18/05/2024

PORDENONE- Approda al Teatro Verdi di Pordenone in esclusiva regionale martedì 4 e mercoledì 5 aprile il Cyrano de Bergerac di Rostand nella personale rivisitazione firmata da Arturo Cirillo che lo ambienta tra gli splendori e le miserie del mondo del varietà. Tra piume, lustrini, pailettes e musica, la storia del nasuto spadaccino, che ama per interposta persona la bella Rossana, diventa, nella rilettura dell’attore e regista napoletano quasi un musical che affonda le sue radici negli splendori della rivista alla Ginger e Fred di Fellini e nei ricordi personali dello stesso regista e protagonista. Elegante, sfrontato, divertente, uno spettacolo in cui la (non) vita di Cyrano si specchia in quella di Pinocchio, entrambi dotati di un naso fuori misura, simbolo di quelle “menzogne”, che spesso ci si racconta per sopravvivere. Sul palco un cast superbo (Irene Ciani, Giacomo Vigentini, Francesco Petruzzelli, Rosario Giglio, Giulia Trippetta) che sa regalare una rilettura stralunata e visionaria frutto di un attento lavoro che trasuda amore nei confronti del teatro e degli spettatori.

Dal 1897, anno della sua prima rappresentazione, l’opera di Rostand è stata oggetto di molte, differenti rivisitazioni. Questa recente di Arturo Cirillo prende le mosse da un ricordo autobiografico: la visione del Cyrano di Domenico Modugno, con il cantante nei panni del protagonista, alla fine degli anni Settanta a Napoli. «Non è ovviamente la riproposizione di quel musical», spiega il regista, «si tratta piuttosto di un teatro canzone, un modo originale per raccontare la famosa e triste vicenda d’amore tra Cyrano, Rossana e Cristiano, attraverso non solo le parole ma anche le note».

L’intreccio vede Cyrano, cadetto e poeta, innamorato della cugina Rossana, dalla quale non è ricambiato a causa del proprio ingombrante naso. Rossana, da parte sua, è innamorata di Cristiano de Neuvillette, bello d’aspetto ma oratore poco facondo, al quale Cyrano offre i propri versi per impressionare la donna. Nello spettacolo firmato da Arturo Cirillo, il caso di Cyrano depone i toni da romanza per divenire un elegante e delizioso divertissement, uno spettacolo da rivista nel quale un Cyrano in frac e cilindro anima mondi fantastici. Il poeta spadaccino di fine Ottocento abbandona le sue malinconie per diventare un performer, che soltanto sul palco riesce a riconoscersi fino in fondo. Non solo parole e poesia, dunque, ma un vero e proprio spettacolo musicale che ci restituisce il nasuto guascone in una forma ancora più visionaria – e certamente più umana – lasciando da parte il canone dell’uomo di spada ed eroe della retorica. Questo superbo Cyrano-poeta di Cirillo si muove sotto le luci cangianti di Paolo Manti e tra le stoffe variopinte dei costumi di Gianluca Falaschi, accompagnato dalle musiche originali e rielaborazioni di Federico Odling. «La mia vocazione teatrale è nata anche grazie al dramma di un uomo che si considerava brutto e non degno d’essere amato» – ricorda ancora Cirillo. «Un uomo, o un personaggio, in fondo salvato dal teatro, proprio ora che il teatro ha più che mai bisogno di essere salvato».

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