Presentata l’edizione 2024 che mette a disposizione 500mila euro. Raggiunti i 1.000 interventi Morandini: “Sguardo attendo alla memoria collettiva delle piccole comunità”
Il nuovo Bando Restauro della Fondazione Friuli intende sostenere il recupero e la valorizzazione di un patrimonio culturale locale che rappresenta l’identità delle piccole comunità. Le novità sono state illustrate oggi dal presidente Giuseppe Morandini, intervenuto all’incontro in palazzo Antonini-Stringher a Udine, assieme al Soprintendente del Friuli Venezia Giulia Andrea Pessina, al vicedirettore centrale alla Cultura della Regione Paola Pavesi e a Francesca Nieddu, direttore regionale Veneto Est e Friuli Venezia Giulia di Intesa Sanpaolo, che sostiene anche questo bando della Fondazione.
“La Fondazione conferma il proprio impegno nel sostenere tutti quegli interventi che intendono salvare il passato per costruire il futuro delle nostre comunità, soprattutto quelle più piccole – ha detto il presidente Morandini -. Molto spesso, una pala d’altare, un’acquasantiera o un’ancona votiva non rappresentano solo esempi di arte a torto denominata ‘minore’, ma costituiscono anche un punto di riferimento della comunità, un simbolo che appartiene alla memoria collettiva di un luogo e il cui legame è stato tramandato di generazione in generazione. Dalla sua istituzione a oggi la Fondazione ha raggiunto il prestigioso traguardo dei 1.000 interventi di restauro finanziati”.

“Ringraziamo la Fondazione Friuli per la generosità con la quale sostiene le attività di restauro dei beni culturali del territorio – è intervenuto il Soprintendente ad interim Pessina -. Si tratta di un contributo che spesso consente di evitare la perdita irrimediabile di un patrimonio con forti valenze identitarie per le comunità locali, contributo utile a sua volta a stimolare ulteriori finanziamenti in questo settore. Siamo lieti di poter avere la Fondazione Friuli al nostro fianco nello svolgimento dell’attività istituzionale di tutela e valorizzazione”.
Anche in questa edizione il Bando, sostenuto in collaborazione con Intesa Sanpaolo, ha una dotazione di 500mila euro a favore di progetti di restauro e valorizzazione di beni mobili e immobili di particolare rilevanza storico-artistica e di interventi edilizi di recupero su strutture destinate a centri di aggregazione. Gli interventi dovranno essere fatti nelle province di Pordenone e Udine. Il bando è rivolto a istituzioni ed enti pubblici, enti religiosi comprese le singole parrocchie, fondazioni e associazioni senza fini di lucro e, per quanto riguarda il recupero di centri di aggregazione, anche associazioni iscritte nel Registro regionale del volontariato, Aps e Onlus. Le domande, corredate dal nulla osta della Soprintendenza in caso di restauro di beni artistici, devono essere inviate entro il prossimo 6 maggio. I beneficiari, poi, dovranno avviare i lavori di restauro entro un anno dalla notifica dell’assegnazione del contributo e concluderli entro 18 mesi dal loro inizio. In caso di beni soggetti a tutela, i restauratori incaricati dovranno essere iscritti nell’apposito elenco degli abilitati all’esercizio della professione.
“Siamo lieti di confermare il nostro sostegno alla Fondazione Friuli per il nuovo Bando Restauro – ha commentato la direttrice regionale di Intesa Sanpaolo Francesca Nieddu -. Siamo una banca che, sempre di più, assume il ruolo di un’istituzione e promuove il benessere dei territori sotto l’aspetto economico, ma anche sociale e culturale. Continuiamo ad appoggiare la Fondazione nei progetti volti a valorizzare il patrimonio e le tradizioni delle comunità per salvaguardare molti manufatti dalla dispersione e contribuire alla crescita della memoria collettiva”.
SERVIZIO VIDEO
di Gianfranco Biondi
FONDAZIONE FRIULI: 500 MILA EURO PER IL BANDO RESTAURO
Con una dotazione di 500 mila euro si rinnova il bando della Fondazione Friuli dedicato al restauro e recupero di beni artistici e architettonici nei territori delle ex province di Udine e Pordenone. Con particolare riferimento a quei beni, a torto considerati di arte minore, che provenendo dal passato sono punto di riferimento identitario per le piccole comunità, simboli di memoria collettiva. Questo concetto è intrinseco alla filosofia del bando restauro della Fondazione Friuli, come ha precisato il suo presidente, Giuseppe Morandini.
