Il Grifone adulto denominato con la sigla F17, simbolo della riserva naturale regionale del Lago di Cornino, monitorato e studiato da una quindicina d’anni, è morto probabilmente domenica 14 marzo, dopo essersi posato su un traliccio della media tensione. La sua carcassa è stata trovata nei pressi del giardino di una abitazione.
Potrebbero essere state le forti raffiche di vento dovute alle cattive condizioni meto ad indurre l’animale a posarsi sui cavi elettrici, ha spiegato il direttore scientifico della Riserva e del Progetto Grifone, professor Fulvio Genero, confermando che si trattava di un magnifico esemplare di Gyps fulvus, avvoltoio grifone appunto, mitico uccello mangiatore di carcasse, oggetto di un piano di reintroduzione in natura tra i più importanti a livello europeo.
«Purtroppo – aggiunge Genero – questo decesso incrementa i dati della “strage” che i tralicci provocano fra gli avvoltoi e tutta l’avifauna di grossa taglia. Si tratta della principale causa di morte, insieme all’avvelenamento da piombo legato al consumo di resti di origine venatoria».

«La principale sfida, nelle problematiche di conservazione delle specie – osserva Luca Sicuro, presidente di Pavees, la società cooperativa che da quasi 10 anni gestisce la Riserva -, è senza dubbio la ricerca di un equilibrio tra lo sviluppo antropico e il rispetto degli spazi della biodiversità. Molto è stato fatto, in particolar modo in Europa Occidentale, ma la strada è ancora lunga, e a dimostrarcelo è questo triste evento. Sono ormai una decina gli esemplari morti per lo stesso motivo. La nostra Riserva – spiega poi – è lambita dalle spire di una serie di moduli di trasporto della corrente elettrica fortemente invasivi rispetto all’equilibrio naturale di questo fragile ecosistema. Non è ovviamente ipotizzabile la rimozione di una così preziosa infrastruttura: basterebbe seguire l’esempio di altri Paesi europei, quali Croazia, Spagna e Bulgaria, che hanno ovviato al problema con semplici ed economiche installazioni di dispositivi di isolamento parziale, condizione sufficiente per lenire in maniera drastica eventuali danni di impatto. A rendere ancora più dolorosa questa vicenda – conclude – è il periodo in cui ci troviamo: è arrivata infatti al culmine la stagione di nidificazione di questa rarissima specie, tornata in regione dopo secoli di assenza. E’ probabile, se non certo, che F17 avesse un uovo da covare al quale non farà più ritorno».
«In passato – dichiara il sindaco di Forgaria Marco Chiapolino – incidenti di questo tipo avevano già causato la morte di alcuni esemplari: all’epoca avevamo sollevato il problema con l’ente gestore delle linee elettriche, avanzando la richiesta di mettere in sicurezza la zona. Nei prossimi giorni convocheremo i tecnici responsabili per individuare con precisione le tratte che andrebbero isolate, al fine di accelerare i tempi di un intervento risolutivo».






