05/04/2026

“Il Giorno della Memoria è fondamentale non solo per ricordare ma anche per costruire il futuro. Contro il popolo ebraico vediamo ancora moltissima intolleranza, violenza e discriminazione”.

Lo ha affermato a Trieste il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, a conclusione della cerimonia commemorativa del Giorno della Memoria al monumento nazionale della Risiera di San Sabba, unico campo di sterminio nazista con forno crematorio in Italia.

La cerimonia alla Risiera di San Sabba

“Non dobbiamo sottovalutare quanto continui ad accadere in Israele dove le persone hanno paura di portare i figli a scuola o di andare a fare la spesa oppure in Francia dove le chiese vengono incendiate. Quanti sono – si è chiesto Fedriga – i cristiani ancora perseguitati in tutto il mondo?”.

“Siamo diventati una società manichea – ha aggiunto il governatore -. Un commento o una frase scomposta sui social diventa il centro del mondo, mentre le persone ammazzate perchè sono di una religione diversa non vengono considerate da nessuno”.

Il monumento ai deportati di Gorizia

“Momenti come il Giorno della Memoria, ci aiutano ad aprire un po’ di più gli occhi, spingendoci – ha detto in conclusione Fedriga – a intervenire a livello internazionale in modo coerente per tutelare la vita, i diritti e le libertà delle persone”.

Presente alla cerimonia, il presidente dell’Assemblea legislativa regionale, Piero Mauro Zanin, ha detto che “L’Assemblea rivivrà la Giornata della Memoria nella seduta in calendario per il primo febbraio prossimo, quando a riportarci agli anni dello sterminio saranno le testimonianze di alcuni degli ultimi sopravvissuti a quella immane tragedia”.

“Noi abbiamo oggi una grande responsabilità, soprattutto nei confronti dei giovani”, ha affermato il vicepresidente del Consiglio regionale, Francesco Russo, anche lui alla cerimonia. “In questi mesi abbiamo perso tanti degli ultimi protagonisti diretti delle deportazioni, portati via dalla pandemia. La nostra responsabilità, di educatori e responsabili della cosa pubblica, è tramandare affinchè i giovani siano i primi a dirci: ‘Non deve mai più succedere'”.

“Queste mura parlano e ci dicono che qui ha preso corpo la sopraffazione dell’uomo contro l’uomo, che qui si è dispiegato un programma di odio e di morte, che qui sono state consumate vite in nome di ideologie disumane e crudeli”, ha fatto eco monsignor Giampaolo Crepaldi, arcivescovo di Trieste.

L’assessore regionale Tiziana Gibelli alla cerimonia per la Giornata della Memoria a Pordenone con il sindaco Ciriani, il prefetto Lione e il presidente Aned Pn Eliseo Moro

A margine della cerimonia organizzata dal Comune di Pordenone in occasione della Giornata della Memoria l’assessore regionale alla Cultura, Tiziana Gibelli ha ricordato che “Istituire la Giornata della Memoria e il Giorno del Ricordo sono tra gli atti più importanti che abbiamo fatto di recente. Purtroppo i negazionisti ci sono a destra e, sebbene qualcuno si ostini a negarlo, anche a sinistra e continuano ad opporsi alla verità della Storia. Ci sono orrori che sono verità e vanno conosciute e ammesse.

Toccante la testimonianza del presidente dell’Associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti (Aned) Eliseo Moro, deportato e sopravvissuto a Dachau, che ha tenuto ad essere presente alla cerimonia pur nel pieno della pandemia.

“Sono qui – ha detto Moro – per dare un messaggio ai giovani, perchè sappiano e ricordino cosa abbiamo passato noi in Italia a quei tempi brutti. Oggi voi potete vedere qualche video, qualche foto, ma tutte le atrocità che sono realmente accadute sono indicibili e sono successe. Anche oggi – è stata l’amara rifessione a margine della cerimonia – riaffiorano quei tempi talvolta: vedo tante guerre, nella rete corre tanta violenza e la cosa sconvolge, fa paura. Del resto questa maledetta pandemia confina noi anziani e vecchi, ci leva il contatto e la parola con i giovani: noi testimoni non possiamo continuare a incontrare bambini e ragazzi nelle scuole, la cosa più importante di tutte. Succede ancora troppo poco, possiamo – ha ammonito Moro – fare di più”.

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