25/05/2022

La dimensione di quanto la guerra in Ucraina sia a noi vicina non solamente in termini geografici, di intervento umanitario e di interventismo militare ma anche per i pesanti contraccolpi economici è emersa una volta di più nel corso del confronto organizzato nei giorni scorsi da Confindustria Alto Adriatico.

Massimiliano Fedriga

Tra gli invitati, Il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, ha voluto rivolgere il plauso agli abitanti della regione e alla protezione per la sensibilità civile e la capacità organizzativa di fronte all’ondata di profughi. Sul versante economico ed energetico – ha aggiunto Fedriga – serviranno numerosi interventi a livello europeo. Occorre però ragionare nel medio e lungo periodo, c’è stata poca lungimiranza, sia in UE sia in Italia, sul fronte della differenziazione e questo è un problema condizionante per il nostro sistema produttivo che riguarda anche le materie prime e la componentistica, un problema enorme per le nostre filiere, tra cui automotive ed elettrodomestici. Sull’energia, pur lodando l’attività del Governo per trovare nuovi fornitori, è indispensabile rimettere in discussione la produzione interna, occorre avere la forza di dire che i rigassificatori sono fondamentali, non foss’altro per i recenti accordi con i Paesi africani e gli Stati Uniti. E il nucleare: era oggettivamente problematico ma avremo in prospettiva energia pulita e senza produzione di scorie, non dobbiamo essere ideologici su questo.

Roberto Re

Collegato con Confindustria Alto Adriatico anche Roberto Re amministratore delegato di Metinvest, società proprietaria dell’acciaieria Azovstal, che ha parlato di dramma umanitario, «di una città, Mariupol, disintegrata, distrutta. Dal nostro sito di Azovstal, che ricopre circa 10 km, quadrati, è uscito tantissimo acciaio che noi abbiamo verticalizzato in FVG e nei nostri stabilimenti italiani. Grazie ad altri partner come Cimolai fatto insieme il sarcofago di Cernobyl, le barriere di Panama, con Fincantieri tantissime navi da crociera, costruito il ponte di Genova. I drammatici effetti umanitari si riflettono poi sulla parte economica, in primis in Ucraina dove tutti gli stabilimenti nella zona di combattimento sono fermi e piano piano ci stiamo fermando anche in Italia perché abbiamo utilizzato tutto il materiale che era disponibile nei nostri siti. La resilienza che sta dimostrando il popolo ucraino a livello di combattimento e di protezione dei propri valori di libertà – ha detto Re – si vede anche dal punto di vista economico: determinate produzioni sono ripartite, stanno cercando di portare fuori materiale dall’Ucraina attraverso le poche reti ferroviarie ancora presenti e anche Metinvest è ripartita von due stabilimenti, uno Zaporizia e l’altro nei pressi di Dnipro. Il lavoro è futuro, la Russia sta distruggendo un popolo, ammazzando un numero incredibile di persone ma anche il futuro: si distrugge quello che potrebbe rappresentare la rinascita di un paese. Il nostro primo obiettivo dall’inizio del conflitto è stata la parte umanitaria, abbiamo cercato di portare soccorso tramite viveri, medicine ma anche cercando di portare via da Mariupol dipendenti, persone, abitanti, operazione non facile a causa dei continui bombardamenti. Ringrazio tutti i partner europei, italiani che continuano a contribuire all’aiuto diretto con fondi, medicinali, alimenti e instaurato un fondo grazie alla fondazione del nostro titolare. Siamo presenti in FVG da tanto tempo, crediamo che il FVG abbia sempre rappresentato un territorio molto importante per i rapporti con l’Ucraina, dobbiamo andare avanti, siamo pronti a investire e a ricostruire tutto quello che c’era prima e portare l’Ucraina finalmente. È Importante dare sostegno alle industrie locali, aiutare la loro rinascita e far sì che non vengano create distorsioni sul mercato, premo per un embargo totale su tutti i prodotti russi, non solo siderurgici, auspico una posizione compatta dell’Europa»

Secondo Alessandro Fontana, responsabile del Centro Studi di Confindustria, la guerra ha amplificato problemi che già esistevano in fase precedente. «Il rialzo di gas e petrolio è addebitabile non tanto a una variazione dell’offerta ma ai timori di interruzione delle importazioni e dalla dipendenza elevata,

dell’Italia in particolar modo. Si prevedono rincari per metalli e materie agricole considerata la natura delle produzioni di Russia e Ucraina. La verità – ha detto – è che il conflitto ha spinto i prezzi al rialzo che si è tradotto, per le imprese, in un incremento dell’incidenza degli input energetici sul totale dei costi. I settori che ne stanno risentendo maggiormente sono la metallurgia, la produzione di minerali non metalliferi e la lavorazione di legno, gomma plastica e carta». Per Fontana l’aumento complessivo dei costi stimato rispetto al periodo di precedente rilevazione è pari a 68 miliardi; in eurozona l’inflazione si attesta al 7,5% mentre in Italia siamo ancora al 6,2%. Certamente questa salita sta riducendo il potere d’acquisto delle famiglie e, quindi, di compressione dei consumi. «L’incertezza tende a scoraggiare sia famiglie sia imprese che stanno rivedendo la propria propensione agli investimenti.

C’è da dire che il risparmio, in tempo di Covid, ha toccato picchi storici (13,5% contro il 7% di periodi normali) e forse sarà proprio quanto accumulato nel passato più recente a contribuire alla tenuta della spesa delle famiglie. Il conflitto pone una serie di rischi e il suo perdurare accentuerà gli effetti, incidendo anzitutto sui prezzi energetici. La fotografia attuale – ha aggiunto Fontana – è quella di un rallentamento sia della componente estera, sia della produzione industriale, il cui calo si attesta intorno allo 0,2%. Dai servizi, soprattutto quelli legati al turismo, forse le uniche notizie positive».

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