31/01/2023

Il Medio Friuli come esempio di aggregazione risparmiosa.
La domanda che mi sono fatto da quando ho sentito parlare di Unioni Territoriali Intercomunali, famoso l’acronimo U.T.I. è: che differenza ci sarà tra l’associazione intercomunale esistente che coinvolge undici comuni attorno al capoluogo Codroipo e la nuova gestione del territorio?
A forza di riflettere forse ci sono arrivato: le UTI, prima ancora di nascere, ci sono già costate alcuni milioni di euro, in verità sono bravi i nostri politici a confondere le acque con assegnazioni differenziate (74, 2 milioni, 55 milioni, 30 milioni, 16 milioni, altri 6 milioni, ma il totale non mi è chiaro). L’assessore regionale Panontin ha poi minacciato di escludere dal tesoretto quei comuni che non accettano in prima istanza l’istituzione delle UTI, permettendosi addirittura di fare legale ricorso al TAR. Già prevista la possibilità di esclusione per i comuni con più di tremila abitanti, a costo di rinunciare al 30% delle assegnazioni economiche regionali. D’altronde loro non li considerano soldi nostri da utilizzare per i nostri servizi, bensì roba loro che danno solo ai loro amici del partito, se non protestano.
Il Medio Friuli poteva essere tangibilmente d’esempio: non si tratta di una forma giuridica, di un livello di governo come le province, le regioni, bensì di un accordo tra undici comuni che, con gli stessi soldi competenti ai singoli territori, hanno congiunto le forze per unificare diversi servizi, proprio allo scopo di economizzare le spese. Servizi uguali per tutti i cittadini, anche quelli dei comuni minori, senza spendere un soldo in più, anzi risparmiando su tutti i fronti. Per spiegare meglio come si realizzi l’economia, basti pensare al servizio di polizia locale: alcuni comuni minori, hanno la stessa copertura del capoluogo, con una spesa pari a una sola persona. Il servizio è comunque sempre attivo, i mezzi sempre disponibili, cosa che un solo poliziotto non potrebbe mai fare. Lo stesso vale per le assistenze sociali, la gestione del personale dipendente e tanti altri aspetti che, dato il buon esito dell’esperimento, potrebbero aggiungersi in futuro.
L’intenzione di chiudere le province è stata proclamata già da qualche tempo, con la scusa di risparmiare, accentreranno altri servizi a livello regionale, altri saranno di competenza delle UTI, alcuni saranno tolti ai comuni e per quanto concerne il personale in esubero, rimarremo in attesa del loro pensionamento (continuando a pagare anche chi non troverà un ricollocamento idoneo?).
Mentre l’assessore Panontin procede nella sua battaglia a forza di ricatti, contro quei sindaci che non si sono detti d’accordo con l’istituzione delle UTI, accusando di aver fatto, più che una valutazione di merito sulla riforma, una politicizzazione della stessa da parte del centro-destra, punendo con il commissariamento chi, nonostante sia stato regolarmente eletto dai cittadini, non la pensa come lui. Ad altri sembra il contrario: sono i sindaci di sinistra che stanno accettando passivamente qualsiasi decisione approvata dal governo regionale.
Personalmente non ho ancora incontrato nessuno che sappia spiegarmi la vera ragione della trasformazione da quattro province a diciotto UTI, se non l’accentramento amministrativo in capo alla Regione e la possibilità di giochini dei partiti futuri, dato che il capo delle UTI non sarà eletto dai cittadini, bensì nominato dai sindaci. I benefici per i cittadini, dato l’aumento innegabile dei costi già dimostrato, non mi è assolutamente comprensibile.
Forse tutte le sicurezze del governo regionale sembrano scivolare via, data l’intenzione di far slittare di quattro mesi la costituzione delle UTI, che era già stata prorogata di un mese, prevedendo qualche decisione dal TAR entro febbraio 2016. Sono sessanta i sindaci che non condividono l’utilità della riforma, tra questi diversi sarebbero naturalmente destinati a divenire a capo delle nuove UTI come Codroipo e Tarvisio, quindi potenzialmente dovrebbero accettare di buon grado il nuovo incarico, ma evidentemente non ritengono utile lo sperpero di denaro pubblico, né Fabio Marchetti, né Renato Carlantoni (insieme con altri poiché ormai i ricorsi sono saliti a sessanta).
L’altro aspetto di questa rivoluzione messa in piedi dalla Regione che proprio non comprendo, è per quale motivo hanno voluto dividere i comuni appartenenti all’area del Medio Friuli in UTI diverse (quando qualcosa funziona bene, cerchiamo di distruggerla?).
Nel tentativo di capire qualcosa mi sono rivolto al vicepresidente della regione Friuli Venezia Giulia Sergio Bolzonello. La risposta molto interessante nel servizio audio e video.
Marco Mascioli

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