19/05/2024

Pesano sulle imprese artigiane del Veneto l’incertezza del futuro e l’interpretazione corretta delle disposizioni contenute nel DPCM. Per questo la CNA del Veneto ha inviato ai suoi oltre 20mila associati un vademecum. “Un modo per essere vicini ai nostri imprenditori – commenta il Presidente della CNA del Veneto Alessandro Conte – che in questi giorni stanno fronteggiando una situazione complessa”. “Lo sforzo che stiamo facendo è di fornire quante più risposte possibili. Al momento ci sono interpretazioni difformi tra province che di certo noN aiutano”.

La CNA del Veneto scatta poi una fotografia sull’utilizzo reale del lavoro a distanza. In base ai primi dati raccolti a seguito dell’entrata in vigore del DPCM solo il 3 per cento delle attività stanno facendo ricorso al telelavoro: “E questo non per mancanza di volontà – sottolinea il Segretario regionale – ma perché per attivarlo servono competenze specifiche e la strumentazione idonea. Per essere di supporto alle imprese stiamo elaborando con il gruppo ICT delle indicazioni pratiche che invieremo agli associati su come attivare gli strumenti del telelavoro e le videoconferenze”. Percorribile per i più grandi colossi commerciali, la strada del lavoro smart appare meno praticabile per le piccole imprese o addirittura del tutto sbarrata per alcuni settori del mondo artigiano.

Per quanto prevalga tra le imprese un atteggiamento serio e responsabile davanti all’emergenza resta comunque alta la preoccupazione degli effetti economici. Il 78,7 per cento delle attività del Veneto che hanno risposto al questionario lanciato da CNA nazionale stima che la vicenda Covid-19 influenzerà i risultati economici della propria impresa. In questo quadro almeno il 63,5 per cento delle imprese ritiene che, se la situazione dovesse perdurare ancora, farà ricorso agli ammortizzatori sociali.

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