Chiuderà ai primi di marzo la mostra a palazzo Bonaparte di Roma , organizzata da Arthemisia, dedicata ad Alphonse Mucha uno dei artisti più influenti della Belle Epoque, e dell’Art Noveau tanto da aver ispirato uno stile a lui intitolato: Lo stile Mucha. La mostra, corredata da un bel catalogo e da una sezione immersiva, offre al visitatore una ampia selezione delle opere più famose di Mucha, nato nel 1860 in Moravia e scomparso il 14 luglio del 1939 a Praga a causa di infezione polmonare. In quel periodo la Cecoslovacchia venne invasa dai nazisti e la gestapo lo interrogò a causa del suo afflato patriottico. Mucha è sempre stato legato profondamente alla sua terra e alle tradizione slave, che furono protagoniste nel monumentale ciclo di venti opere ‘Epopea Slava’ dedicate alla storia slava che egli riuscì a realizzare grazie al sostegno economico dell’imprenditore americano filo slavo, Charles Richard Crane, che Mucha conobbe in uno dei suoi diversi viaggi fatti negli Stati uniti, dove per anni insegnò a Chicago, a New York, a Philadelphia e ritrarrà nelle sue opere esponenti dell’alta società americana. Ma è in Europa, a Praga e, in partioclare a Parigi, che Mucha costruirà la sua fama, disegnando per note aziende e per case editrici manifesti pubblicitari e lavorando per l’attrice Sara Bernhardt, soprannominata La voix d’or (La voce d’oro) e La divina, che, nel 1894 chiese a Mucha di ritrarla in un poster pubblicitario per il dramma Gismonda. Fu proprio lei a lanciare definitivamente il talento dell’artista verso l’Olimpo. Mucha, che per la Bernhardt lavorò per sei anni, giunse a Parigi già nel 1887, sostenuto dal conte Karl Khuen-Belasi , che conobbe qualche anno prima e che fu pigmalione di Mucha, commissionandogli le decorazioni di due castelli di proprietà, finanziandogli gli studi all’accademia delle Belle Arti a Monaco, dopo che Mucha, trasferitosi a Vienna per due anni , dal 1879 come apprendista scenografo, perse il lavoro in seguito al disastroso incendio del Ringtheater. Il conte Belasi continuò a sostenere per un periodo Mucha anche dopo il traferimento a Parigi dell’artista, che si immerse nella vivacità culturale della città simbolo della belle epoque, aderendo al gruppo di artisti ‘Salon Des Cent’, e avvicinandosi anche al misticismo, all’occultismo,alla teosofia. Entgrò, proprio per questi motivi, a far parte della Loggia parigina del Grande Oriente di Francia, attirato dalla ricerca dell’edificazione umana attraverso lo studio dei valori intelletuali e spirituali. Mucha scriverà anche un libro ‘Le Pater’, accompagnato da tavole illustrate,una personale interpretazione del Padre nostro, che l’autore considererà sempre una delle migliori espressioni della sua visione filosofica e spirituale. Alla sua attività aggiunse anche quella della fotografia,con scatti autoritrattistici e di modelle, da poi riprendere nelle sue creazioni graafiche.
Anche se i riferimenti principali di Mucha sono stati soprattutto Praga, Parigi e gli Stati Uniti, non mancarono visite in Italia, a Venezia, a Firenze, a Bologna e a Milano ed anche aTrieste, dove Mucha, già oramai famoso, nel marzo del 1911 soggiornò brevemente nel celebre hotel della Ville sulle rive, luogo d’incontro per l’élite intellettuale dell’epoca, nel periodo in cui l’artista stava lavorando alla sua opera monumentale, l’Epopea Slava, e Trieste rappresentava un punto di connessione ideale tra il mondo latino, quello germanico e quello slavo.
L’estetica di Mucha lasciò un’impronta indelebile sullo stile Liberty triestino. Decorazioni floreali che si possono ritrovare ancora oggi nelle facciate di alcuni palazzi storici della città. Mostre di grande successo e riconoscimenti vennero tributati all’opera di Mucha, come la medaglia d’argento per il padiglione della Bosnia Erzegovina, realizzato per l’esposizione universale di Parigi nel 1900.
Nei manifesti pubblicitari come anche nelle sue creazioni decorative, Mucha incarna la trasformazione della femminilità , che passa dall’ideale ottocentesco della donna passiva, sulbalterna, modesta e vestita a quello progressista e libero. Mucha celebra il femminile nella sua sinuosità, leggiadria, esuberanza, eleganza e spettacolarità , imnmergendolo nelle policromie degli ornamenti, in fogge, motivi e simboli floreali che si ispiravano sempre alla tradizione slava, però rendendola contemporanea.
Quando Mucha si spense, alla vigila della seconda guerra mondiale, la sua arte e stile sembravano aver compiuto il loro ciclo, avviandosi all’oblio. Fu solo nel 1963, grazie anche ad una grande mostra oreganizzata al Victoria and Albert Museum che lo Stile Mucha, che tanto successo ebbe attraverso gli anni della Belle Epoque, venne ripreso, andando ad ispirare lungo tutti gli anni ’60 e ’70 del secolo scorso le copertine di album, fumetti giapponesi e americani, serie animate e videogiochi.
GFB






