23/02/2024

di GF Biondi

Piazzata in Consiglio regionale di un gruppo di attivisti ( superfluo se di destra o di sinistra in relazione a quello che scrivo), che hanno inscenato una protesta con tanto di megafono nel corso dei lavori della VI commissione regionale del Friuli Venezia Giulia, impegnata ad esprimere un parere
sul Programma immigrazione 2020 della Regione. Un atto dimostrativo inopportuno per il luogo dove si è svolto e potenzialmente pericoloso, non solamente per il fatto in sé ma soprattutto perché può essere preso ad esempio per possibili emulatori con l’idea che azioni simili si possano intraprendere, si possa entrare impunemente in un palazzo pubblico (quello più importante in quando sede del parlamento regionale) per interrompere i lavori,

in forza di linguaggi ed azioni prevaricanti e, in futuro, perché no, anche sparando, lanciando bombe e sequestrando persone. Rabbrividisce che tutto ciò possa avvenire e che ci possano essere anche delle complicità di palazzo. Dov’era la sicurezza, i controlli? Quando io entro in consiglio regionale, per quelle poche volte che ci vado per lavoro, mi chiedono i documenti, anche se sono conosciuto e se conosco. Da dove sono entrati i megafonari? Da una porta di servizio? Si sono calati dall’alto con l’elicottero? O nella guardiola gli uscieri erano impegnati nelle parole crociate? O, come ripeto, qualcuno ha lasciato la porta socchiusa e si è voltatao dall’altra parte? Sarà meglio investigare immediatamente su questo fatto e che i responsabili vengano sonoramente puniti, prima che si lasci intendere come legittimo e plausibile il classico metodo dell’assalto al palazzo per i cambiamenti di pagina nella storia.

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