28/03/2026

L’Europarlamento, facendo distinzione tra consumo nocivo e moderato di bevande alcoliche, ha modificato il proprio Piano di azione anti-cancro, non prevedendo avvertenze sanitarie sull’etichetta dei vini. In questo modo è stato seguito l’appello delle Città del Vino che con il presidente nazionale Angelo Radica avevano sottoscritto una lettera agli europarlamentari italiani insieme a Movimento Turismo del Vino, Unione Italiana Vini, Federazione italiana delle strade del Vino dell’Olio e dei Sapori, Città dell’Olio e Movimento turismo dell’Olio (ovvero tutte le sigle aderenti al Patto di Spello). Anche in Friuli Venezia Giulia le Città del Vino, che sono rappresentate da 29 Comuni e 4 Pro Loco, si è lavorato per raggiungere questo risultato.

Tiziano Venturini

“Una decisione che fa tirare un sospiro di sollievo anche al nostro sistema regionale – ha sottolineato il coordinatore delle Città del vino del Friuli Venezia Giulia Tiziano Venturini, che è membro della giunta nazionale dell’associazione – sia di quello produttivo, dalle cantine ai consorzi che di quello ricettivo legato all’enoturismo. Una scelta che tutela quelle realtà, come già accade qui in Friuli Venezia Giulia, che promuovono un consumo consapevole del vino e lo valorizzano come elemento di promozione territoriale, oltre a essere sempre più orientate verso una produzione sostenibile a livello ambientale, economico e sociale. Rimarchiamo che il Piano anti-cancro ha una forte valenza sociale e nei suoi principi generali non può che essere condiviso: era solo la mancata distinzione tra abuso ed il consumo moderato di alcol, due approcci culturalmente ben differenti, che ci avrebbe potuto penalizzare a fronte di un sistema davvero impegnato nel bere consapevole”.

“L’emendamento di Italia e Francia che ha cancellato il riferimento al vino nel Piano anti-cancro dell’Unione Europea è senz’altro un’ottima notizia. Ma dobbiamo tenere alta la guardia contro l’eccesso di zelo che a Bruxelles periodicamente prende di mira i grandi prodotti della tradizione italiana”.

Commenta così Piero Mauro Zanin, presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, il voto del Parlamento Europeo sul piano “L’Europa che combatte il cancro”, che da qualche mese stava mettendo in apprensione l’intero settore del vino, un comparto che in Italia vale quasi 15 miliardi di euro.

“Nella prima versione del Piano – ricorda infatti Zanin – anche il consumo di vino era stato indicato tra i fattori cancerogeni, a dispetto dei numerosi studi scientifici che dimostrano come un consumo moderato consenta viceversa di rafforzare le nostre difese contro le malattie cardiovascolari, grazie alle proprietà antiossidanti di alcune sostanze”.

La sollevazione delle associazioni di categoria e l’emendamento proposto da due europarlamentari italiani e una deputata francese hanno però consentito di rettificare il testo, stabilendo che il consumo di vino non è di per se stesso un fattore di rischio e cancellando ogni riferimento ad avvertenze sanitarie in etichetta. “E’ evidente però – osserva ancora il presidente – che qualcuno porta avanti politiche dirette a colpire i prodotti della tradizione forse per favorirne altri. Per esempio gli analcolici prodotti dalle multinazioni. “Si tratta – conclude Zanin – di una sorta di globalizzazione dei consumi, una normalizzazione dei gusti che è l’esatto contrario di quel che serve all’Europa, come vado ripetendo da tempo negli organismi comunitari di cui faccio parte, il Comitato delle Regioni e la Conferenza delle assemblee legislative europee. Dovremmo invece valorizzare le specificità delle diverse regioni e delle diverse comunità. A cominciare dal vino”.

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