20/02/2024

Un Premio alla medicina che osa; che rivoluziona gli scenari reinventando gli approcci; che si  adopera e che fa ricerca per elevare sempre più la chirurgia ad arte raffinata e all’avanguardia,  attraverso l’innovazione  tecnologica.   Un premio a questa medicina  che giovedì 29 ottobre, in  occasione dei Mimics Innovation Awards 2020, ha fatto riecheggiare il nome del Friuli nel gotha  del mondo scientifico mondiale.

 Merito del team di Ricerca Clinica Applicata, Facial Care Project, nato nel 2016 in seno alla Clinica  Maxillo Facciale dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Friuli Centrale – ASU FC diretta dal Prof.  Massimo Robiony, Ordinario presso il Dipartimento di Area Medica dell’Università di Udine.

Merito di un sofisticato lavoro di ricerca scientifica e tecnologica avviato due anni fa sulla  progettazione 3D applicata alla Chirurgia ricostruttiva post traumatica dell’orbita, che si è fatto  strada tra 90 lavori presentati da 54 colossi in competizione, tra cui MIT (Massachusetts Institute  of Technology) e Harvard University, quest’anno addirittura insieme con un progetto di ricerca  congiunto.

«È il riconoscimento al grande impegno di squadra, promosso all’interno della nostra Clinica e del  nostro Dipartimento, che va nella direzione dell’eccellenza, della crescita culturale, della  valorizzazione della ricerca e dell’umanizzazione». Non ha alcun dubbio il Prof. Massimo Robiony  che proprio due anni fa, deciso a potenziare l’aspetto tecnologico nella pratica chirurgica, ha  creato il primo laboratorio di Virtual Surgical Planning e di 3D Printing,  per la progettazione  rapida e la prototipazione, proprio all’interno del Centro di Simulazione e Alta Formazione – CSAF  diretto dal Prof. Vittorio Bresadola e fortemente voluto, a suo tempo, dall’attuale  Presidente dell’ISS, Prof. Silvio Brusaferro.

  «I sofisticati software di progettazione virtuale di cui disponiamo ci permettono, allo stato  attuale, di analizzare perfettamente, nel dettaglio, tutte le immagini radiografiche prodotte da  TAC e da Risonanze Magnetiche –   racconta il Prof. Robiony . ed è  grazie alle immagini  tridimensionali sappiamo quindi molto chiaramente su quali porzioni dovremo lavorare e che cosa,  esattamente, dovremo ricostruire.  Attraverso la stampa 3D possiamo infine tradurre quelle stesse  immagini, create con la realtà virtuale, in modelli reali e concreti garantendo così al paziente una  chirurgia “comprensibile”, personalizzata, di estrema precisione, mininvasiva».

Ecco perché la tecnica, che consente ad oggi la riparazione del pavimento oculare per via  endoscopica e senza incisioni esterne, visibili poi nel post operatorio, si è aggiudicata anche il  premio di Categoria, oltre al Global Winner 2020.

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