12/06/2024

L’esposizione a cura di Monika Bulaj e organizzata da ERPAC, Ente Regionale per il patrimonio culturale del Friuli Venezia Giulia, nel  Magazzino delle Idee a TRieste ( visitabile dal 15 luglio all’8 agosto) ripercorre attraverso più di cento immagini, a colori e in bianco e  nero, il lungo viaggio dell’artista fra minoranze e popoli nomadi, fra fedi e religioni, un percorso che l’ha condotta lungo confini, in  luoghi sacri e condivisi documentando le condizioni sociali degli strati più deboli dei Paesi da lei attraversati: Europa orientale,  Caucaso, Medio Oriente, Africa, altipiano iranico, Asia centrale, Russia, Afghanistan, Haiti e Cuba. “Una fotografia emozionale e non  solo – commeta Anna Del Bianco, direttyirce dell’ERPAC  e settore cultura e sport della Rewgione FVG – che compone tante tessere di  un mosaico sulla strada della conoscenza”.

Le fotografie di Monika Bulaj mettono in luce l’invisibile, quella ricchezza che sotto gli occhi di tutti sta scomparendo, in quelle terre  dove per millenni le genti hanno condiviso i santi, i gesti, i miti, i canti, le danze, gli dei. Le minoranze perseguitate in Afghanistan e  Pakistan, i cristiani d’Oriente, i maestri sufi dal Maghreb alle Indie, gli sciamani dell’antica Battria, gli ultimi pagani del Hindu Kush, i  nomadi tibetani, le sette gnostiche dei monti Zagros. Abitanti delle ultime oasi d’incontro, zone franche assediate da fanatismi armati,  patrie perdute dei fuggiaschi d’oggi. Luoghi dove gli dei parlano spesso la stessa lingua franca e dove, dietro ai monoteismi, appaiono  segni, presenze, gesti, danze, sguardi condivisi.

Testimonianze catturate in cammino con i nomadi, minoranze in fuga, pellegrini. Cercando il bello anche nei luoghi più bui, la  solidarietà e la coabitazione tra fedi laddove si mettono bombe. Un lavoro che è mutato nel tempo dove all’inizio l’intento era quello di  documentare piccole e grandi religioni all’ombra dei conflitti antichi e presenti per arrivare poi a raccogliere e cogliere il racconto delle  preghiere e dei sogni, delle tante memorie sempre incentrato sul senso dell’uomo per il sacro.

    “Le geografie che traccio con questa ricerca sconvolgono le mappe mentali tradizionali sul sacro, basate su elezione, divisione ed  esclusione- afferma Monika Bulaj -dando vita ad un piccolo atlante visuale delle minoranze a rischio e del “sacro”. Sono luoghi tenuti  segreti e spesso indecifrabili dove da secoli si preservano parole trasmesse di bocca in bocca, e con esse il sapere sulle origini, le  metafore delle iniziazioni e delle trasformazioni, le ricette per la sopravvivenza”.

Al centro di tutta la sua ricerca vi è il corpo, chiave di volta e pomo della discordia nelle religioni.

 La ricerca di Monika Bulaj, inizia nel 1985. Dal 2001 ha trovato espressione in numerose esposizioni.

I suoi scatti e reportage in costante cammino “con persone in fuga dalla follia dell’uomo” per citare l’autrice, sono stati pubblicati in  diversi quotidiani e magazine italiani e internazionali, tra i quali Courrier International, Gazeta Wyborcza, Geo, Corriere della Sera,  Internazionale, National Geographic, New York Times, Time, La Repubblica, RevueXXI, Al Jazeera, Granta Magazine, Virginia  Quarterly Review.

Il suo reportage Haiti degli spiriti inoltre, ha rappresentato la testata “La Repubblica” nella sezione Daily Press per il Visa d’Or a  Perpignan nel 2015 e le sue opere sono state acquistate da Leica Collections.

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