17/05/2024

di Gianfranco Biondi

Il sommo poeta Dante Alighieri, di cui si celebrano i 700 anni dalla morte, collocò i suicidi nella selva che occupa il secondo girone del settimo cerchio dell’Inferno (canto XIII). Per essersi separati violentemente dal proprio corpo, i suicidi dovevano, quindi, soffrire e ci pensavano le Arpie a farlo.

Chissà se ai tempi di Dante che, evidentemente non era molto comprensivo sulle ragioni dell’estremo atto, il suicidio era esclusivamente la drammatica risultante di un disagio profondo , di un immenso dolore o di una insostenibile vergogna. Non sufficienti per Dante a giustificare, comunque, la violenza verso sé stessi: quindi…destinazione Inferno.

Punizione, sofferenza eterna e nessuna redenzione. Se Dante avesse avuto il dono di conoscere il futuro, avrebbe anche visto il suicidio-omicidio collettivo nel novembre 78 di Jonestown nella Guyana dove morirono avvelenate dal cianuro preparato dal capo setta Tempio del Popolo, Jim Jones , ben 909 persone o, in tempi di attualità, il suicidio “indotto” da convinzioni sbagliate sul Covid del triestino Marco De Veglia di appena 55 anni (che così ha concluso miseramente una brillante carriera come riconosciuto guru del marketing) o il suicidio (non cercato neanche questo ma trovato) della ventitrenne Xiao Qiumei, ragazzina cinese gruista, nota influencer che, invece di porre attenzione al suo pericoloso lavoro, è caduta da una gru perchè intenta a farsi selfie per alimentare il suo profilo social. Chissà se Dante avrebbe indicato anche ai 909 della seta o questi due ultimi “fenomeni” la strada per l’Inferno o, magari, si fosse inventanto qualcosa di peggio dell’Inferno stesso per questa tipologia di suicidi “non voluti, non cercati ma trovati”. Forse sì forse no. Ma forse qualche dubbio al Sommo sarebbe venuto nell’indicare la porta dell’Inferno al professor Giuseppe De Donno, ex primario penumologo dell’ospedale di Parma, che intraprese la cura con il plasma iperimmune, subito derisa, squalificata, nonostante una possibile sua efficacia…ma aveva un difetto non di poco conto …era gratuita o quasi, quindi per niente interessante per il business . Purtroppo De Donno si è o lo hanno impiccato. Riporto a questo proposito la lettera scritta sul profilo facebook dalla psicologa Claudia Crispolti a difesa del prof De Donno, che ne delina i tratti umani e i valori etici e professionali di un personaggio che non appartengono ai profili di chi (medici, giornalisti e politici della peggior specie appartenenti all’ “Organized Mud System”, sistema del fango organizzato), ha scelto l’esibizionismo, il compromesso, la visibilità e la faciloneria accusatoria e di giudizio per contribuire alla fine prematura del professor De Donno.

di Claudia Crispolti

Circa un anno e mezzo fa, a Maggio  più’o meno, il Prof De Donno – in quel momento molto attivo sui social- sparì per qualche giorno. 

Io entrai in panico per qualche ora e ricordo bene che una mia paziente si accorse che ero molto turbata. 

Chiamai l’ospedale dove lavorava e poi cercai la sua segretaria personale che mi rassicuró dicendomi che il Prof si era preso qualche giorno per riposare e una pausa dai social. 

A me interessava solo sapere se fosse vivo. 

Smaniavo e tremavo avvolta nella paura. 

E allora glielo chiesi espressamente: signora ma il Professore e’ vivo? 

Si Dottoressa. 

Mi calmai.

Ma non mi bevvi nemmeno per un secondo la scemenza della pausa. 

Nessuno ha più parlato di questa cura a costo zero, denigrata e bistrattata peggio delle cure dei fricchettoni che assumono ( cito ) la ‘salvia e il te’’ 

Poco dopo la Lucarelli intervistò il professore e ricordo di aver letto quell’intervista immaginando il volto di quell’uomo. 

Un uomo semplice, non abituato a sgallinare in tv, a berciare o a sgomitare. 

