30/11/2022

“Tra 10, massimo 15 anni non avremo più uno smartphone in tasca, ma disporremo di occhiali dotati di realtà aumentata sulle cui lenti si potranno visualizzare tutte le informazioni”.

È lo scenario tracciato a palazzo Torriani da Yann LeCun, chief AI Scientist di Meta, la company statunitense che controlla i servizi di rete sociale Facebook e Instagram, i servizi di messaggistica istantanea di Whatsapp e Messenger, nonché i visori di realtà virtuale di Oculus VR.

Per la prima volta in Friuli Venezia Giulia, LeCun, Silver Professor of Data science, Computer science, Neural science, and Electrical engineering alla New York University, ha partecipato come ospite d’onore ad un incontro sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale, con particolare riguardo alle attività d’impresa, promosso dal progetto di alta formazione degli Industriali friulani Confindustria Udine Academy, in collaborazione con DIH Digital Innovation Hub Udine e Institut Europia.

Mareschi Danieli, nel definire LeCun ‘un plasmatore del futuro’, ha portato i saluti dell’Associazione, ringraziando, dapprima, l’ingegner Landi, past presidente di Apple Computer a Cupertino, per aver reso possibile questo incontro con il professor LeCun, e, poi, Pinton e Bini per la loro presenza, “che testimonia, ancora una volta, la volontà comune di fare squadra a beneficio della crescita complessiva del nostro sistema socioeconomico. Come dico sempre – ha affermato – less ME and more WE”.

La vicepresidente ha poi ricordato, tra i numerosi progetti in corso con l’Università di Udine in partnership, tra gli altri, con il DIH di Udine, Ditedi e IP4FVG, la “International Summer School on AI: From Deep Learning to Data Analytics”, che si terrà a Udine dal 4 al 8 luglio. Un appuntamento, giunto alla quinta edizione, rivolto principalmente a giovani ricercatori, Ph.D. studenti e operatori del settore. Lo scopo di questa summer school, infatti, è quello di costruire un rapporto diretto con professori di chiara fama, dottorandi, studiosi e ricercatori di altri Paesi per condividere studi, esperienze e punti di vista, ma anche quello di creare una rete con CEO, CFO e professionisti del settore nel campo dell’intelligenza artificiale al fine di stringere partnership per collaborazioni future, abbinando studenti e professionisti con le più importanti aziende del FVG”.

Dal canto suo, il rettore Roberto Pinton ha evidenziato come quella dell’Ai sia “una grande sfida cui l’Università di Udine, che fu tra i primi cinque atenei in Italia a costituire un corso di informatica, intende rispondere, da un lato, con i corsi di laurea e i dottorati di ricerca, realizzati anche in collaborazione con università straniere, e, dall’altra, con un’attività di ricerca che, pure all’interno dell’Uniud Lab Village e in collaborazione con le imprese, consente l’applicazione diretta di quanto studiato. L’obiettivo è quello di mettere insieme industriali, ricercatori e studenti per costruire il nostro futuro”.

Landi ha invece inviato un messaggio ai giovani: “Lanciamoci senza paura nelle nuove tecnologie e facciamo sì che i nostri ragazzi, anche in Italia, possano contare su un ecosistema in cui sviluppare le grandi potenzialità che anche il nostro Paese potrebbe avere nel campo dell’intelligenza artificiale. Landi ha tra l’altro ricordato il triplice vantaggio offerto dall’AI: “Ci farà lavorare meno, ci farà lavorare meglio e, me lo auguro, ci darà la possibilità di vivere meglio tutti assieme”. Utopia? Sogno? “Probabilmente sì – ha concluso -, ma è anche vero che tutte le tecnologie che si sono succedute nel tempo hanno sempre comportato la possibilità di condurre un’esistenza migliore”.

Nel suo intervento l’assessore regionale Bini ha, invece, dato atto agli Industriali friulani di aver portato a Udine uno degli scienziati più illuminati in materia di intelligenza artificiale. In un’Italia, che a giudicare dai budget impiegati, è ancora poco lungimirante su quanto l’AI possa fare per la comunità, Bini ha evidenziato l’impegno della Regione “a stimolare il tessuto imprenditoriale con incentivi e non solo. Per fare innovazione – ha detto – servono coraggio, e qui in FVG ce n’è in abbondanza, e figure qualificate al proprio interno”.

È stata quindi la stessa Mareschi Danieli a intervistare il professor LeCun.

Il Chief AI Scientist di Meta si è dapprima soffermato sui suoi inizi, confessando “di essere stato sin da bambino affascinato dal mistero di come l’intelligenza umana potesse evolversi”. Nonostante i dubbi e la poca ricettività dell’ambiente su questi temi, “anche negli anni in cui si registrava meno interesse, ho sempre avuto fiducia sul fatto che l’AI potesse funzionare, ma che solo i tempi non fossero ancora maturi per la sua applicazione”.