IL bando restauro è stato presentato a Udine, nella nuova sede della fondazione, Palazzo Antonini-Stringher, essa stessa esempio di importante restauro di bene architettonico restituito alla città. Sul bando restauro la Fondazione non ha mai mollato, essendo stato riproposto sempre nel segno della contnuità e della programmazione degli interventi. Con quelli del 2023, son stati mille complessivamente gli interventi di restauro realizzati grazie ai contributi del bando.
Ad usufruire dei contributi del bando restauro potranno essere istituzioni ed enti pubblici, enti religiosi comprese singole parrocchie, fondazioni e associazioni senza fini di lucro. Le domande , corredate dal nulla osta della soprintendenza, in caso di restauro di beni artistici, devono essere inviate entro il prossimo 6 maggio. I lavori dovranno esser effettuati entro 18 mesi, con l’intervento, nei casi che lo richiedano, di reastauratori abilitati. Una categoria di esperti rafforzatasi dopo il terremoto del 1976 in Friuli che , anche grazie a questo bando ben fatto- ha la possibilità di lavorare – ha commentato il Soprintendente Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia, Andrea Pessina nel suo intervento, aggiungendo che questa forma di mecenatismo si affianca al più vasto movimento in Italia iniziato una decina di anni fa con l’Art bonus, che ha raccolto fino ad oggi 800 milioni di euro per la tutela del patrimonio, ai quali si aggiungono i contributi statali, 37 milioni di euro nel 2023 e gli sgravi fiscali per coloro che intervengono a tutela del patrimonio.
Sul versante del patrimonio ecclesiastico soggetto a degrado, anche per la ricorrente difficoltà di integrare i contributi da parte delle parrocchie, come sottolienato da un rappresentante diocesano, il Soprintendente Pessina ha ipotizzato, come parziale soluzione, un allargamento dell’Art bonus al patrimonio ecclesiastico, una proposta da fare al governo, magari su stimolo delle fondazioni. Perchè il patrimonio ecclesiastico è per sua natura pubblico e in più portatore – ha chiosato Pessina – di valori dentitari legati alla devozione, culto e fede di una comunità.
IL bando della Fondazione friuli interviene su progetti di restauro di beni mobili e immobili ma anche sul recupero di strutture destinate a centri di aggregazione con una novità , quella dei giardini e parchi storici e, secondo elemento innovativo, però svolto in continuità con le edizioni precedenti, è quello della digitalizzazione del patrimonio, ha precisato Morandini.
Paola Pavesi, vicedirettore della Direzione cultura e Sport della Regione Friuli Venezia Giulia, si è soffermata sul successo ottenuto da un bando regionale del 2022 rivolto ai musei pubblici, che per questo verrà rifinanziato. Altra iniziativa regionale, trasferita sui 23 comni che fino ad oggi hanno aderito per fare da filtro, è la concessione di contributi a privati per il recupero di affreschi visibili sulla pubblica via e per il restauro di edifici di valore storico che li comprendano. Sono , invece, 54 i progetti che dipendono da contribuzioni PNRR. Un bando FESR pubblicato riguarda la digitalizzazione dei luoghi della cultura e di prossima pubblicazione è un bando regionale su restauri e cambi di allestimento rivolto a musei pubblici e privati diversi da quelli che sono già in graduatoria regionale.
Di banca dell’economia reale, in quanto comprensiva anche dell’identità e della memoria delle comunità, ha parlato la direttrice regionale Veneto est e Friuli Venezia Giulia di Intesa SanPaolo Francesca Nieddu, istituto che sempre si è schierato accanto al bando restauro di Fondazione Friuli.
Una disponibilità che ha motivazione nell’impegno di Intesa San paolo nella salvaguardia e valorizzazione della cultura artistica italiana e che trova i suoi pilastri nel grande progetto Restituzioni, partito nel 1989, che ha consentito il recupero di 1300 grandi opere e nella creazione delle 4 Gallerie d’Italia, la prima nel 1999, veri e propri musei per la fruizione al pubblico del patrimonio artistico dell’istituto.
Durante la presentazione del bando, il presidente della Fondazione non ha mancato di ricordare l’aspetto non secondario del fattore moltiplicatore che, nel caso proprio del bando restauro, è di particolare rilevanza, avendo mediamente la proporzione di uno a cinque, ma con punte di uno a sette, tra il contributo erogato e le risorse aggiuntive che associazioni e privati intercettano per portare a termine i restauri.















