18/08/2022

Pubblichiamo il testo integrale della nota emessa dalla Commissione regionale per le Pari opportunità tra uomo e donna (Crpo Fvg) in merito alla locandina utilizzata per promuovere la Festa degli uomini di Monteprato (Nimis) che viene celebrata ogni 2 agosto. Di seguito il nostro commento

La presidenza della Commissione regionale per le Pari opportunità tra uomo e donna (Crpo Fvg) interviene con una nota dopo aver ricevuto una segnalazione in merito alla locandina utilizzata per promuovere la Festa degli uomini di Monteprato (Nimis) che viene celebrata ogni 2 agosto.

L’intervento premette che molte saranno sicuramente le occasioni di festa tra uomini in questa data, ma di questo particolare evento si scopre che addirittura avrebbe origini leggendarie. Tuttavia, dall’ultima locandina se ne evince solo un gravissimo abbassamento culturale, anche di comunicazione, che ha toccato livelli incredibili.

La nota ricorda che, a quanto appurato, nel primo dopoguerra a causa di condizioni disagiate, clima rigido e povertà, il paese aveva pochi abitanti, per di più anziani, perché i giovani se ne andavano e i bambini non nascevano. C’era una sola osteria, unico centro di aggregazione della vita sociale della comunità e proprio lì si discuteva con preoccupazione in merito alla denatalità. Negli anni Settanta, un gruppo di ragazzi inventò una festa goliardica per ricordare la leggenda e, nel corso degli anni, l’evento ha acquisito fama internazionale ma, evidenzia ancora la Crpo Fvg, è decisamente scesa di livello, come si evince dall’orribile locandina della manifestazione e dal video pubblicato in rete.

La presidenza della Commissione sottolinea anche di voler evidenziare e denunciare non la festa in sé, quanto l’organizzazione di una gara ben particolare e il conseguente uso di immagini e di un linguaggio che offendono e violano la cultura di parità di cui tutti si fanno paladini. Non solo: mortificano e infieriscono sul sacrosanto diritto delle donne a non essere continuamente soggette a violenza, nonché ridicolizzate e banalizzate, come nel caso in questione.

Perché, si domanda dunque la nota, tradurre la festa in una forma di denigrazione e di sessualizzazione della donna? Anche questo agire costituisce una forma, neanche tanto subdola, di violenza alla quale è necessario mettere fine e, per tale motivo, la Commissione invita le donne a non partecipare a competizioni di questo bassissimo livello ma anche, a tutti in generale, di disapprovarne l’organizzazione perché, senza la pretesa di fare la morale a nessuno, si tratta di una questione di mancato rispetto.

Infine, conclude l’intervento della presidenza della Commissione regionale per le Pari opportunità tra uomo e donna, chiediamo con forza agli organizzatori di rispettare tutti i generi in egual maniera, di non tradurre una tradizione antica in una pagliacciata e di cancellare questa competizione.

di Gianfranco Biondi

Mi chiedo, ma le Signore che siedono sugli scranni del Crpo Fvg Commissione regionale per le Pari opportunità tra uomo e donna, sono mai state alla festa degli uomini di Monteprato? probabilmente no e giammai. Andandoci si sarebbero rese conto del piglio eroticamente goliardico che la anima. Sul palco maschietti che si spogliano goffamente tra le risate e incitamento generali. La gara di mangiatrici di banane, come da annuncio di una locandina ritenuta specchio di ” gravissimo abbassamento culturale, anche di comunicazione, che ha toccato livelli incredibili”, trova la sua contestualizzazione nello spirito, nella simbologia e divertimento di quella festa. In questo senso e rispetto alla locandina, il video della gara essendo più esplicito può effettivamente risultare più spiazzante e divisivo ma non tanto da porre in essere una crociata. Questa volta L’unico risultato che il Crpo del Friuli Venezia Giulia, che stimo e condivido per le molte posizioni assunte nella ancora dura battaglia di parità uomo-donna, e quello di essere scivolato sulla classica “buccia di banana”. Il Crpo, quasi facendo il verso al grande inquisitore Torquemada, sentenzia di “un evento di fama internazionale decisamente sceso di livello, come si evince dall’orribile locandina della manifestazione e dal video pubblicato in rete” e condanna le donne a disertare la gara “a non partecipare a competizioni di questo bassissimo livello ma anche, a tutti in generale, di disapprovarne l’organizzazione perché, senza la pretesa di fare la morale a nessuno, si tratta di una questione di mancato rispetto”. Sento distinto l’applauso per questa alzata di scudi: è quello dei taliban e dei loro burka.

Ma invito ad inforcare gli occhiali per ingrandire le foto in rete di questa festa, condita di falli in cartapesta portati in corteo da donne ilari. Diciamo che si divertono più loro che gli uomini stessi. Per il Crpo, invece, siamo dinnanzi ad una gara, anzi ad un’intera festa che tradisce il suo passato, responsabile di mortificazione e violenza, denigrazione, ridicolizzazione , banalizzazione, sessualizzazione della donna e per questo da censurare risolutamente. Ma è questo il piano di battaglia per costruire un’educazione al reciproco rispetto e la parità di genere? Semmai mi torna in mente il famoso segreto dell’abbazia benedettina all’origine di una serie di omicidi sul quale indagava il francescano Guglielmo da Baskerville nel romanzo e film “Il nome della Rosa” di Umberto Eco, Il segreto da custodire e celare in quella oscura epoca gotico medievale era contenuto in un libro che descriveva la potenza della risata. Appunto, quella che il Crpo, vorrebbe togliere dalla faccia di uomini e donne in nome di sacrosante battaglie. In realtà, a ridersela sono proprio gli organizzatori della festa, che ringraziano per la pubblicità ricevuta.

Anche il dato di partenza lascia perplessi. Una nota ufficiale diramata a seguito di una segnalazione . Una segnalazione di chi? di quale malessere, inquietudine, malattia, frustrazione e ipocrisia personale?

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