LeCun ha poi ricordato come una macchina, a differenza di un bambino, che ha un apprendimento graduale naturale, funzioni bene solo se immagazzina, nella sua memoria, moltissimi dati e immagini. “La prossima rivoluzione avverrà, quindi – ha spiegato –, quando sarà possibile insegnare alla macchina a pensare alla stessa stregua di persone o animali. Al momento – ha aggiunto – ci sono diverse applicazioni possibili, ma non tutte sono auspicabili, si pensi ad esempio alle decisioni in campo giudiziario, che non si possono far dipendere dal parere di una macchina. Anche sui social è necessario un sistema di moderazione e di controllo per escludere contenuti non desiderati, quali quelli, ad esempio, che incitano alla violenza, al bullismo, al terrorismo, alla propaganda o alla disinformazione e via dicendo”.

Quindi, la vicepresidente di Confindustria Udine ha posto provocatoriamente una domanda deontologica sul pericolo che una grande fetta di umanità possa abituarsi alla comodità di utilizzare le macchine anziché il proprio cervello, che rischierebbe così di intorpidirsi piuttosto che di potenziarsi. LeCun ha fornito una risposta rassicurante in tal senso: “Ogni volta che appare una nuova tecnologia c’è preoccupazione, è successo anche in passato. Io sono però convinto che l’intelligenza artificiale possa amplificare la nostra intelligenza, che in questo modo può essere resa più produttiva e creativa”.

Ed ancora: sollecitato da Mareschi Danieli per conoscere quale impatto lo sviluppo dell’intelligenza artificiale avrà sulla società, il Chief AI di Meta ha riconosciuto come ogni rivoluzione tecnologica abbia cambiato l’equilibrio sociale: “La scelta, che diventa politica, – ha sottolineato – è fare sì che i benefici arrivino a tutti e non siano disponibili soltanto per un gruppo ristretto di persone”.

Il professor LeCun ha quindi tenuto una breve lezione sull’intelligenza artificiale, mostrando quali siano i principali impieghi al giorno d’oggi, in particolar modo nel mondo dei trasporti (grazie ai sistemi frenanti cui lo stesso LeCun ha lavorato è stato possibile ridurre del 40% il numero di collisioni tra automobili), della sicurezza, della medicina, del monitoraggio ambientale e nel settore energetico.

Gli sforzi attuali stanno concentrandosi anche sul fronte della trascrizione dei documenti scritti, cercando di prevedere la parola successiva in un testo (“Le macchine – ha ammonito – sembrano comprendere il testo, ma la loro comprensione, al momento, è solo superficiale”) oppure sul fronte della creazione di nuovi composti chimici o, in medicina, dell’accelerazione dei tempi per la risonanza magnetica e altre indagini diagnostiche.

L’incontro è poi proseguito con una serie di domande secche. In rapida successione: sarà possibile avere un nano centro diagnostico all’interno del nostro corpo? Risposta di LeCun: “Ci vorrà molto, molto tempo”. Vivere realtà virtuali tattili? “Succederà, forse tra 10 anni”. Un frigorifero intelligente che in base alle mie abitudini alimentari ordina cibo al supermercato secondo lo stock interno? “Amazon ha già negozi di questo tipo. Prima o poi ci sarà anche sul mercato un frigorifero così intelligente”. Leggendo il menù di un ristorante, in base alle mie emozioni, l’IA saprà che piatto ordinare per me? “Spero che non succeda. Vorrei avere il controllo della situazione”. Curare tutti i tipi di cancro? “Sarà la sfida più grande. L’AI può sicuramente accelerare lo sviluppo di nuovi farmaci”. Scanner ottici che ci indicano virus e batteri presenti nello spazio? “Non so se sarebbero utili”. Un medico di Singapore che opera al cuore un paziente di Udine attraverso un sistema robotico controllato a distanza? “Non serve l’AI, c’è già il remoto”. Pagare un biglietto e assistere dal divano di casa alla finale del Superbowl come se si fosse in prima fila? “Il prossimo anno succederà quasi sicuramente”. Palloncini di elio per teletrasportare Internet in aree inaccessibili? “Abbiamo registrato tanti fallimenti finora”. Bump Mark – le etichette alimentari intelligenti che eliminano gli sprechi? “In un certo senso già esistono”. Un uomo che nonostante gli svariati anni di matrimonio vissuti tutti nella stessa casa si ricorda quale è l’armadio dei coperchi delle pentole, senza dover chiedere a sua moglie? “Io – ha riposto LeCun, cogliendo l’ironia dell’ultimo quesito – appartengo a quella categoria di uomini. Non so se si potrà mai risolvere questo problema”.

L’evento si è chiuso con alcune domande del folto pubblico presente in sala. Tra i quesiti, gli è stato chiesto come si possa applicare l’intelligenza artificiale alla manifattura. Per LeCun si può farlo “magari creando un gemello digitale di un reparto di produzione per poi comprendere come migliorare la fase della produzione stessa attraverso un controllo di qualità e un’attività di manutenzione predittiva”.

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