25/05/2026

di GFB

Più che parlare di “interpretazione errata della realtà”, in riferimento al complesso quadro di norme e tutele che faticosamente abbiamo pur costruito nel tempo, sarebbe più opportuno evitare di “errare nell’interpretazione” di ciò che già esiste. Uno dei concetti che il Segretario Generale della Cisl del Friuli Venezia Giulia, Alberto Monticco, ha voluto esprimere, nel concludere i lavori della prima giornata di approfondimento sulla tema della violenza di genere, organizzata in sala sala Tarantelli a Udine da CISL Udinese e Bassa Friulana e FNP CISL Pensionati, invitando ad affinare e potenziare ulteriormente le sinergie di rete tra associazioni impegnate su questo fronte, piuttosto che moltiplicare e sovrapporre, visto la tanta strada che c’è ancora da fare. A questa giornata dedicata al lavoro delle associazioni, del Gruppo Interforze Codice Rosso presso la Procura e alla presentazione di un depliant di informazione sui centri antiviolenza- come ha precisato Francesca Pizzutto, coordinatrice donne AST CISL – seguirà una seconda fase per mettere a confronto mondo maschile e femminile e per coinvolgere gli studenti in una campagna di sensibilizzazione, focalizzata sull’impatto dei social. Si lavora anche ad una iniziativa per trattare il tema dell’autodifesa in risposta a situazioni di pericolo imminente e di quali siano criteri e strumenti legittimi per avvalersene.

Nel portare i saluti di buon lavoro, insieme a Giorgio Lazzarini dell’AST CISL Udine, Anna Pittino di FNP Pensionati Cisl ha ricordato alcune chiavi di lettura sull’intensificazione dei fenomeni di violenza di genere come, per esempio, l’incapacità degli uomini di rassegnarsi alla libertà della donna come riflesso della loro incapacità a vivere la loro autonomia e libertà e, rivolgendosi agli educatori ed educatrici delle nuove generazioni, l’invito ad impegnarsi nel spiegare il valore degli affetti e del rispetto.

Molto ricchi di contenuti gli interventi di questa prima sessione, presentati dalla segretaria regionale CISL, Renata Della Ricca, che ha introdotto i vari relatori, ad iniziare dal commissario aggiunto della Polizia di Stato Roberta Bassi, responsabile del Grupppo Interforze Codice Rosso e dall’ispettore di polizia Franco Tosolini. Codice Rosso rappresenta tutti i reati che riguardano la sfera sentimentale, familiare e sessuale, per i quali il Gruppo Interforze appositamente creato, ha l’obbligo di intervenire entro tre giorni dalla denuncia o segnalazione di reato, avvalendosi anche di un gruppo di psicologi e psicologhe, per poter impostare il più correttamente possibile l’approccio con le vittime di reati come la violenza sessuale, lo stalking, il revenge porn e i maltrattamenti in famiglia ( i reati compresi in codice rosso e che sono stati spiegati nel dettaglio dai relatori). Come anche negli interventi di successivi dei relatori, è stata sottolineata l’importanza del giusto tempo, del giusto spazio/luogo e delle competenze necessarie per porsi prima in ascolto, e poi in consulenza, di chi ha subito violenze, spesso da persone a cui si è voluto bene, e reso vulnerabile da tutte le paure, timori e sensi si colpa che possono interferire con la volontà di denuncia. Dal 1996 il reato di violenza sessuale non è più contro la morale ma contro la persona e questo è stato un passaggio fondamentale perchè riguarda la corporeità della persona. Chi tocca anche solamente per gioco parti definite sensibili sessualmente – è stato precisato – commette violenza sessuale, in quanto la molestia ( intesa, per esempio come palpata al sedere o al seno) non esiste. Il passaggio del 1996 è stato quindi fondamentale per l’aggiornamento degli articoli del Codice penale e delle procedure di accertamento dei reati compresi nel Codice rosso, per i quali sono stati raddoppiati i tempi della querela e segnalazione ( 6 mesi o un anno) rispetto alle altre tipologie di reato, con la procedibilità d’ufficio nel caso di violnza su minori. In particolare, i relatori si sono soffermati sul revenge porn ,in qualsiasi modo distribuito, e della sua gravissima dannosità se diffuso attraverso i social.

La psicologa Marialinda Benedetti, nel presentare il centro antiviolenza Zerotollerance, ha puntato l’accento sull’importanza del lavoro multidisciplianare che supporta uno sportello dove l’ascolto delle vittime è attivo, accogliente, non giudicante e in accompagnamento ad un percorso individualizzato. Le donne non vogliono essere sostituite nelle decisioni ma chiedono di capire- ha detto la Benedetti-quali sono le possibililità di scelta e le conseguenze derivanti da prese di posizione rispetto a situazioni di violenza che vivono. Da gennaio a settembre 2025 – ha aggiunto la rappresentante di Zerotollerance- sono stati registrati 168 nuovi contatti telefonici. Sono 146 le donne accompagnate in percorsi in uscita dalla violenza. Zerotollerance dispone anche di strutture ricettive per l’accoglienza emergenziale.

