18/08/2022

La piazza come argine alle degenerazioni del libero mercato, per essere accanto ai 450 lavoratori che la Wartsila vuole mandare a casa per la chiusura dello stabilimento di Bagnoli della Rosandra  ma anche per dare una grande prova di politica industriale, per mettere in discussione  la legislazione europea, quella italiana sulle delocalizzazioni, gli aiuti di Stato, la forza degli Stati membri dell’Ue, i diritti dei lavoratori e il ruolo dei territori nella determinazione delle politiche industriali.

 È questo, in sintesi, il pensiero espresso dall’assessore regionale al Lavoro, Alessia Rosolen durante la manifestazione attuata dai lavoratori della Wartsila di Trieste e dalle sigle sindacali per protestare contro la chiusura del comparto produttivo.   La produzione di motori navali e sistemi energetici è un asset strategico per lo sviluppo dell’Italia.

L’esponente della Giunta ha   rimarcato che non ci si può permettere la creazione di una rottura completa tra le aziende e il territorio e che non è accettabile, per l’intera Unione europea, che attraverso una norma i sindacati e le istituzioni vengano privati della possibilità di incidere su temi strategici come l’industrializzazione. Intanto il Governo ha dato parere favorevole all’ordine del giorno a firma della presidente del gruppo Pd alla Camera, Debora Serracchiani, che impegna l’Esecutivo a “valutare l’opportunità di individuare ogni iniziativa idonea a garantire la continuità produttiva dell’impresa Wartsila e tutelare i lavoratori coinvolti, in considerazione della strategicità del settore”.

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