05/08/2021

Nonostante anche in Slovenia stia crescendo la preoccupazione per la diffusione della variante Delta del coronavirus, con dati epidemiologici in aumento, ben il 47% degli aventi diritto si sono recati alle urne la seconda domenica di luglio per il referendum.

Con quasi 700mila SI’ e poco più di 100 mila NO, gli sloveni hanno espresso contrarietà alla nuova legge sull’acqua del governo Janša. Al referendum ‘Per l’acqua potabile’ si è registrato un risultato eccezionale. In Slovenia da anni si riscontrava scarsa affluenza alle urne e questo risultato potrebbe mettere in seria difficoltà l’esecutivo del Paese proprio all’inizio del suo semestre di presidenza al Consiglio europeo iniziato il 1° luglio.

Il comitato promotore era contrario ad alcune modifiche della legge di tutela delle risorse idriche, approvate dal parlamento a fine marzo. In particolare quel passaggio che consentiva di costruire opere a uso pubblico, in prossimità delle sponde dei corsi d’acqua e delle coste.

La raccolta delle firme era iniziata lo scorso aprile e nonostante la pandemia, gli sloveni hanno dimostrato per l’ennesima volta che la fiducia nella politica è ai minimi storici. Anche se tutto sembrava remare contro i proponenti, sia le firme sufficienti, sia la partecipazione di domenica con una splendida giornata di sole, è stata impressionante. La maggior parte della campagna referendaria è stata portata avanti da volontari, spesso non affiliati ad alcuna organizzazione, online e tramite un volantinaggio capillare, a volte addirittura tramite lettere consegnate personalmente. 

La campagna referendaria, amplificata anche dalla presa di posizione di alcune istituzioni come l’Università di Lubiana e l’Accademia Slovena delle Scienze e delle Arti, oltre a musicisti, attori e artisti, ha toccato gli sloveni su un terreno sensibile. I proponenti sono stati abili nel mettere in relazione la protezione dei fiumi con la salute delle falde acquifere, da cui attinge la stragrande maggioranza degli acquedotti del paese. La conservazione della natura e tra questa la bellezza dei suoi laghi e fiumi, è uno dei marchi distintivi della Slovenia, che è anche uno dei pochi posti al mondo ad aver inserito il diritto all’acqua potabile nella propria Costituzione nel 2016.

Questa nuova norma estende la possibilità di interventi sulle acque, sui terreni costieri e sulle aree dei laghi con la possibilità di realizzare impianti e strutture di uso pubblico. Come sempre accade, le opposizioni hanno tentato di trasformare il referendum in un voto politico contro il governo del premier conservatore Janez Jansa, accusato di non essersi confrontato con la società civile e di aver tenuto sotto silenzio il dibattito pubblico sull’argomento.  

Forse l’Europa potrebbe emanare norme comuni più restrittive per quanto concerne la gestione e il rispetto delle acque, sia per i fiumi, sia i laghi, sia il mare, lasciando meno libertà di fare danni . Del resto come nel caso della Slovenia con il fiume Isonzo, non ci sono confini nazionali che tengano. L’eventuale inquinamento generato in Slovenia, raggiungerebbe il Friuli Venezia Giulia inevitabilmente, anche se loro l’Isonzo lo chiamano Soča.

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