errori del sistema di calcolo e c’è chi, per non pagare le sanzioni ha acqustato a caro prezzo le quote latte all’AGEA. Proprio Agea, agenzia per le erogazioni in agricoltura, è qui che sta l’origine del problema: dalle indagini dei carabinieri e dalle inchieste è emerso che i funzionari di questo ente hanno modificato il logaritmo per il calcolo della produzione del latte, gonfiando la produzione sulla carta e quindi incassando quote latte che non erano dovute perchè non corrispondevano alla reale produzione di latte e questo ha permesso anche l’introduzione nel territorio italiano di ingenti quantitativi di latte dall’estero non adeguatamnte testato, facendolo diventare italiano. Insomma latte prodotto sulla carta da mucche italiane di 82 anni di età che hanno acquisito i titoli agea, poi acquistati da alcune associazioni per poter accedere ai fondi ce.
Ora, la Sezione dei Giudici per le Indagini Preliminari del Tribunale Ordinario di Roma il 13 novembre 2013 ha sì emesso un’ordinanza di archiviazione per il reato di truffa a carico di Agea, aprendo però la strada per il reato di falso. L’indagine ha evidenziato, che le quote latte da revocare per la mancata produzione di latte erano certamente superiori rispetto a quelle effettivamente revocate; la non corretta qualificazione, delle quote latte ha cagionato ingenti danni sia ai produttori che allo Stato Italiano anche se da parte di Agea- sostiene il GIP del tribunale di Roma, non può ipotizzarsi il reato di truffa, in quanto a fronte del danno cagionato, mancherebbe l’ingiusto profitto in favore di AGEA – Ciò che non convince è che merita approfondimento, è la condotta tenuta successivamente dai funzionari di AGEA che, per giustificare l’errore contabile commesso (e quindi evitare responsabilita’) hanno chiesto la modifica dell’algoritmo, ossia dei criteri di calcolo del numero dei capi di bestiame potenzialmente da latte.
L’algoritmo è stato effettivamente modificato e così il limite massimo di età passiva da 120 mesi dell’animale è passata a 999 mesi (ossia 82 anni di età)! Si è ottenuta così una differenza in aumento di 300 mila capi con significative differenze nel calcolo della produzione nazionale di latte. Tale dato ha comportato calcoli non rispondenti al vero. Il tribunale di Roma ha quindi restituito gli atti al P.M. affinchè si valuti nel merito una eventuale nuova iscrizione a carico dei funzionari dell’AGEA, per il reato di falso.
Allora i COBAS avevano ragione: sedici anni di lotte; le lunghe file di trattori dai primi anni del 2000, le proteste per contestare l’inesattezza dei calcoli sulla produzione del latte in Italia. A salire sul trattore insieme a tanti altri, per dare battaglia su una questione che ora emerge in tutta la sua gravità, è stato Renato Zampa, uno dei firmatari della protesta.
Zampa, già presidente e fondatore di Cospalat Friuli Venezia Giulia, apprezzato e conosciuto consorzio per la produzione di latte e di derivati veri, di qualità e non di carta, nonostante il pesante disagio prodotto dai riflessi mediatici di una recente vicenda giudiziaria, la quale però non ha fatto venir meno la fiducia dei consumatori e tantomeno ha portato al sequestro di un solo litro di latte o alla chiusura di un solo punto di vendita….





