27/03/2026

“Una regione così piccola deve cominciare a ragionare in termini di sinergie,  con una vision innovativa, e anche con la capacità di sganciarsi da una storia,  che è sicuramente bella e importante, ma non più sostenibile”. Il presidente  della Camera di Commercio Pn-Ud Giovanni Da Pozzo è intervenuto con  queste parole  all’incontro sul sistema fieristico organizzato da Udine e  Gorizia Fiere in Sala Valduga. “Prima del Covid, le fiere erano già in difficoltà –  ha ribadito Da Pozzo -. Gli imprenditori andavano alle fiere più importanti, ma  sapendo di dover fare scelte anche economiche, miravano a quelle di maggior  interesse. Tutto ciò ovviamente non ha aiutato a in particolare il sistema  fieristico minore”.  Da Pozzo ha evidenziato come «il digitale sia stato  un’ottima opportunità, potenziata in seguito alla pandemia, ma il buon senso  ci dice che non sappiamo quale sarà l’evoluzione e molto tornerà sul piano  relazionale». Per Da Pozzo è essenziale guardare “alle scelte degli  imprenditori, che indicano ciò che è utile e positivo per loro, come hanno già  fatto in passato”. Il presidente Cciaa ha ricordato che il Fvg aveva una fiera  internazionale, il Salone della Sedia, “ed è finta nel 2008, perché gli  imprenditori non partecipavano più, avendo scelto altri modi di proporre  prodotti sui mercati internazionali. Le scelte imprenditoriali indicheranno la  direzione anche nel post Covid, pur se non abbiamo ancora percezione di  quale direzione sarà”. Parlando del sistema Fvg, Da Pozzo ha ribadito che  “abbiamo due enti fieristici, strutturati e con costi fissi estremamente  impegnativi. Pordenone ha dimostrato di aver fatto bene con ottime qualità  strategiche che sempre riconosco. Ma in questo comparto non è una gara.  Udine ha mantenuto un suo percorso legato alla sua storia, ma ha  caratteristiche completamente diverse. In una visione che guarda al futuro,  una riconversione che preveda un percorso aggiuntivo o complementare è  doverosa da parte di chi ha la responsabilità di guardare avanti. La fiera di  Udine ha plus eccezionali, a ridosso dell’università, della città, in un polo  logistico importante. Pur mantenendo appuntamenti centrali riconosciuti  dalle aziende territorio, per il resto non può mantenere una visione fissata sul  passato, sarebbe una miopia che non trova riscontri nella realtà”.

  L’assessore regionale alle Attività produttive e turismo, Sergio Emidio Bini,  intervenendo a conclusione del convegno  ha affermato che “Alla luce di  quanto abbiamo vissuto e della velocità dei cambiamenti in essere, credo che  sia ancora più opportuna un’accelerazione del processo d’integrazione tra le  realtà fieristiche regionali verso la creazione di un unico sistema fieristico del  Friuli Venezia Giulia.Conta la sostenibilità dei bilanci e in questo senso  Pordenone deve farsi carico di un rilancio del settore. La Regione continuerà  ad intervenire solo se verranno seguite le linee guida che possono garantire  un futuro al sistema fieristico Fvg”.

“Quello delle fiere resta un sistema strategico a patto che cambi il proprio  approccio al mercato. In questo momento una visione provinciale  risulterebbe banale. La pandemia ha completamente stravolto i paradigmi del  commercio, degli approvvigionamenti, delle economie di scala. Si può  vendere in un mercato globale in modo diverso e più semplice, quindi è il  momento di cambiare”, ha detto Bini.

“Il digitale, che era già una componente imprescindibile del moderno settore  fieristico, oggi assume un ruolo essenziale nell’ampliamento delle possibilità  di partecipazione e fruizione degli eventi, ma anche dell’interscambio  commerciale”, ha affermato Bini, aggiungendo che “ciò comporta una  revisione del numero e delle dimensioni delle esposizioni per non scoprirsi piccole imbarcazioni che navigano in una rete mondiale dove la visibilità è  prerogativa dei grandi player”.  

Pietro Piccinetti, amministratore unico e direttore generale di Fiera di Roma,  ha ricordato l’impatto economico delle fiere italiane prima della pandemia,  misurabile in 60 miliardi di ricavi per le aziende e con un volano del 50 per  cento per l’export delle Pmi. Gli eventi fieristici stanno ripartendo ma si stima che i livelli pre-pandemia saranno raggiungibili solo nel 2024.

L’impatto del digitale è stato preso in esame da Paolo Manfredi, responsabile  strategie digitali di Confartigianato imprese. Nel periodo della pandemia il 18  per cento delle Pmi ha accresciuto il proprio fatturato in quanto costrette ad  accelerare gli investimenti in innovazione, rinunciando a show-room e eventi espositivi. Le imprese hanno riallocato in digitalizzazione risorse comprese  tra il 50 e il 74 per cento del proprio budget per la partecipazione alle fiere.

Quanto alla fiera di Udine, Lucio Gomiero, amministratore unico di Udine e  Gorizia Fiere Spa, ha delineato il futuro dei padiglioni friulani incentrato su  formazione, eventi e turismo congressuale. Si sta lavorando ad ospitare un  Campus formativo per le scuole di alta specializzazione tecnica; un’area potrà

essere convertita per eventi musicali con capienza fino a 3mila spettatori;  infine, in collaborazione con gli albergatori, è allo studio un rilancio degli  eventi congressuali. Tra le esposizioni sono confermate Casa Moderna e Idea  Natale, mentre tra le novità si pensa ad un evento dedicato alla filiera legno.

Renato Pujatti, presidente Pordenone Fiere Spa, ha confermato che il bilancio 2020 dell’ente, unico in Friuli Venezia Giulia ad ospitare eventi  internazionali, chiude in positivo grazie ai continui investimenti. Il piano di  sviluppo prosegue con inserimento di nuovi soci e ampliamento degli accordi  commerciali nel “b2b”, incluso il settore nautico in collaborazione con Trieste.

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