La psicologa Augustina Zacca è intervenuta a presentare il lavoro dell’associazione ISTRICE,con sportelli a Udine, Pordenone e Gorizia dedicata agli uomini autori di violenza. In gran parte persone consigliate a partecipare da terzi, per esempio i loro avvocati, aspetto questo, ripreso in senso critico dall’avvocata Dennetta nel suo successivo intervento, in quanto inquadrato più nell’obiettivo di ottenere sopensioni condizionali di pena che in una reale volontà di cambiare il comportamento, in questo senza nulla togliere ai meritori sforzi compiuti dall’associazione ISTRICE. Ma proprio per questo motivo, ha detto Augustina Zacca – il lavoro di Istrice è faticoso, basato sul principio che c’è sempre un’alternativa alla violenza, partendo dalla valutazione dei casi fino ai percorsi individuali e il monitoraggio lungo due anni, con il fine di incidere sui comportamenti, lavorare sull’assunzione di responsabilità degli uomini e prevenire le recidive. Mettere in sicurezza la donna – ha detto Zacca -significa agire sono su una parte del problema perchè gli uomini violenti, che sono l’altro pezzo del problema, vanno resi parte attiva di un processo che li responsabilizzi sulle conseguenze che determinate scelte e azioni hanno sulla loro vita. Non solo togliere, quindi, ma anche aggiungere pezzi, costruendo competenze che sono mancate per affrontare i problemi.

Con due sportelli, a Udine e a Mortegliano, e uno digitale, il centro antiviolenza ZeroTre è nato nel 2016. A presentarlo alla platea Raffaella Ambrosio. La disponibilità di mediatrici culturali, varie iniziative di sensibilizzazione, i corsi di formazione e informazione nelle scuole, fino all’accogliemento di giovani messi alla prova. Quanto al lavoro di sportello – ha detto Ambrosio – fondamentali sono empatia, rassicurazione e fiducia perchè il percorso di accompagnamento verso una denuncia non è semplice e c’è sempre il pericolo che la donna torni indietro, per i timori di venire giudicata o per altri motivi che la mettano in pericolo. Lavoriamo sull’empowerment con lo scopo di riattivare le risorse nelle donne, la loro autostima e il potenziamento delle loro capacità ad autodeterminarsi.

Annarita De Nardo, della Caritas di Udine si è soffermata sull’impegno dell’ente a sostegno delle vittime oggetto di tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale e di sfuttamento lavorativo alle quali Caritas rende disponibili strutture di accoglienza. Ma CARITAS ha allargato lo spettro di ascolto e consulenza anche alle vittime di ogni altro tipo di reato. Quasi tutte le vittime richiedono percorsi di sostegno psicologico e noi cerchiamo di rispondere ai loro bisogni, da quello di informazione a quello di poter raccontare le loro storie, da quello di protezione e accoglienza all’accompagnamento verso gli uffici giudiziari dove poter trovare giustizia e risarcimento.

Gli sportelli antimobbing, voluti da una legge regionale, unici nel panorama nazionale nella loro indipendenza, sono stati spiegati dall’avvocata Teresa Dennetta, molto diretta nel considerare che “le donne non hanno certamente bisogno degli uomini per farsi educare, nonostante l’uomo pensi che questo sia il suo arduo compito. E rivolgendosi, nello specifico, alle donne madri, vittime di violenza , Dennetta è stata altrettanto diretta, sottolineando che subire violenza davanti ad un figlio, evitando di denunciare, può essere motivo di sospensione della responabilità genitoriale per la donna stessa, perchè salvare il minore da una situazione di trauma è una priorità e, in questo senso il tribunale dei minori di udine è diventato categorico.

Sulla funzione degli sportelli antimobbing la Dennetta li ha indicati come spazi neutri, non sovrarapposti ad altri soggetti e collaborativi con sindacati, avvocati, ispettorati del lavoro e Consigliere di Parità.

Sono accreditati per suggerimenti e strategie da mettere in atto a sostegno di chi subisce violenza nell’ambiente di lavoro, spesso da considerarsi come parafamiliare, soprattuto in una regione come il Friuli Venezia Giulia, con maggioranza di aziende medio piccole dove i rapporti con i datori di lavoro sono molto ravvicinati. “Ogni donna che alza la testa educa le altre donne ad alzarla” – ha detto la Teresa Dennetta e, anche nell’ambiente di lavoro cerchiamo di sostenere le vittime con suggerimenti e strategie per raccogliere le non sempre facili prove degli atti subiti.

A concludere la densa mattinata la psicologa Maura Caissutti, responsabile dello sportello di ascolto Cisl di Udine, che nel sottolineare la stretta collaborazione con le altre realtà anti violenza presenti nel territorio ha, di fatto, anticipato, le considerazioni finali del segretario Monticco sul valore di mettere a sistema quello che già è stato costruito piuttosto che moltiplicare e sovrapporre.

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