13/06/2024

Il mondo dell’associazionismo in Italia è sancito dalla Costituzione con l’articolo 18: “I cittadini hanno diritto di associarsi liberamente, senza autorizzazione, per fini che non sono vietati ai singoli dalla legge penale. Sono proibite le associazioni segrete e quelle che perseguono, anche indirettamente, scopi politici mediante organizzazioni di carattere militare.”

Per costituire e aprire una associazione è necessario riunire almeno 3 soci fondatori, per coprire le prime cariche sociali e determinare lo scopo e la specifica attività dell’associazione, redigere un atto costitutivo e lo statuto dell’associazione, con i requisiti previsti dalla legge civile e fiscale necessari per costituire una associazione. Tutto il resto è facoltativo, ovvero potrà essere fatto all’emergere di determinate esigenze. Per esempio: registrare l’associazione all’ufficio territorialmente competente dell’agenzia delle entrate, per ricevere un proprio codice fiscale, sarà utile solo dal momento in cui ci sarà la necessità di stipulare contratti e emettere documentazione fiscale.

ERN TERZO SETIMG_2653Nel caso in cui si volessero svolgere attività in favore di terzi per cui dovrà emettere fatture per le prestazioni (comunque previste dallo statuto), si potrà richiedere l’emissione di una Partita Iva. Sia la forza delle associazioni, sia la debolezza, risiede principalmente nelle leggi che consentono una notevole libertà d’azione con le agevolazioni fiscali previste per gli enti no profit.

Non si saprà mai quante associazioni siano presenti e attive nel territorio italiano, dato che per colpa della burocrazia inefficiente e costosa, risultano essere presenti sul territorio una marea di associazioni che non hanno registrato nulla, ma d’altro canto ci sono ancor più associazioni che, sebbene abbiano registrato l’associazione regolarmente, non hanno poi provveduto alla cancellazione quando hanno smesso l’attività. Il ministero parla di 300.000 organizzazioni che coinvolgono circa sei milioni di persone, ma non si sa dove abbiano preso i dati, visto che i registri non sono aggiornati a causa delle complicazioni burocratiche.

A circa tre anni dal lancio delle linee guida di Riforma Terzo settore, sembra a breve i provvedimenti attuativi giungeranno al traguardo. Codice del Terzo settore, impresa sociale e cinque per mille sono stati varati in via definitiva dal Consiglio dei Ministri, dopo un confronto costruttivo con le Commissioni delle due Camere che ha consentito di migliorare il testo e rispondere ad alcune esigenze largamente diffuse.

La nuova normativa mette a disposizione del Terzo Settore risorse pari a 190 milioni che saranno investite in nuovi incentivi fiscali, nella nascita di un Fondo progetti innovativi, nello sviluppo del Social bonus, nel lancio dei Titoli di solidarietà, oltreché in un incremento della dotazione del Fondo per il Servizio Civile in modo da accrescere, anche per il 2018, i posti disponibili per i giovani che lo vogliono fare. Un ruolo essenziale nella nuova regolazione sarà incentrato sul Registro Unico del Terzo Settore: uno strumento che sarà avviato, gestito e aggiornato dalle Regioni ma che utilizzerà un’unica piattaforma nazionale (il sogno di tutti).

L’obiettivo è il superamento della frammentazione e dell’opacità dei troppi registri oggi esistenti: l’accesso al Fondo progetti, al ERN TERZO SETIMG_2641cinque per mille, agli incentivi fiscali sarà possibile solo attraverso l’iscrizione al Registro. Con il decreto sull’impresa sociale, l’Italia si dota di una normativa particolarmente innovativa: ampliamento dei campi di attività (commercio equo, alloggio sociale, nuovo credito, agricoltura sociale, ecc.); possibile, seppur parziale, distribuzione degli utili e soprattutto incentivi all’investimento di capitale per le nuove imprese sociali: il 30% dell’investimento potrà essere fiscalmente deducibile o detraibile analogamente a come avviene oggi per le startup innovative tecnologiche. Nel mese di luglio 2018 dovrebbe prendere avvio il Fondo di garanzia e per il credito agevolato dedicato proprio alle imprese sociali, con una dotazione di 200 milioni.

Il decreto porta a compimento la riforma strutturale iniziata con la Legge di Bilancio 2015, che ha attribuito risorse in modo stabile per 500 milioni all’anno. Ora si tratta di accelerare i tempi di erogazione, introdurre criteri innovativi nel riparto delle risorse e rendere del tutto trasparente l’utilizzo delle risorse da parte dei beneficiari.

La Regione Friuli Venezia Giulia, nella sede di Udine, ha organizzato un’occasione per formarsi, ripensarsi e rinnovarsi in funzione del futuro del Terzo Settore, della collettività e del sistema di solidarietà e protezione sociale. La sala era strapiena, tutti i posti occupati, come sottolineato anche dalla presidente Debora Serracchiani, come poche altre volte.

Una giornata di studio, un seminario informativo per le associazioni, le cooperative sociali, le fondazioni e tutti gli enti del Terzo settore interessati dalla nuova normativa.

In verità sebbene la normativa sia stata letta da tutti e criticata da alcuni, mancano ancora i trentacinque decreti attuativi previsti per definirne completamente gli aspetti legislativi, indispensabili per l’applicabilità, come ha subito evidenziato Franco Bagnarol, portavoce del Forum del Terzo settore del Fvg, ma ha anche accennato a una prossima revisione del Decreto Legislativo, che potrebbe rallentare l’iter ulteriormente.

Presente in sala anche il presidente del consiglio regionale Franco Iacop che ha ascoltato i conferenzieri tra cui Emanuele Rossi, pro-rettore della Scuola superiore di studi universitari e di perfezionamento Sant’Anna, che ha parlato chiaramente di un impegno che vedrà la luce presumibilmente non prima di altri due anni.

ERN TERZO SETIMG_2631Roberta Sartor, direttore del servizio volontariato e lingue minoritarie della Regione Friuli Venezia Giulia ha rimarcato le specificità della nostra regione con le lingue minoritarie che soprattutto grazie agli enti del Terzo Settore dovremo tutelare. Il nuovo sistema di solidarietà, per Marco Iob presidente del Centro servizi volontariato del Fvg (Csv), dovrà essere inclusivo delle piccole organizzazioni di volontariato, diffuso sul territorio e frutto di riflessioni per un’evoluzione dei servizi.

Paolo Felice, portavoce del Forum del Terzo settore del Fvg, ha evidenziato, in conclusione, come la riforma, pur con alcune criticità, definisca da un lato un riconoscimento giuridico degli enti e dall’altro le modalità di dialogo fra i protagonisti del Terzo settore e la Pubblica amministrazione.

Sebbene la sala fosse gremita, quindi nessun altro sarebbe potuto entrare, erano tantissime le assenze, anche di associazioni importanti che conosco personalmente. Spero quindi vorranno ripetere l’evento diverse volte, se da parte degli assenti emergerà l’interesse. D’altro canto parlare e imparare norme che per il momento non hanno decreti attuativi, sarebbe quasi come prendere la patente senza avere l’automobile.

Ministero del lavoro e delle politiche sociali Presentazione Terzo Settore

Marco Mascioli

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