Un’intervista manipolativa, aggressiva che trattatava l’allora primario di un reparto, peggio di un latitante di mafia. 

Ogni volta che lo guardavo scorgevo nel suo viso la bontà del cuore di chi si mette a servizio. 

Lo so per certo. 

Lo sento. 

Non ho assolutamente bisogno di testimoni, fonti o altre scemenze. 

Lo so e basta. 

E’ il mio lavoro sentire le persone, anche a distanza. 

Vedevo l’onestà dell’umile 

La sua morbidezza fatta di pane

Di chi porta fuori il cane salutando

Di chi prova vergogna

Di chi sgobba perché si fa così 

Ogni parola contro di lui mi si infilava come un ago nel cuore 

Mi faceva male

Gli ho scritto tantissime mail, per ringraziarlo fondamentalmente, per dargli sostegno, stima, affetto. 

La mia amica Paola, anche lei ora nell’altra terra mi diceva sempre: Claudia, ricordati che non c’è salvezza per chi danneggia un giusto. 

100% di guariti, mi dicono. 

Con la sua cura semplice: da uomo a uomo, da guarito a malato, ti do la mia guarigione, i miei anticorpi e non devi pagare! 

Parlateci coi suoi pazienti e fatevi raccontare quanto gli fossero cari. 

Emarginato

Sbeffeggiato da quattro sgherri di periferia, dalle Lucarelli di turno, solo contro un sistema perfido e perverso e anche diabolico nel senso stretto del termine, se lo sono divorato. 

Quella colomba bianca, l’hanno messa sull’altare e infilzata senza pietà, come fanno da sempre in questo pianeta con quelli come lui.

Non piangiamo perché Giuseppe se ne è andato, credo che tutti gli esseri d’amore presto lasceranno questo mondo. 

Piangiamo perché tutti noi ci sentiamo un po’ lui quando veniamo presi in giro o attaccati perché crediamo ancora in qualcosa di diverso da quello in cui crede la maggioranza. 

Vediamo in lui il dottore quello vero, che col camice bianco ti viene ad auscultare il cuore e ti da una pacca sulla spalla dicendoti che tra un po’ starai meglio 

O vediamo in lui un padre ideale, pacioccone che ti strizza l’occhio anche se fai una cazzata. 

Piangiamo la tremenda, atroce ingiustizia di un mondo dove vengono messi in vetrina i Burioni e i Bassetti, che persino i cognomi sembrano usciti da un fumetto dove giocano il ruolo dei cattivelli, mentre De Donno lo sai già che verrà subito preso e che finirà male, perché sa di troppo buono. 

Questa mattina mi sono svegliata con un terribile malessere e una profonda angoscia e ho scritto alle mie amiche che questa sera avrei recitato il Gayatri mantra e loro immediatamente hanno detto si , veniamo anche noi.

Appena abbiamo finito di pregare , e’ uscita questa notizia. 

Manco ce l’avesse chiesto la sua anima, in qualche modo. 

E io sono certa che sia così e non ho bisogno nemmeno in questo caso delle fonti o delle prove . 

Tutte le anime della grande fratellanza sono unite e sentono all’unisono. 

Non avete capito: questo e’ il kairos e invece di pensare a palestre e aperitivi dovreste pregare. 

E forte. 

Perché un mondo dove i guaritori vengono portati altrove è certamente destinato alla vanità che come sapete bene, è il peccato preferito di chi osteggia il bene. 

Qualsiasi cosa sia accaduta al professor De Donno, la causa e’ da ricercare nel sistema a cui volete appartenere a tutti i costi pagando col sangue e con la vostra vita, sgomitando per partecipare ai suoi laidi inutili banchetti quando l’unica cosa che dovreste fare sono cento passi indietro.

Subito. 

Fatevi dare un pass per uscire. 

Non per entrare.

Anche se, senza saperlo quello lo avete già ma non vi interessa. 

Che Dio benedica il Professor Giuseppe De Donno e la sua famiglia e tutti gli esseri di luce di questa terra al servizio dell’umanità. 

Ai restanti, ci pensa sempre il suddetto. 

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