14/05/2024

“Angelo, Basilio, Giovanni Battista, Silvio Gaetano: di che reggimento siete? Siamo fratelli!”. Sono state queste le struggenti parole con cui don Marco Minin, cappellano della Brigata Julia, ha concluso nel piazzale Pieve di San Martino a Cercivento (Udine) una commovente funzione religiosa che ha caratterizzato le celebrazioni ufficiali della 1. Giornata regionale della restituzione dell’Onore, proprio nel luogo simbolo di quell’immane tragedia.

Un’affollata liturgia che don Minin ha celebrato insieme a don Harry Della Pietra (parroco di Cercivento) con il supporto vocale della Corale Teresina Unfer di Timau (diretto dal maestro Dario Scrignaro), davanti al presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia, Piero Mauro Zanin

L’Assemblea legislativa del Fvg, che ha approvato con voto unanime la legge regionale 7/2021 per ridare dignità ai soldati italiani che hanno perso la vita durante il primo conflitto mondiale attraverso esecuzioni stabilite da sentenze sommarie dei tribunali militari, è stata rappresentata anche dai consiglieri Tiziano Centis (Cittadini), Furio Honsell (Open Sinistra Fvg), Mauro Capozzella (M5S), Massimo Moretuzzo (Patto per l’Autonomia), Giuseppe Nicoli e Mara Piccin (Forza Italia), Diego Moretti, Cristiano Shaurli e Sergio Bolzonello (Pd), Stefano Turchet, Elia Miani, Stefano Mazzolini, Luca Boschetti, Lorenzo Tosolini e Ivo Moras (Lega) e Giuseppe Sibau (Progetto Fvg/Ar).

Le Amministrazioni comunali che hanno voluto manifestare la loro partecipazione con una significativa presenza hanno portato a Cercivento le fasce tricolori dei sindaci Laura Zanolla (Amaro), Daniele Ariis (Raveo), Ermes De Crignis (Ravascletto), Battista Molinari (Zuglio), Marco Lenna (Forni di Sopra), Andrea Carli (Maniago), Domenico Giatti (Villa Santina) ed Erika Gonano (Prato Carnico). Ospiti anche i vice sindaci di Tolmezzo, Rigolato e Ovaro (rispettivamente Fabiola De Martino, Daniele Candido e Alvise Stefani), nonché gli assessori Emanuele Ferrari (Forni Avoltri), Pier Mario Flora (Paluzza) ed Elio Ferigo, che ha fatto gli onori di casa rappresentando il Comune di Cercivento. Presente anche la senatrice Tatjana Rojc.

Imponente la rappresentanza degli alpini che hanno schierato i vessilli dei gruppi di Udine, Gemona e Carnica, nonché i gagliardetti di Arta Terme, Paularo, Ovaro, Paluzza, Illegio, Comeglians, Treppo-Ligosullo, Cercivento, Timau, Ampezzo, Gemona, Cleulis, Forni di Sopra, Sutrio, Verrone (Biella), Forni Avoltri, Tita Copetti, Zovello e Maniago. Hanno partecipato anche la Federazione Maestri del Lavoro e l’Associazione Salvo d’Acquisto.

Nel corso del rito religioso, don Minin ha ricordato che “l’uomo è tale quando riconosce le proprie responsabilità”, trovando tra le righe del Libro della genesi e del Vangelo secondo Matteo ideali opportunità da fondere con il ricordo di quella terribile notte “nel corso della quale, su questo stesso suolo, quei giovani avevano avuto solo 9′ per difendersi inutilmente”. Alcuni calzanti riferimenti hanno riguardato anche le opere di Carlo Sgorlon per ricordare il sacrificio di Isacco ma, soprattutto, i versi di Giuseppe Ungaretti che aveva definito i soldati “foglie travolte dalla disumana tempesta della guerra”.

Le corone d’alloro hanno quindi preceduto il corteo che, rapidamente, ha raggiunto il monumento Fusilâz de Çurçuvint dove sono state deposte dal presidente Zanin e dall’assessore Ferigo dopo il cerimoniale dell’alzabandiera, culminato nell’inno di Mameli scaturito spontaneamente dalla folla e nell’onore ai fucilati, seguito dalla lettura della Preghiera dell’alpino.

Dopo gli interventi delle autorità e l’esibizione del coro Unfer con musiche di Luigi Maieron, Zanin, Feruglio e l’ex sottosegretario alla Giustizia, Franco Corleone, hanno consegnato alcuni riconoscimenti ai familiari dei caduti.

