Di Gianfranco Biondi
Un lunedì di cielo sereno e terso su Friuli Venezia Giulia. Ma non una giornata solare per le persone che hanno avuto la fortuna, e diciamo anche l’onore, di conoscere di persona l’ing.Gianpietro Benedetti, sperimentando la sua ferma stretta di mano. L’ingegnere, bilaureato honoris causa, ci ha lasciato all’età di 81 anni, dopo una breve malattia. Vasto il cordoglio dal mondo istituzionale, politico, economico. Un saluto all’uomo che ha guidato da grande capitano d’industria un gruppo industriale, la Danieli, tra i primi tre per importanza a livello europeo, con fatturati sempre in crescita, relazioni al livello mondiale e una lungimiranza proiettata nella ricerca delle idee, di nuovi prodotti e nuovi cicli di produzione sempre meno impattanti e nella formazione tecnica per le nuove generazioni. “E’ morto un grande imprenditore” ha commentato il Presidente di Confindustria FVG, Pierluigi Zamò – aveva saputo portare il Gruppo Danieli a livelli di assoluta eccellenza, Per il governatore Massimiliano Fedriga un imprenditore visionario che ha profuso con orgoglio impegno per la sua terra diventandone mecenate.
E il mecenatismo di Benedetti si è concretizzato in diversi interventi per la città di Udine per la risitemazione di monumeneti e palazzi (il castello e l’angelo del castello a titolo di esempio) ma una delle operazioni di straordinaria rilevanza che va qui citata è il mirabile recupero della centrale area ex Dormish, i cui lavori corrono veloci per portarla a diventare un centro di eccellenza della formazione. L’ingegnere nonchè presidente della Confindustria Udine , purtroppo, non sarà presente al taglio del nastro, come avrebbe desiderato e, invece, avvenuto in occasione della restituzione all’utilizzo pubblico della trecetesca torre di Santa Maria a Udine.
Persona schietta, diretta, asciutta di linguaggio e comportamento, senza fronzoli e di ironia tagliente nei confronti del manierismo di circostanza e della sudditanza intellettuale. Nelle annuali conferenze stampa che mi permettavano di incontrarlo personalmente in occasione delle presentazione dei bilanci, bisognava avere a che fare con la sua selettività tra gradimento per “domande pertinenti” e fastidio per “domande banali e compiacenti”. Salvo poi, grazie al suo fare privo di schermature, prenderti per braccio in privato, dopo la conferenza stampa ufficiale, per portarti in visita nello stabilimento, raccontandoti suoi anedotti familiari con l’obiettivo di studiarti meglio se gli avevi rivolto domande “fuori dal coro dei compiacenti” (fatto accaduto al sottoscritto).
C’è chi, per compentenze e per destino, si trova nella possibilità di lasciare un segno importante e duratoro nel futuro degli altri. Benedetti era uno di questi personaggi e la sua eredità rimane ben scritta nella collettività, tranne la pagina della vicenda legata alla mancata costruzione di una nuova acciaieria in Friuli, bloccata dalla regione e da una sottoscrizione popolare con il seguito di un apparentemente “bizzarro colpo di coda” di richiesta di danni della Danieli agli organizzatori della rivolta , in difesa del suo buon nome legato ai risultati della ricerca e delle tecnologie di produzione green. Pagina che ritengo ancora da scrivere in modo corretto ma questa è un’altra storia.
Oggi rimane il dispiacere che il Friuli Venezia Giulia abbia perduto un grande capitano d’industria e mecenate e ci uniamo alle condoglianze alla famiglia Danieli.
















