Conosciuta sul territorio per la vivacità progettuale e per la lungimiranza nelle scelte artistiche, l’associazione Quarantasettezeroquattro guarda al 2025, anno della Capitale Europea della Cultura Nova Gorica – Gorizia, come punto di arrivo e di svolta, di un percorso che, quest’anno, ha segnato un importante traguardo: il 15° anno dalla costituzione dell’associazione.
Proprio per raccontare parte delle progettualità che sta sviluppando nel percorso di avvicinamento a quell’importante data che ha chiamato a raccolta i partner e sostenitori a cui ha illustrato le produzioni realizzate di recente e quelle in cantiere.
Tutte incentrate sul tema del “Confine” e fruibili in doppia lingua, italiano e sloveno.

Oggi presentiamo tre progetti su cui stiamo lavorando da tempo. Uno di questi è già stato completato e messo in scena in occasione di un’anteprima (“Orfana la mia città”), gli altri due sono in fase di realizzazione e debutteranno a breve», ha spiegato Alessandro Cattunar, presidente di 47|04, in occasione della conferenza stampa, ospitata nella sala Bianca del Comune di Gorizia.
Un appuntamento al quale erano presenti anche Miriam Paschini e Gioele Peressini, sempre di Quarantasettezeroquattro, assieme a Fabrizio Oreti, assessore alla Cultura del Comune di Gorizia; Franco Perazza, ex direttore del Centro di salute mentale di Gorizia; Sara Fantin, della cooperativa la Collina; e Kristina Furlan, di Goriški Muzej.
Attraverso queste performance Quarantasettezeroquattro ha raccontato e racconterà le vicende complesse del capoluogo giuliano, testimone di una storia a tratti tragica e dolorosa. Una città dalle molte anime, dalle molte lingue e culture, capaci di coesistere e convivere. Una miscellanea unica che sarà raccontata attraverso nuove tecnologie (come in “Gorizia Cold Case”, il cui debutto è previsto per il 28 agosto nella nuova edizione di In\Visible Cities); la danza e la musica (protagoniste di “Brucia, Prigione, Brucia!” in prima assoluta, il 31 agosto, alle 19, al Parco Basaglia, o esperienze di “realtà aumentata” come nel caso di “Orfana la mia città”.
Da citare, inoltre, “Esercizi di Rivoluzione” (2022) che fa vivere lo spettatore in un mondo fatto di stimoli testuali e sonori. La performance, realizzata da Quarantasettezeroquattro, in collaborazione con Cooperativa la Collina, è il nucleo da cui si è tratta ispirazione per il nuovo e già citato “Brucia, Prigione, Brucia!” e sarà riproposta al pubblico anche nei prossimi mesi.
Franco Perazza, ex direttore del Centro di salute mentale di Gorizia, da anni impegnato per la valorizzazione del parco Basaglia e della storia che lo ha caratterizzato, è stato consulente scientifico per la realizzazione di “Esercizi di rivoluzione” e “Brucia, prigione, brucia”!, intervenendo durante la conferenza stampa ha sottolineato che il Parco Basaglia è un giacimento culturale di enorme valore, ormai evidente a tutti.
Luogo simbolo per antonomasia dell’abbattimento di muri, dell’attraversamento dei confini, del superamento dei pregiudizi, della valorizzazione delle diversità. Utopia che si fa realtà, dove l’impossibile diventa possibile. Tuttavia manca ancora un reale e concreto impegno per riportare la vita nel parco, riconsegnarlo alle persone, farne definitivamente un parco culturale transfrontaliero, come ormai viene chiamato, capace di tenere assieme in modo intelligente le sue molteplici identità: sanitaria, sociale, ambientale, turistica, inclusiva.
Prezioso e indispensabile per raccontare il parco, è l’utilizzo di tutti i linguaggi che il vocabolario dell’arte mette a disposizione, sia nelle sue forme classiche, sia in quelle più innovative, come fa l’associazione Quarantasettezeroquattro.
A prendere parola anche Sara Fantin, della Cooperativa sociale la Collina, è ricercatrice e archivista. Il lavoro suo, e dei suoi colleghi, ha permesso, negli ultimi anni, di riordinare, inventariare e rendere disponibile ai ricercatori l’archivio dell’ex Ospedale psichiatrico, dalla sua fondazione fino al 1978, anno della chiusura (per la famosa legge 180).
Nell’ottica della Capitale Europea della Cultura, Quarantasettezeroquattro e Goriški muzej, condividono un’ampia progettualità volta a favorire la conoscenza della storia dell’area di confine attraverso esposizioni, installazioni, percorsi multimediali e performance collegati tra di loro.
Grazie al lavoro di Kristina Furlan, David Kožuh e Rok Bavčar, in questi mesi Goriški muzej sta collaborando alla realizzazione di “Gorizia cold case”, offrendo consulenza storica e curando la traduzione della performance in sloveno. Anche nel Museo sul confine curato dal Goriški muzej mostrano ai visitatori come il confine ha influenzato gli abitanti di questa zona, come ha segnato la vita quotidiana delle persone.




