20/09/2021

Mentre alcuni parlano di Fibra 1000, Fibra 300, 5G e Free Wifi, adducendoli come argomenti risolutivi per la soluzione del digital divide, per portare tutta la nazione a livelli superiori di connessione a internet. Consentiranno a professionisti e famiglie di collegarsi al web velocità incredibili sino a poco tempo fa.

Peccato siano tutti talmente presi nel loro intento di fare del bene al Paese, dal dimenticare di precisare che l’installazione delle nuove infrastrutture interesserà sempre le stesse località che già hanno copertura di buon livello e continuano a migliorare. Grazie alle eccelse menti che governano questo Paese, gli investimenti consentono di procedere nel loro intento di diminuire le differenze tra le diverse zone del Paese, bandendo nuove gare con l’unico esito possibile di peggiorare la situazione, incassando però cifre astronomiche dalle concessioni.

Basti pensare alla più recente Fibra 1000 che nella nostra regione sarà appannaggio di addirittura lo 0,34 per cento della popolazione, utenti che possiamo supporre saranno quasi tutti affacciati sul golfo di Trieste. Intanto le località che tramite ADSL non arrivano nemmeno a 10 Mbit/s, quindi un centesimo di 1000, non hanno sufficiente copertura 4G LTE per connettersi con lo smartphone e neppure WiFi, sono ben oltre il 50% del territorio del Friuli Venezia Giulia. Forse se obbligassero le compagnie telefoniche a completare realmente la copertura del territorio prima di rilasciare concessioni per nuove tecnologie, allora potremmo accontentarci del 4G e della Fibra a 20 Mbit/s, prima che nelle principali città possano “navigare come barche da offshore”.

Nel Marzo 2015 il Governo italiano, con l’obiettivo di contribuire a ridurre il gap infrastrutturale esistente, approvò la Strategia Italiana per la Banda Ultralarga, a sostegno dello sviluppo delle reti a banda ultra larga in Italia. Al fine di soddisfare gli obiettivi fissati dall’Agenda Digitale Europea per il 2020, prevedeva la copertura dell’85% della popolazione con infrastrutture a velocità pari o superiori a 100 Mbps, garantendo al contempo alla restante quota di popolazione l’accesso ad Internet ad almeno 30 Mbps. Tutto disatteso come sempre e sostituito con nuove promesse, inaffidabili. Ora il prossimo obiettivo sarà, entro il 2025, la copertura di tutta la penisola con prestazioni incredibili.

L’importante è credergli. Sembra appena opportuno ricordare che, mentre le compagnie telefoniche si arricchiscono con noi utenti che paghiamo le medesime tariffe che ci sia la connessione veloce o indecente, lo Stato italiano, con i soldi di tutti i contribuenti elargisce contributi per l’ampliamento  della rete. Ma sono italiani anche coloro che abitano dove non c’è connessione di nessun genere. 

Che la situazione in buona parte del Friuli Venezia Giulia sia indecente dal punto di vista della connettività era già noto a quasi tutti da sempre. Nel 2020, con l’esigenza di fare D.A.D., F.A.D., F.O.L. o qualche altro inutile acronimo per indicare che le lezioni si svolgono da casa, con gli studenti e gli insegnanti connessi a distanza tramite internet, la criticità ci è esplosa in mano. Soprassedendo sul fatto che nel terzo mondo si fanno ancora spendere tanti soldi alle famiglie per acquistare ogni anno libri di testo cartacei, anziché imporre l’utilizzo di PC e Tablet per gli scolari, tanti si sono trovati in difficoltà proprio per l’indisponibilità di connettività sufficiente per le videoconferenze.  

Affrontare ore di lezioni a distanza è difficile per tutti, se poi ci si deve recare in municipio, da parenti e amici in città per potersi connettere, sicuramente non agevola l’apprendimento. Aldilà delle difficoltà tecniche e quelle logistiche, chi deve fare formazione, tanto quanto i discenti, si trova assolutamente a disagio nello svolgere gli studi via web, rispetto alle classiche aule in presenza, soprattutto nel caso di gruppi numerosi. Abbiamo chiesto al docente Loris Comisso qual è la situazione attuale.

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