28/03/2026

di GFB

Rilanciamo le note di FNSI e Articolo 21 sulle continue violenze dei No vax e No pass nei confronti dei giornalisti, che sono la conseguenza di certuni filosofi ideologizzati, di politi”canti” e di raccontapalle social mediatici che hanno scoperchiato improvvisati arruffapopolo, scesi in piazza per aizzare il dissenso degli ignoranti, gettando così le basi per lo scontro sociale e la guerra civile. Difendono i principi della democrazia ma sono artefici del suo tramonto.

E’ necessario fermare questa ondata che, proprio come un virus, potrebbe mutare rispetto alle contestazioni su vaccini e certificati verdi, nel tentativo di imporsi con la “pacifica” violenza sulle libertà democratiche e costituzionali. Lo vediamo già da tempo non solamente nelle aggressioni ai colleghi giornalisti ma anche nel caos che stanno provocando nella quotidianità dei cittadini, con cortei che bloccano le città, con danni economici e costi per la collettività.

FNSI Selvaggia Lucarelli aggredita alla manifestazione “no pass” e “no vax” a Roma, al Circo Massimo. Per il solo fatto di chiedere “perché è qui oggi?” sono stata aggredita in ogni modo possibile (denuncerò)», scrive la giornalista. «Ah, e forse non è chiaro. La testata era a me. Aggiungo che tutto questo è stato possibile grazie alla totale assenza delle forze dell’ordine nell’area del Circo Massimo (erano solo fuori, ben distanti dai manifestanti)», aggiunge Lucarelli, che ha poi pubblicato sul sito web del quotidiano Domani il video realizzato durante la manifestazione.

«È necessario individuare e punire chi aggredisce un cronista mentre è al lavoro per garantire ai cittadini il diritto costituzionale a essere informati. E invece sembra che questo non avvenga», è il commento della Fnsi dopo l’ultimo episodio di violenze ai danni di giornalisti e operatori dei media durante le manifestazioni contro vaccini e green pass. «Perché, nonostante le denunce, nulla accade a chi prende a testate un cronista, a chi colpisce un operatore o minaccia una troupe?», chiede il sindacato, che ribadisce l’impegno a essere al fianco, «in ogni sede, anche in tribunale, di tutte le giornaliste e i giornalisti presi di mira per via del loro lavoro».

La Fnsi esprime «solidarietà a Selvaggia Lucarelli e a tutti i colleghi e le colleghe aggrediti in questi mesi» e torna a chiedere a governo e parlamento «interventi concreti a tutela del diritto di cronaca e per inasprire le sanzioni contro chi ostacola il lavoro dei cronisti».

ARTICOLO 21 Selvaggia Lucarelli aggredita da un maestro di boxe mentre seguiva per lavoro l’ennesimo sit in di protesta contro il green pass a Roma. E’ solo l’ultima dei cronisti trattati in questo modo, la più famosa. Non passa giorno che almeno un giornalista o un videomaker, un fotografo, un operatore non venga preso a calci, insieme alle attrezzature, spintonato, insultato (quando va bene), inseguito. E sta diventando normale. Picchiare un giornalista (forse) non è più reato. Non ci sono tracce finora di informative di polizia sulle aggressioni ai giornalisti, nonostante se ne contino ormai decine. E non c’è ombra di una svolta, di un qualche provvedimento che limiti la violenza impunita contro gli operatori dell’informazione. Le regole introdotte di recente a tutela dei centri storici e delle sedi istituzionali sono state decise proprio in considerazione del potenziale di violenza dei cortei no vax e no green pass. Ma nulla finora è stato fatto per garantire l’agibilità della professione giornalistica. Gli operatori e i cronisti che si trovano sul luogo dei cortei sono dei lavoratori, oltre che un tassello della dell’informazione, dunque della nostra democrazia. Cosa succederebbe se gruppi di automobilisti accelerassero nei cantieri stradali investendo, di proposito, gli operai che effettuano le manutenzioni su strade e autostrade? Stanno lì a lavorare per migliorare la nostra sicurezza e il nostro Paese e qualcuno, per scelta, li ferisce? Gli autori di una simile aberrazione resterebbero impuniti, come accade ai manifestanti che picchiano i giornalisti? Difficile. E’ dunque possibile che, ancora oggi, i giornalisti non siano considerati lavoratori, cittadini come gli altri. Tanto che il Ministero dell’Interno non ha spiegato nemmeno quali siano le cosiddette “regole di ingaggio” nel cordone di sicurezza che si muove attorno ai cortei. I giornalisti una volta pestati di botte vengono lasciati soli a presentare la denuncia per lesioni e danneggiamento delle attrezzature sperando che li aiutino le immagini raccolte da colleghi, che fungeranno da prova nell’eventuale processo che partirà a carico dei responsabili. Ma dopo queste denunce vengono aperti fascicoli d’inchiesta nelle Procure? Le vittime delle aggressioni, e chiunque presenta denuncia, vengono ascoltati dai magistrati? Quante di queste denunce arriveranno almeno all’udienza preliminare? In aula giornalisti e videomaker avranno accanto la Fnsi e le associazioni di stampa regionali, come hanno più volte annunciato sia il Presidente della Fnsi, Giuseppe Giulietti che il segretario nazionale Raffaele Lorusso. Ma può bastare? Chi, e soprattutto come, potrà continuare a documentare la sfida di poche centinaia di irriducibili allo Stato, alla salute collettiva e alla Scienza, in queste condizioni? E se questo pezzo di cronaca non sarà più raccontato cosa sarà della nostra democrazia? Articolo 21 chiede alle autorità competenti subito risposte a queste domande e, a seguire, un intervento urgente e trasparente che garantisca ai giornalisti di seguire in sicurezza i cortei e che le violenze siano oggetto di autonoma informativa delle forze di polizia presenti a tutela dei luoghi, dei cittadini e dell’informazione.

Assostampa Fvg e Ordine regionale dei giornalisti sottoscrivono e rilanciano gli appelli di Fnsi e Articolo 21. Da settimane ripetiamo anche noi che cortei, sit in, manifestazioni di no vax e no green pass non possono diventare altrettante zone franche nelle quali è possibile aggredire, minacciare, insultare giornalisti e operatori dell’informazione. Proprio come sul web, nei social, dove tanti leoni da tastiera si scagliano contro chi fa semplicemente il suo lavoro. Abbiamo scritto a Facebook, i cui algoritmi bloccano in automatico immagini o parole senza valutarne il contesto, ma continuano a ospitare senza batter ciglio minacce e insulti. La polizia postale è stata informata. E chiederemo, come già annunciato, di essere ammessi come parte civile nelle azioni legali avviate dai colleghi aggrediti. Ma a questo punto crediamo anche noi, come Fnsi e Articolo 21, che le istituzioni debbano uscire dall’immobilismo e dare un segnale chiaro e forte. Non è più accettabile vedere le forze dell’ordine ai margini dei cortei e delle manifestazioni, che non intervengono mentre giornalisti e operatori dell’informazione vengono aggrediti e minacciati.

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