19/02/2024

Di Marco Mascioli

Proteste in tutta Italia contro l’ultimo provvedimento del presidente del consiglio Conte che, spaventato dalla diffusione del Coronavirus, ha praticamente bloccato, ma non completamente, buona parte delle attività che credevano di poter ripartire con le misure adottate nei mesi scorsi. Investimenti per la sicurezza della salute, provvedimenti di controllo del numero di persone, evitare assembramenti (tranne in alcune principali città), hanno fatto credere, soprattutto in regioni come il Friuli Venezia Giulia, di poter sperare nella ripresa post Covid. 

Invece come un’ascia in testa è arrivato il nuovo decreto che non solo conferma la condanna per alcune attività, l’arte in primis, ma determina la potenziale fine di tantissime attività collegate alla ristorazione e non solo. Coprifuoco serale e chiusura alle 18 di bar e ristoranti hanno scatenato l’ira di tutti e generato reazioni diverse in alcune province autonome, città e imprenditori che trasgressori della norma, hanno attuato iniziative diverse per far comprendere ai governanti che non è questa la soluzione. Ristoranti che organizzano cene di gala alle 5 del mattino; altri che rimangono aperti comunque e accettano di buon grado la multa elevata dalle forze dell’ordine (loro malgrado); Sindaci che arbitrariamente hanno emanato norme locali seguendo l’esempio della provincia autonoma di Trento (Vittorio Sgarbi a Sutri – Lazio, ristoranti aperti fino alle 22,00 e bar e pasticcerie fino alle 20,00). Rimane la confusione per quei settori dimenticati dal DPCM che al momento continuano con il terrore d’aver mal interpretato i dettami del presidente Conte.  

In Friuli Venezia Giulia il Governatore Fedriga aveva appena emanato un’ordinanza contingibile e urgente la numero 39/ di Protezione Civile contenente ulteriori misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-2019 in data 23 ottobre, per specificare le nuove misure nella nostra regione, valide sino al 20 novembre 2020, mentre il giorno dopo è datato il decreto Conte.  

Ora tutti i corregionali si chiedono come mai ciò che un provincia autonoma ha fatto non possa essere attuato anche dalla Regione Autonoma del Friuli Venezia Giulia? Stanno aspettando di vedere buona parte delle attività consegnare i registri contabili? Intanto scendono in piazza per protestare, probabilmente  molti sono dimentichi della responsabilità assunta con il loro voto o non voto, dato che al governo, in questo momento, ci sono i due partiti che hanno ricevuto più voti alle ultime elezioni. 

Alcuni Sindaci, non si sono lasciati intimorire e, nel pieno rispetto dei loro (pochi) poteri, intraprendono azioni come il Sindaco di Gorizia, Rodolfo Ziberna il quale ha scritto un messaggio inviato al presidente del Consiglio e al Governatore Fedriga, di cui ci parla nell’intervista. Ora non rimane che aspettare la risposta al messaggio, se mai ci sarà, oppure le conseguenze per coloro che non fanno parte dell’apparato statale e che, a sentire Conte, avranno contributi e aiuti a fondo perduto allo scopo di ristorare i danni subiti, come se fossero soldi dei governanti e non la risultanza di tasse inique, insopportabili e incrementali nei confronti dei cittadini, per cui pagheremo le conseguenze anche in futuro. 

I contributi a fondo perduto sono principalmente per ristoranti, alberghi, palestre, piscine, sale giochi, cinema, stadi, discoteche, bar e gelaterie fino ad arrivare all’eliminazione della rata seconda IMU (solo per le imprese nominate), credito di imposta per gli affitti (prima paghi poi li rivedrai il prossimo anno), il rifinanziamento della cassa integrazione, bonus una tantum e due nuove mensilità di reddito d’emergenza per chi ne aveva diritto. Questo quanto contenuto nel testo del decreto Ristori, composto da 32 articoli e, oltre quanto anticipato, spicca la nascita di un finanziamento pari a 30 milioni di euro per i tamponi antigenici rapidi presso i medici di base. 

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