28/06/2022

Presente e futuro delineati in due giorni, con un omaggio al passato e al Prof. Paolo Bergonzi che ne ha avviato la storia, per raccontarne l’evoluzione, i territori di frontiera battuti, le sfide raccolte al tempo del Covid e le prospettive future, delineando una Neurologia sempre più all’avanguardia che mai dimentica l’importanza del prendersi cura attraverso la sartorialità dell’approccio e la visione olistica.

Sarà proprio muovendosi attraverso queste tre dimensioni temporali che la Clinica Neurologica di Udine, struttura dell’Azienda Sanitaria Universitaria Friuli Centrale – ASUFC e sede della Scuola di specializzazione in Neurologia del Dipartimento di Area Medica DAME – UniUD, celebrerà i suoi primi 30 anni, presso lo Sky Level Business Center di Tavagnacco.

Un anniversario speciale, in programma venerdì 3 (dalle ore 14.30) e sabato 4 dicembre (dalle ore 8.30)  attraverso un ampio ventaglio di relazioni scientifiche declinate in tre diverse sessioni; a partire da quella dedicata alle novità terapeutiche e diagnostiche nel settore, sabato 4 dicembre, e ai territori di frontiera inevitabilmente esplorati, come la Neurologia al tempo del Covid, innegabile banco di prova e, al tempo stesso, momento di grande servizio alla Sanità regionale.

 “La creazione del primo Neuro-Covid in Regione, tra i pochi in Italia, ci ha permesso di qualificare enormemente il servizio offerto ai pazienti con problematiche neurologiche colpiti dal virus eE   è stata soprattutto una preziosa occasione per osservazioni irripetibili”.

 A sottolinearlo, a pochi giorni dall’evento, è il Prof. Gianluigi Gigli, Direttore della Clinica Neurologica e della Scuola di specializzazione, grande protagonista del pomeriggio di apertura dei lavori, venerdì 3 dicembre alle ore 15, attraverso un’antologia di relazioni proposte proprio dagli Specializzandi, prima della Lectio magistralis del Prof. Jerome Honnorat.

E a completare la prima sessione, “Brand new”, sempre sabato 4 dicembre, un’incursione nell’ambito delle malattie rare alla luce del lavoro portato avanti dal Gruppo dedicato della Clinica e della presenza, sul territorio, di un Centro Regionale; focus, inoltre, sulle malattie da misfolding proteico, settore in cui la Clinica sta cercando di sviluppare collaborazioni significative con la SISSA di Trieste e con l’Istituto neurologico di Montreal (Canada); e, ancora, un report sui meccanismi della neuro-infiammazione e neuro-degenerazione e sui biomarcatori liquorali ed ematici per la diagnosi delle malattie neurodegenerative da prioni, ancora oggi una delle più grandi insidie diagnostiche per lo Specialista.

“Rispetto al tema del prendersi cura non abbiamo mai dimenticato che il nostro primo dovere è garantire un’assistenza di qualità e cure sempre più efficaci – spiega ancora il prof. Gigli, anticipando i punti nevralgici della seconda sessione di sabato, ‘Taking care’, dalle ore 11.20, che si svilupperà attraverso relazioni legate ad ambiti certamente consolidati all’interno della Clinica – Sclerosi multipla, epilessia, problemi cerebrovascolari ed emicrania sono tutti settori in cui è in atto un profondo cambiamento ed un raffinamento delle capacità di intervento attraverso strumenti che fino a dieci anni fa non avevamo nemmeno. La vera sfida, oggi, è fare in modo che efficacia delle cure e umanità procedano nella stessa direzione”.

“Per migliorare la qualità di vita è necessario, oggi più che mai, l’atteggiamento olistico che si integra certamente con il farmaco ma che prende anche in seria considerazione lo stile di vita del paziente; a partire dalla nutrizione, ambito di frontiera di cui ci stiamo occupando da tempo, tra le poche Neurologie in Italia – evidenzia il Prof. Gigli che proprio al tema ha dedicato la terza sessione del 4 dicembre, dalle ore 16, ‘Back to the future’ – Neuro-infiammazione e neuro-degenerazione sarebbero oggi incomprensibili senza riferimenti alla composizione del microbiota intestinale e all’alimentazione. Per altro verso, un approccio olistico alla malattia di Parkinson sarebbe estremamente riduttivo senza cogliere l’opportunità offerta anche dagli strumenti cognitivi per intervenire sulle prestazioni motorie dei pazienti. Interessante, a questo proposito, il fatto che uno dei relatori, nostro ex allievo operante negli USA, abbia presentato da poco a New York con il Metropolitan Museum of Art (MET) un interessante lavoro, centrato proprio sull’espressione artistica, nello spirito di una Medicina che innova allargando ad altre modalità espressive, per fornire al paziente risposte sempre più efficaci».

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