25/09/2022

In tempi non sospetti la Net ci aveva già provato, e con discreti risultati, a distogliere i fumatori friulani dalla prassi maleducata e poco civile di buttare per terra la cicca. Lo slogan della campagna di sensibilizzazione, accompagnato da una scarpa rossa femminile che pestava una sigaretta, recitava: “La cicca non è chic”. Ed oggi non è nemmeno economico: dal 2 febbraio, infatti, come previsto dal disegno di legge sulla Green economy pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, chi lancia un mozzicone per strada rischia fino a 300 euro di multa. ” A Udine Vi sono ben 400 contenitori, in centro e nell’immediata periferia, con cestini porta-cicche – informa il direttore generale della NET Spa, Massimo Fuccaro -, praticamente ogni 20 metri. Eppure la pessima abitudine di spegnere la sigaretta sul suolo pubblico, nei tombini o negli scarichi d’acqua fa fatica a sparire. Tutto sommato a Udine siamo anche bravi rispetto ad altre zone d’Italia, ma si può e si deve migliorare”. Dai 30 a 300 euro, tanto può costare l’incivile gesto agli incuranti dell’ambiente che non cercano l’apposito raccoglitore in strada per gettare i mozziconi; multe (fino a 150 euro) anche per chi butta a terra (o anche nelle acque, nei tombini e negli scarichi) scontrini, fazzoletti di carta e gomme da masticare. “Le chewingum – riferisce il direttore della NET- impiegano anche 5 anni prima di degradare. Si attaccano per terra e si trasformano in una specie di pellicola zuccherosa che intacca addirittura il marmo e il porfido. E i mozziconi di sigaretta hanno tempi di degrado naturale di 1-2 anni”. I sampietrini del nostro centro storico, quindi, rischiano grosso. La campagna lanciata dalla Net qualche anno fa sortì buoni effetti, ma ancora oggi, specie all’ingresso dei bar, è frequente scorgere un “tappetino” di cicche. “Ciò causa danni per l’ambiente e il decoro della città – riferisce la NET -; è inoltre un pericolo per l’igiene e la salute dei cittadini. La pulizia e il ripristino dei luoghi e dei beni imbrattati recano, inoltre, un notevole aggravio di costi per la collettività”.

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