17/07/2024

Frontalieri al centro dell’incontro che si è tenuto presso la sede dell’Associazione Bellunesi nel Mondo, a Belluno. Il professor Paolo Barcella, docente di storia contemporanea e storia dell’America del Nord all’Università di Bergamo, ha presentato il nuovo libro da lui curato assieme a Michele Colucci “Frontalieri”.

Il tema delle frontiere ha conosciuto negli ultimi anni una rinnovata attenzione storiografica. La declinazione continentale delle frontiere italiane, la collocazione europea dei flussi e dei movimenti hanno, però, avuto meno fortuna rispetto allo studio delle frontiere marittime, agli scambi e ai flussi in ambito mediterraneo che, probabilmente anche a seguito dell’impatto sull’opinione pubblica delle migrazioni per mare, sono stati riscoperti soprattutto in chiave di storia politica e storia economica. La particolare posizione geografica dell’Italia ha determinato lo sviluppo di una pluralità di frontiere terrestri, coincidenti in larga misura con l’arco alpino.

L’attraversamento, il pendolarismo, la sorveglianza, gli statuti particolari, il reclutamento, le condizioni di vita e di lavoro nell’arco alpino sono stati oggetto da diversi decenni di studi e ricerche, che partendo dall’età moderna per arrivare all’età contemporanea hanno disegnato un fitto sistema di continuità, di rotture, di mutamenti nel corso del tempo.
Paolo Barcella (Bergamo, 1979) insegna storia contemporanea e storia dell’America del Nord all’Università di Bergamo, è collaboratore della Fondazione Pellegrini-Canevascini di Bellinzona e membro della segreteria di redazione di “Ácoma. Rivista internazionale di studi nordamericani”. Si è dottorato con un progetto di ricerca in cotutela tra l’Università di Genova e l’Università di Losanna, studiando i percorsi degli emigrati italiani in Svizzera, attraverso le fonti orali e le scritture di gente comune. Si occupa di storia delle migrazioni italiane (con particolare riferimento agli ambienti svizzeri e nordamericani), di storia sociale dell’Alta Lombardia, di movimenti e culture xenofobe in Europa, di lavoro in ambienti alpini e di storia locale bergamasca.

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