15/05/2024

Un memoriale per soldati ungheresi che sacrificarono la loro vita nelle battaglie dell’Isonzo che nella prima guerra mondiale contrapposero l’esercito austro ungarico e tedesco a quello regio italiano. Ad inaugurare il monumento il 2 novembre a Prevalo, sul versante del Monte Santo a fianco della strada che porta all’omonimo santuario, i ministri della difesa della Republbica di Slovenia Matej Tonin sloveno e il suo omologo della Repubblica d’Ungheria Tibor Benkő, accompagni da rappresentanti diplomsatici e istituzionali di entrambi gli Stati, accolti da Klemen Miklavič, sindaco della Città Nova Gorica e dalle parole introduttive lette da Peter Szabo. Schierate le unità d’onore slovena e ungherese al suono degli inni nazionali, i Ministri hanno deposto corone di fiori, al termine dei discorsi commemorativi , utili anche a sottolineare una volta di più l’impegno a mantenere la pace. La cerimonia si è conclusa con l’esecuzione del silenzio d’ordinanza e la benedizione dei vicari sloveno e ungherese.

La prima guerra mondiale coinvolse 3,5 milioni di soldati ungheresi, di cui più di 660.000 morirono. Il fronte dell’Isonzo, con le sue 12 sanguinosebattaglie, fu cruento. La dodicesima battaglia provocò la rotta di Caporetto, con l’arretramento delle truppe italiane fino al Piave. Si stima che lungo l’Isonzo siano morti almeno 250.000 soldati, 700.000 feriti e 500.000 dispersi o catturati. Caddero in media 297 soldati al giorno.

Sul fronte isontino, uno dei campi di battaglia più difficili della prima guerra mondiale, i soldati ungheresi combatterono per 29 lunghi mesi. La guerra d’altura richiedeva tattiche di combattimento speciali e l’area di reclutamento ungherese era decisamente di pianura, l’esercito non aveva esperienza nei combattimenti in montagna e le condizioni meteorologiche erano spesso infernali. Il coautore del progetto con Katarina Iskra e Urša Mervič, Adrijan Cingerle dello Studio Kreadom, così descrive il monumento: “È uno spazio di esperienza che non solo osserviamo, ma di cui diventiamo parte. Il percorso tra le mura ci porta in una trincea sempre più stretta, dove possiamo rivivere alcuni dei terribili sentimenti e la disperazione provati dai soldati sul fronte dell’Isonzo.Uscendo dalla trincea, si apre un ampio orizzonte, che ci riempie di speranza».

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