18/08/2022

Con l’Assestamento di bilancio per gli anni 2022-24, Il Consiglio Regionale ha sugellato a maggioranza la scelta della Regione, presentata sotto forma di emendamento all’articolo 10 del ddl, di trasferire tutti i suoi uffici disseminati per la città di Trieste in un’unica area, che sarà quella di Porto Vecchio, ma facendo cadere l’opzione su altri edifici rispetto a quelli su cui aveva messo gli occhi inizialmente, ancora bloccati per una vertenza tra il Comune e la Greensisam.

Dunque ha previsto di avere dal Comune di Trieste la proprietà dei magazzini 7 e 10, oltre ad un terzo edificio e ad un hangar per la nuova sede del 118, per una spesa complessiva di 11,77

milioni di euro (8,5 da pagare quest’anno e i rimanenti 3,27 il prossimo). In più, ha spiegato l’assessore al Patrimonio, Sebastiano Callari, sempre per il 2023 è previsto “un contributo

di 10,5 mln per partecipare alla valorizzazione, rigenerazione e riqualificazione urbanistica di Porto Vecchio di cui si deve fare carico il Comune”.

Il relatore per la minoranza Roberto Cosolini (Pd) è intervenuto per evidenziare, tra le altre cose, la preoccupazione di cosa accadrà degli edifici che la Regione intende dismettere, “perchè

– ha affermato – si sta pensando di svuotare la città e riempire Porto Vecchio, ma non si possono fare alberghi all’infinito”, e ha suggerito che la Regione appronti subito un piano per la loro

destinazione futura. A rassicurare il consigliere è stato Callari: “Lo abbiamo pronto da oltre un anno e non è nostra intenzione fare i buchi neri di cui lei ha parlato, dato che li temo pure io”.

di Gianfranco Biondi

Le preoccupazioni espresse da Roberto Cosolini e fatte proprie dall’assessore Callari, ci danno l’abbrivio per segnalare una simile situazione anche nella città di Udine dove un’intero quartiere versa in stato di abbandono a causa della migrazione di uffici pubblici in altri luoghi della città. Ci riferiamo al quartiere prospiciente il trafficato piazzale Osoppo e ricompreso tra viale Caccia, viale della Vittoria e viale Armando Diaz. Qui insistono grandi fabbricati ex enel, ex regione, ex università, o gestiti di fondi di investimento. completamente chiusi e in fase di degrado e di conseguenza righe di negozi chiusi e serrande abbassate. Ovviamente si tratta di proprietà private o di soggetti diversi sui quali il comune non ha possibilità di intervento se non quella di promuovere un rilancio degli edifici, lavorando ad una progettualità condivisa e sollecitando alla partecicpazione quanti si stanno rendendo responsabili del degrado. A titolo di esempio: Perchè il palazzone in stile ex sovietico che domina la parte finale di via Antonio Caccia fino al semaforo con piazzale Osoppo non può trasformarsi in una capiente casa dello studente a quattro passi da tutte le sedi centrali dell’Università? Oggi, invece, è un relitto che testimonia la una passata speculazione edilizia di dubbio gusto con la regione come inquilina fino a quando non è migrata nel palazzone di via Sabbadini.

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