In tale circostanza, il consigliere regionale Boschetti (già primo cittadino di Cercivento) si è espressamente rivolto ai “carissimi caporal maggiore Silvio Gaetano Ortis di Paluzza, caporale Basilio Matiz di Timau, caporale Giovanni Battista Coradazzi di Forni di Sopra e soldato Angelo Massaro di Maniago”.

“Sono passati oltre 100 anni – ha ricordato – da quel 1 luglio 1916 quando il piombo amico, proprio qui dietro il cimitero di Cercivento, aveva posto fine alle vostre vite. Eravate tutti e quattro figli della nostra terra che combattevano una guerra ingiusta e dura contro un nemico che, sino al giorno prima, era stato vostro compagno di lavoro”.

“Non abbiamo più voluto aspettare che fosse lo Stato a decidere, lo abbiamo fatto noi con questa legge – ha concluso Boschetti – proprio come ci hanno insegnato i nostri padri subito dopo il terremoto, coniando il detto fasin di besoi (facciamo da soli). E così come avete fatto anche voi, suggerendo al capitano di attendere la notte per attaccare perché, figli di questa terra, avevate la conoscenza del territorio e la consapevolezza che le vostre montagne non vi avrebbero tradito. Quindi, sono a ricordare con orgoglio i vostri nomi, alpini appartenenti al battaglione Monte Arvenis: presenti!”.

“Oggi, dopo 105 anni, i quattro alpini vincono”. Così il presidente del Consiglio regionale, Piero Mauro Zanin, ha riassunto l’intensa giornata di Cercivento che ha consentito “di riannodare il filo spezzato tra il popolo e le istituzioni”.

“La gente di qui – ha ricordato Zanin davanti alle circa 150 persone che hanno partecipato alla prima cerimonia in ricordo dei 4 alpini ingiustamente fucilati il 1 luglio del 1916 – ha sempre rivendicato il torto subito, sulla base di un solido senso della giustizia e dell’amore per la verità. E adesso quel sentimento viene riconosciuto e fatto proprio dal Consiglio regionale. In realtà oggi – ha osservato ancora il presidente – l’onore viene restituito alle istituzioni e non agli alpini, perché i quattro fucilati l’onore non l’hanno mai perso, ce l’avevano dentro. Sono state le istituzioni ad allontanarsi da quel sentire comune negando per anni un riconoscimento, ed era un po’ come giustiziarli per la seconda volta. Solo oggi finalmente quelle istituzioni tornano a vincere, assieme a Cercivento e a tutto il Friuli”.

Zanin ha voluto ricordare anche le struggenti parole di una testimone della fucilazione: “Disse che mentre salivano verso il luogo dell’esecuzione i quattro alpini sembravano anime del Purgatorio, e oggi abbiamo ridato loro la dignità di essere redente”. Il presidente ha sottolineato anche la presenza di tanti gruppi dell’Ana, esempio concreto di una memoria finalmente condivisa.

“Cinque anni fa – ha evidenziato anche Franco Corleone, l’ex sottosegretario alla Giustizia che da tempo si batte per il riconoscimento dei fatti di Cercivento – qui con il cappello di alpino c’era solo Franco Marini, l’ex presidente del Senato. Oggi invece vedo tanti alpini ed è una vera gioia: abbiamo ricostruito la memoria collettiva, in linea con la Costituzione della Repubblica che ripudia la pena di morte in qualsiasi situazione, anche in tempo di guerra”. “Se ci siamo tutti vuol dire che ce

l’abbiamo fatta e abbiamo vinto la battaglia – ha proseguito Corleone – e il fatto che la legge sia stata adottata dalla Regione e non dal Parlamento non è qualcosa di meno ma, riflettendoci, un valore in più, perché queste terre sono state segnate dagli orrori della guerra”.

Nei discorsi conclusivi il Comune di Cercivento è stato rappresentato dall’assessore Elio Ferigo, che ha voluto sottolineare “l’ordine assurdo a cui quegli alpini si ribellarono” e anche i sospetti e i malumori in ambito militare che seguirono alla decisione di Edimiro Della Pietra, il sindaco che volle il cippo in ricordo dei quattro fucilati nell’ormai lontano 1996.

A intervallare la cerimonia conclusiva della giornata – orchestrata dal consigliere regionale ed ex sindaco di Cercivento, Luca Boschetti, che ha introdotto i vari interventi – i canti del coro Teresina Unfer di Timau e la voce e chitarra di Luigi Maieron, che ha dedicato una canzone ai fucilati e al disperato tentativo di salvarli da parte del parroco di allora, don Luigi Zuliani.

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