25/09/2022

 “L’accoglienza dei profughi ucraini, in assoluta maggioranza donne e bambini, non andrà fatta in isolate e fatiscenti caserme, come qualche triste politico locale già invoca, ma utilizzando case e strutture ordinarie, sulla base del modello della accoglienza diffusa di cui Trieste è esempio in Italia”. Lo sottolinea in una nota Gianfranco Schiavone, presidente del Consorzio italiano solidarietà (Ics), principale realtà che si occupa di accoglienza di richiedenti asilo e rifugiati a Trieste.

Solo negli appartamenti, unità di base dell’accoglienza diffusa, continua Schiavone, “le vittime della guerra potranno ricostruire un minimo di normalità di vita quotidiana e allacciare relazioni positive con la popolazione”.

In questo momento l’Ics ha una disponibilità immediata di accoglienza per quasi un centinaio di persone, spiega alla Dire Schiavone, ma ci si sta attrezzando per reperire nuovi posti. Questi ultimi sono necessari, aggiunge, “anche in vista della ripresa degli arrivi dalla rotta balcanica di rifugiati che fuggono da altri, non meno gravi scenari di guerra come l’Afghanistan”, conclude il presidente, invitando la popolazione “a segnalare la disponibilità di eventuali case, appartamenti e strutture”.

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