13/05/2024

Di Marco Mascioli

L’aumento dei prezzi dell’energia, sia per il gas, ma soprattutto per l’elettricità, sta dimostrando per l’ennesima volta una situazione, a livello nazionale, di grande debolezza. La scarsità di visione e l’incapacità di gestione dell’Italia dell’approvvigionamento con un disinteresse pressoché totale nei confronti delle materie prime, rivolgendosi sempre più all’estero senza considerare i rischi, sta riducendo gli italiani alla crisi che ci potrebbe portare al freddo e a lume di candela. 

Per non parlare della pessima gestione dell’energie rinnovabili che hanno visto in disinteresse da parte delle principali aziende produttrici, spingendo piuttosto i cittadini ad arrangiarsi con fotovoltaici nella case, piuttosto che pensare a eliminare tutte le centrali a gas o a carbone. Pensiamo per esempio alle dighe con centrali idroelettriche che porterebbero vantaggi sia nella gestione dell’acqua (piuttosto che lamentarsi per la siccità), sia per la fornitura di energia elettrica. 

Certo è più comodo comprare il gas russo che attraverso diversi altri Stati e la corrente elettrica direttamente da produttori stranieri che magari hanno centrali a energia nucleare a due passi dai nostri confini e installare giganteschi tralicci orrendi per trasportarla, piuttosto che preoccuparsi di produrre in casa per garantirsi l’autonomia. 

I risultati di queste scelte si stanno vedendo in questi giorni in cui tutti attendiamo l’arrivo delle bollette da pagare con ansia e terrore. Nulla in confronto alle aziende definite energivore, cioè che per produrre devono consumare tantissima energia e quindi la situazione potrebbe tradursi in un disastro economico a catena con chiusure e conseguenti licenziamenti.

Con un intervento straordinario, ritenuto necessario per le condizioni di eccezionale gravità della situazione, l’ARERA limita l’aumento dei prezzi dell’energia elettrica per le famiglie ancora in tutela e, pur rimanendo su livelli molto alti, evita il raddoppio.

Per fortuna hanno il capro espiatori con i prezzi all’ingrosso del gas, giunti a livelli abnormi negli ultimi mesi a causa del perdurare della guerra in Ucraina, dei timori sulla sicurezza dei gasdotti e delle tensioni finanziarie, avrebbero portato ad un incremento del 100% circa, nonostante l’intervento tardivo del precedente Governo con il decreto Aiuti bis.

Nel terzo trimestre 2022, in base ai dati di preconsuntivo, il prezzo unico nazionale dell’elettricità (PUN) infatti è pressoché raddoppiato rispetto al secondo trimestre 2022 e quasi quadruplicato rispetto al livello medio del corrispondente trimestre del 2021.

L’intervento eccezionale dell’Autorità per il quarto trimestre del 2022, che si somma agli interventi del Governo, pur non essendo in grado di limitare gli aumenti, ha ridotto al +59% l’aumento del prezzo di riferimento dell’energia elettrica per la famiglia tipo in tutela. L’aggiornamento trimestrale riguarda questa volta soltanto l’energia elettrica.

In base al nuovo metodo di calcolo introdotto a luglio dall’ARERA (delibera 374/2022/R/gas) il prezzo del gas per i clienti ancora in tutela sarà aggiornato alla fine di ogni mese e pubblicato nei primi giorni del mese successivo a quello di riferimento, in base alla media dei prezzi effettivi del mercato all’ingrosso italiano.

Per quanto concerne alcune grandi aziende del Friuli Venezia Giulia, le notizie sono confortanti. Dal momento in cui si tratta di potenze a livello mondiale, che distribuiscono prodotti ovunque, stanno riuscendo con leggeri aumenti dei prezzi alla vendita, a gestire la crisi e i conseguenti rincari. Molte aziende stanno cercando sempre più soluzioni autonome, realizzando campi fotovoltaici giacché, soprattutto nella nostra regione, andrebbero a occupare una minima parte dei terreni incolti disponibili. 

Per toccare con mano la situazione di una di queste grandi società friulane, abbiamo interpellato Massimo Casari A.S.P.P. di CMF S.p.A. di Cormons (GO) azienda in forte espansione che si occupa di forgiare metalli e già ora dotati di fotovoltaico da 70 Kw sul tetto, autoproducono il fabbisogno elettrico dei loto uffici, oltre all’utilizzo di impianti tecnologici all’avanguardia che recuperano l’aria calda più volte nel medesimo processo di riscaldamento, consentendo l’abbattimento del 30% nel consumo di gas dei forni. 

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