17/05/2024

Anche in Friuli Venezia Giulia commercio e turismo continuano a pagare pesantemente la pandemia, ma anche l’evoluzione tecnologica dei consumi. Il settore del commercio alle prese con una svolta ormai irreversibile, amplificata dalle restrizioni imposte dal Covid, verso l’e-commerce.

“Siamo di fronte ad uno scenario di grande difficoltà, non solo per le tante attività che stanno chiudendo, ma anche per i lavoratori sottoposti ad un altissimo grado di incertezza e precarietà, tanto che nei nostri territorio ormai assistiamo ad una fuga di professionalità normalmente impiegate con contratti stagionali””, commenta a caldo Adriano Giacomazzi nel corso dei lavori del congresso Fisascat Cisl a Tricesimo e che lo ha visto rieletto a segretario regionale.

Fisascat Cisl Fvg, indica la necessità di normare, a tutela dei lavoratori, le nuove attività nate con il commercio on line e di introdurre strumenti di sostegno al reddito universali. “Basti pensare al turismo, settore che si è trovato fuori da un sistema di sostegno al reddito e molti lavoratori sono stati costretti a cercare occupazione in quei settori dove la protezione del reddito è comunque garantita dagli ammortizzatori sociali”.

Adriano Giacomazzi

Il sindacato è chiamato a nuove sfide perchè i fronti aperti sono diversi Si parte dalla crisi del commercio dovuta al Covid e che in Friuli Venezia Giulia sconta un calo di posti di lavoro del 15% su un bacino di circa 10mila addetti, per arrivare ai contratti non rinnovati, come, ad esempio, quello della vigilanza, atteso da tempo anche da 700 operatori della regione, o, peggio ancora, ai contratti che di fatto portano ad un fortissimo ed inaccettabile dumping sociale, soprattutto negli appalti di servizi. “Ben venga la disponibilità dell’attuale dirigenza di ARCS, società che per la nostra Regione elabora i bandi di gara per i servizi nella sanità, a consentire l’attività di contrattazione in anticipo, con accordi che impegnano il committente a vigilare sulla corretta applicazione dei contratti nazionali. Tuttavia siamo dinnanzi a scenari assolutamente inediti e pericolosi” – afferma Giacomazzi, riferendosi ad esempio ai contratti che prevedono una paga oraria di 3 o 4 euro proposti da molte aziende del comparto turistico e del commercio anche da noi”. Le dinamiche contrattuali attuate sono fonte di preoccupazione, a causa del sostanziale passaggio dalle assunzioni dirette con contratti a termine ai contratti atipici, soprattutto in somministrazione, con la conseguenza di paghe più basse, aumento dei part time e della frantumazione degli orari e la creazione di una forza lavoro impoverita formata da “manovalanza usa e getta”. Così come è paradossale che ai lavoratori del turismo venga proposto un contratto di lavoro part time a 20 ore quando gli orari di lavoro di fatto superano addirittura le 60 ore settimanali. E’ presumibile che questi contratti celino in realtà rapporti di lavoro grigi e addirittura in nero. “E’ chiaro – commenta “questa situazione, – afferma Giacomazzi – grava soprattutto sui giovani e va riportata ad equilibrio, così come resta urgente arrivare alla definizione di un ammortizzatore sociale universale che tuteli tutti i lavoratori, indipendentemente dalla tipologia di lavoro ed azienda” Accanto alle politiche passive, si avverte il bisogno di forti politiche attive, in particolare di formazione intesa come accompagnamento del lavoratore durante tutta la sua vita professionale e non solo nel momento della ricollocazione. “La tenuta dell’occupazione passa anche da qui, così come la tenuta dell’economia del nostro Paese sarà necessariamente consegnata al buon esito della campagna di vaccinazione”.

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